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Riassunto del canto 8 dell'Inferno

Dante e Virgilio, avanzando lungo la riva dello Stige vedono sulla cima si un’alta torre due fiamme alle quali un’altra risponde lontano. Tre domande di Dante per sapere di che cosa si tratta e già si avvicina veloce come una freccia la barca guidata da Flegiàs. Il nocchiero è convinto di avere a che fare con un’anima dannata, ma Virgilio lo rimprovera costringendolo a reprimere la sua ira e ad accogliere lui e Dante nella barca. Mentre la barca attraversa la palude, si fa avanti un dannato pieno di fango e interpella Dante. La domanda risulta provocatoria e ne nasce una schermaglia aspra e incalzante. Il dannato cerca di rovesciare la barca, ma è tempestivamente ricacciato nella palude da Virgilio, il quale loda e benedice lo sdegno di Dante e gli assicura che il suo desiderio di vedere il dannato affondare nel fango sarà esaudito perché è secondo giustizia che avvenga, e infatti gli altri peccatori dello Stige danno subito addosso a Filippo Argenti, gridandone il nome e facendone strazio. Un suono confuso di lamenti annuncia l’avvicinarsi della città di Dite, circondata da profondi fossati e distinta nel buoi con le sue torri rosseggianti di fuoco. Giunti all’ingresso della città, uno stuolo di diavoli si accosta alle porta e si domanda chi sia colui che giunge vivo al regno dei dannati. Virgilio accenna ai diavoli di voler parlare con loro in disparte ed essi lo invitano ad avvicinarsi ma allo stesso tempo di allontanare Dante perché ritorni senza da dove è venuto. Dante è spaventato, ma il maestro lo rassicura. Virgilio si allontana per andare incontro ai diavoli e Dante, non potendo udire le parole che si scambiano, è dubbioso. Ma il dialogo non è lungo perché i diavoli chiudono le porte in faccia a Virgilio, che è costretto a tornare sui suoi passi addolorato e sospiroso. Nonostante ciò conforta Dante e gli assicura che la lotta sarà vinta e che sta già arrivando chi aprirà la strada.

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