Canto 1

Nelle prime terzine Dante ci presenta la materia, poi vi è un ampliamento.
Dante coinvolge nel suo viaggio tutta l’umanità. Ha tre destinatari: se stesso, i fiorentini e il mondo intero.
Dante come protagonista e Dante come narratore non sono uguali: il primo ha una visione parziale della realtà, è immediata e coincide con l’esperienza, il secondo ha una visione globale della realtà.

Prima terzina : A metà del percorso della sua vita, Dante si ritrovò in una selva oscura, poiché aveva perso la via giusta del bene (aveva sonno nella ragione, selva oscura come metafora di peccato).
“Nostra” e “mi” -> polittoto: uso di uno stesso elemento grammaticale che assume funzione sintattica diversa (differisce per singolare-plurale, declinazione..)
“Mi ritrovai” -> passato remoto, azione conclusa di tutto il viaggio, indica certezza. Dante vuole che noi lettori crediamo che il viaggio è stato realmente compiuto.

“Era smarrita” -> imperfetto, azione svolta nel passato, sospesa. Sta ad indicare che tutta l’umanità avrà un’esperienza del genere finché è nella storia.

Seconda e terza terzina: C’è un concetto di pericolo annesso alla selva; Dante dice che è molto difficile descrivere questa selva oscura e paurosa, la quale è poco meno angosciosa della morte di corpo e anima. Per parlare del bene che vi trovò, racconterà poi altre cose viste.
“Era” -> imperfetto, passato continuo; la capacità di cadere nel peccato è ancora sospesa, un rischio possibile.
“Selva selvaggia” -> Paronomasia (= bisticcio di parole, due suoni simili con significati diversi); selva come metafora di perdizione.

Quarta e quinta terzina: Dante non sa ben spiegare come è entrato nella selva per quanto aveva sonno nella ragione nel momento in cui abbandonò la via del bene.
Non appena giunse ai piedi di un colle, dove terminava quella valle che gli aveva riempito il cuore di paura, Dante guardò in alto e vide i suoi pendii già illuminati dai raggi del Sole, pianeta che conduce ciascuno sulla giusta via.
Dominano i passati remoti
“Dove terminava quella valle”: indica che l’esperienza di Dante si è conclusa, ma la selva oscura del peccato non è una azione superata ( imperfetto “terminava” indica continuazione del peccato che rimane ancora presente nella storia)
“Pianeta che conduce ciascuno sulla via del bene”: metafora, perifrasi (= insieme di parole per indicare un solo elemento).

Sole come simbolo di Dio che conduce sempre sulla via del bene.

Sesta e settima terzina: La paura che aveva tormentato Dante nel profondo del cuore la notte che aveva trascorso con tanto affanno, si attenua.
Pieta : non c’è l’accento sull’ultima sillaba (caratteristica dell’endecasillabo).
Lago del cuore: metafora di cuore, riguarda soprattutto l’anima sensitiva.
Dante paragona il suo stato d’animo a quello di un naufrago che, giunto sulla riva, si volge indietro, guarda l’acqua piena di pericoli e sente il desiderio di continuare a fuggire. Questo orrore Dante lo prova volgendosi indietro a guardare la selva oscura, ripensando alla condizione di peccato in cui era finito.
Questa condizione di peccato Dante la pensa come gravissima; se si muore in quella condizione non si salva l’anima.

Queste due terzine costituiscono la prima similitudine della Divina Commedia.
Similitudine: confronto tra due elementi; il primo elemento è noto al lettore e getta luce sul secondo elemento che è ignoto al lettore. Perché si abbia una similitudine e non un complemento di paragone, almeno il primo elemento (quello noto) deve essere così ricco di elementi da poter suggerire un quadro vero e proprio.
Parte ignota al lettore: stato d’animo di Dante che comincia a uscire dalla condizione di peccatore.
La similitudine ha costituito una digressione nella sequenza narrativa (si è fermato il progredire della vicenda).
Foscolo “una vera similitudine offre a un pittore gli elementi per dipingere un quadro esauriente di un paesaggio”.
Pelago = doppio arcaismo (appartiene alla lingua latina ed è un arcaismo del latino)

Ottava e nona terzina: Dante riprese il cammino sul pendio deserto, saliva un passo per volta con fatica perché era ripido.

Quasi all’inizio della salita gli apparve una lonza snella e veloce ricoperta di pelo a macchie; questa gli impediva il cammino, tanto che fu tentato di tornare indietro.

“Ecco “( avverbio di tempo) messo accanto ad “era” -> contraddizione (“Ecco” esprime contemporaneità, “era” esprime continuità) -> riproduce l’effetto di sorpresa del viaggiatore che si trova di fronte alla belva.
Lonza: ghepardo italico, grande gatto italico con la pelliccia a macchia simile a quella del leopardo. Nei bestiari era considerato un animale afrodisiaco, capace di potenziare le capacità erotiche -> Valore simbolico della lonza che diventa simbolo della lussuria.
Simbolo = verità che rinvia ad un’altra verità.
Allegoria = verità nascosta sotto una bella menzogna ( es. Selva = nel medioevo fonte di vita, in Dante simbolo del peccato -> allegoria del peccato).

Decima terzina : la lonza lo attraeva con la sua bellezza e impediva la sua continuazione del viaggio verso l’alto tanto che egli fu sul punto di tornare indietro.
“ Più volte volto” : Paronomasia; cambiano vocale,accento e anche significato.

Undicesima e dodicesima terzina : Dante precisa l’ora in cui inizia il viaggio : non solo era l’alba, ma era anche l’inizio della primavera; ci dice questo con informazione di tipo astronomico e mitologico.
Astronomico = la primavera comincia quando il Sole è congiunto con la costellazione dell’Ariete.
Mitologico = era l’inizio della stagione in cui Dio creò il mondo; il mondo fu creato nell’equinozio di primavera come anche Roma.
Il fatto che fosse l’alba e l’inizio della primavera gli dava un senso di positività, lo induceva a sperare di farcela.

-> uomo del medioevo che tiene conto dell’influsso degli astri sulla vita dell’uomo
In questo contesto Dio creò le cose belle (atteggiamento positivo).

Tredicesima e quattordicesima terzina : Dante introduce la seconda fiera quasi come un colpo di scena.
Le rime della terzina che rappresenta il leone( quattordicesima strofa) sono onomatopeiche: doppie consonanti rotanti( con la r) e sibilanti ( con la s) -> atmosfera di stridore che esprime i brividi che prendono Dante davanti questo leone.
“venisse” e “tremesse”: rima siciliana, la penultima vocale è diversa, sono uguali consonanti e vocale finale.
Il leone va contro Dante con testa alta e manifestando una fame rabbiosa.

Quindicesima e sedicesima terzina : Dante introduce la terza fiera, una lupa magrissima che sembrava desiderosa di mangiare.
La lupa come simbolo della bramosia di beni perché con la sua fame costrinse molte genti a vivere povere,.
Questa gli creò tanto sconforto perché dal vederla derivava una paura che Dante perdeva sperando di raggiungere la cima del colle.

Diciassettesima e diciottesima terzina: Dante introduce una seconda similitudine-> paragona il suo stato d’animo a quello di un giocatore d’azzardo, che volentieri ha guadagnato tanti soldi, ma continuando a giocare perde tutto e quando perde tutto si rattrista; così si sente Dante che aveva cominciato a salire verso la salvezza e, a causa di queste tre belve, si vede perdere tutto. Causa del suo definitivo sconforto è la lupa, solo da lei Dante sa che non potrà liberarsi.
“La dove il sole tace”(selva oscura) -> perifrasi, metafora e sinestesia ( = legata alla percezione dei sensi, indica una sensazione percepita con un senso diverso da quello giusto; il Sole si vede, Dante lo sente con l’udito). Voleva dire che era buio, crea suspense.

Diciannovesima e ventesima terzina : Dante dice che,mentre “si rovinava” (= precipitarsi facendosi anche male), gli si mostrò davanti agli occhi “colui che per lungo silenzio parea fioco”(Virgilio); 2 interpretazioni:
- Dante dice che questo che gli appare di fronte, a causa del buio, si vede molto male, come un’ombra(sinestesia).
- Gli appare un’ombra che, siccome non parla, crea a Dante il dubbio se sia un fantasma o una persona viva.
Quando lo vede, Dante grida: “Miserere!” (abbi pietà) “ chiunque tu sia, un fantasma o un uomo vivo”,
“Miserere” : formula latina utilizzata per sollecitare la risposta di Virgilio ( che parla latino).

Ventunesima, ventiduesima, ventitreesima e ventiquattresima terzina: Virgilio risponde con uno stile nel linguaggio molto elaborato.
“ Non (sum) omo, omo già fui” -> latinismo,chiasmo e antitesi;
Latinismo : omo
Chiasmo: disposizione ad incastro dei concetti ( verbo-sostantivo, sostantivo-verbo)
Antitesi : non sono uomo oggi, uomo già fui ( non ora), opposizione tra presente(1300) e passato(vita di Virgilio) mette in evidenza che Virgilio dichiara di essere un anima.
Virgilio dice che i suo genitori furono entrambi mantovani per luogo di nascita.
Nacque al tempo di Giulio Cesare, anche se tardi perché questi potesse apprezzarlo, e visse a Roma al tempo del buon Augusto, all’epoca dei falsi e ingannevoli all’epoca degli dei falsi e ingannevoli prima della nascita di Cristo.
“Buono” perché fondatore dell’Impero
“All’epoca degli dei falsi e ingannevoli”: Verità contrastante con la vita di Virgilio, il quale nella sua vita credette agli dei, adesso nella sua condizione di anima sa che quegli dei non erano veri.
Secondo alcuni si tratta di Anacronismo( = Virgilio parla di Verità che non conosce), ma per altri no in quanto Virgilio appartiene all’eterno e sa la verità riguardo agli dei.
Virgilio fu poeta e parlò di Enea che venne da Troia in Italia dopo che la prima era stata bruciata.
Virgilio alla fine si rivolge a Dante chiedendo il motivo per cui egli ritorna verso la selva invece di salire il monte, fonte di felicità, che è principio e causa di perfetta beatitudine.

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