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Nel canto precedente Dante e Virgilio giungono nel Cocito, lago ghiacciato posto sul fondo dell’Inferno; questo si divide in Caina , nella quale vengono puniti i traditori dei parenti, come Caino fece con il fratello; Antenora, dal personaggio mitologico che aveva aperto il Cavallo all’interno di Troia, dove risiedono i traditori della patria o del partito; Tolomea, dedicata a coloro che, come Tolomeo, uccisero i propri ospiti, e Giudecca, per chi come Giuda ha causato la morte di benefattori.
Qui i poeti attraversano la prima e la seconda zona, dove il fiorentino colloca molti suoi concittadini, che si trovano confitti nella gelida distesa. Il contrappasso, per analogia, consiste nell’affinità tra l’anima dei traditori, che per compiere il peccato deve essere gelida, e l’ambiente glaciale a loro circostante; inoltre, in quanto sono la più bassa forma di uomini, vengono retrocessi metaforicamente allo stato inanimato, come pietra, attraverso l’immobilizzazione.

Dopo aver lasciato Bocca degli Abati, che nella battaglia di Montaperti tagliò la mano del portinsegna fiorentino, Dante si avvicina ad altri due traditori.
Il dannato si rivela essere il conte Ugolino della Gherardesca, accompagnato dall’Arcivescovo Ruggieri; il personaggio era una figura di rilievo contemporanea alla gioventù del poeta, animato da una politica non lineare di dubbia chiarezza: egli era ghibellino, eppure anche al suo partito non mostrò fede (e anche per questo viene posto nell’Antenora).

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