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Ulisse e l'ultimo viaggio
Il Canto 26 narra dell' ottava bolgia dell' ottavo cerchio, in cui si trovano condottieri e politici che non agirono con armi e coraggio ma con acutezza e ingegno.
Dopo l'invettiva contro Firenze e la visione delle fiamme che avvologono ogni peccatore, Dante nota una fiamma doppia in cui sono avvolti Ulisse e Diomede ai quali Virgilio rivolge parola, facendosi promettere da Dante di tacere.
La curiosita' di Dante sta nel voler sapere quale sia stata la fine di Ulisse.
Ulisse, senza presentarsi, inizia il racconto del suo ultimo viaggio al di la' delle colonne d'Ercole, viaggio che ne provocò la morte.
Dopo aver abbandonato la famiglia e la patria, Ulisse parte verso l'occidente, accompagnato da un ristretto gruppo di compagni, con l'intento di superare le colonne d'Ercole ed accontentare la sua voglia di conoscenza. Giunto al limite dello stretto, celebra un'orazione sull'intelletto umano, nato per seguire virtu' e conoscenze, per convincere i compagni a proseguire nell'impresa.
Comincia cosi' quello che viene definito da Dante, il "folle" viaggio. Folle perche' eccessivo, folle perche' contro la volonta' divina, folle perche' portera' Ulisse alla dannazione eterna.
Dopo cinque mesi di navigazione la compagnia arriva ad una montagna scura e altissima, la cui vista suscita una felicita' che presto si trasforma in pianto, quando un turbine percuote la barca e la affonda, per volonta' di Dio. Ulisse aveva raggiunto la montagna del Purgatorio, ma senza il benestare divino, e pertanto era stato punito.
Nel racconto Dante accusa abbondantemente i peccatori, soprattutto quelli che hanno in qualche modo contribuito a "rovinare" Firenze; mentre, nonostante Ulisse sia un dannato, tende spesso ad usare comunque un tono che piu' che condannare l'eroe, lo esalta.
Questo e' motivato dal fatto che il peccato di Ulisse, era stato comunque commesso dalla voglia di sapere e di conoscenza, un amore che Dante indubbiamente approva e condivide.
Ed e' proprio questo il punto principale che accomuna il poeta e l'eroe: l'amore per la conoscenza, che porta entrambi a partire per un viaggio per soddisfare la propria voglia di sapere, abbandonando patria e affetti.
Ma esiste anche una grossa differenza tra i due: Ulisse aveva affrontato il viaggio solo affidandosi al proprio ingegno ed alla sua mente, senza aiuto di ragione e soprattutto senza rispettare la volonta' di Dio. E proprio questa era stata la ragione della sua fine.
Dante, al contrario, nella Divina Commedia, affronta un viaggio con l'aiuto della ragione, fisicamente rappresentata da Virgilio, e con l'approvazione divina, che fara' si' che il poeta possa concludere il viaggio accompagnato da Beatrice e di potere, alla fine, vedere Dio.
Nonostante la scarsa conoscenza del mito di Ulisse, Dante riesce comunque a darne una collocazione particolare, inserendone il personaggio in un contesto interessante e giustificandone la presenza nell'inferno, attraverso un episodio che, se da una parte ne accusa le scelte, dall'altro ne esalta la sete di conoscenza, attraverso un continuo mescolarsi di un'interpretazione di una caratteristica che rappresenta contemporaneamente un difetto e una virtù.

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