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Canto XII – Inferno

Dante e Virgilio si trovano nel Settimo Girone dell’Inferno, dove, dopo aver superato una frana infernale, si trovano davanti ad un Minotauro, che ha canoni sempre più bestiali rispetto alle creature dei precedenti gironi.
La volontà di Dio permette ai due di poter avanzare, visto che placa il Minotauro.

Arrivano presso il Flegetonte, un fiume di sangue, in cui sono presenti i Violenti contro il Prossimo.
Secondo la tradizione Biblica Ebraica fu il Moloch, una divinità, che piangendo a causa dei mali dell’uomo, creò i vari corsi d’acqua.

I Violenti contro il Prossimo, ossia gli Omicidi, sono divisi in tre categorie: i Tiranni (coloro che fecero grandi stragi, come Attila, definito il Flagello di Dio nella tradizione Alto-Medioevale, che distrusse tutto ciò che incontrava, tipico atteggiamento della cultura barbarica), i Cavalieri di Ventura e l’Omicida Singolo.

Essi sono condannati a stare nel sangue del Flegetonte, così come nella vita hanno vissuto tra il sangue (uccidendo).
I Centauri li controllavano e gli lanciavano delle frecce quando tentavano di uscire dal fiume.

Chi uccide compie un duplice peccato: di violenza (toglie la vita a qualcun altro) e si appropria di un diritto solo divino (solo Dio può decidere di smettere di far vivere qualcuno).

Dante ha un atteggiamento di indifferenza verso gli Omicidi, difatti non si ferma a dialogare con loro; invece con i Centauri, specialmente con Chirone e Nesso: con il primo si ferma a dialogare, mentre usufruisce del secondo per attraversare il fiume.

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