Inferno canto XI - Divina Commedia


Dante è scoraggiato e teme che Virgilio non sia in grado di accompagnarlo nel basso inferno. Virgilio lo rassicura: egli lo saprà guidare fino al fondo dell'inferno, poiché già vi è sceso in un'altra occasione, costretto dalle arti magiche di Eritone.
L'attenzione del poeta improvvisamente si fissa sulla torre più alta della città, dove si presenta uno spettacolo terrificante: le tre Furie Megera, Aletto e Tesifone si graffiano furiosamente il pento invocando l'arrivo di Medusa perché impietrisca i visitatori inopportuni. Di fronte a lei Virgilio fa voltare Dante e gli chiude gli occhi.
Proprio nel momento di maggior timore, con il fragore di un vento impetuoso sopraggiunge sulle acque della palude Stigia un angelo dall'aspetto imperioso e sdegnato, che con una piccola verga apre la porta di Dite e rimprovera aspramente i diavoli per la loro vana opposizione alla volontà divina. Poi si allontana senza degnare di uno sguardo i due poeti. Dante e Virgilio entrano nella città infernale.
Appena dentro le mura, Dante si trova in una vasta campagna costellata di sepolcri circondati da fiamme e con i coperchi sollevati e puntellati: dal loro interno si alzano i lamenti delle anime dannate. Virgilio spiega che si tratta degli eretici, raggruppati per setta e gravità della colpa. Girando a destra, i due prendono a camminare tra le tombe infuocate.

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