Nicoooo di Nicoooo
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Canto 1 - 5 dell' Inferno e introduzione generale all'opera

L'Inferno

Nell'opera prevale lo stile comico (dal linguaggio basso) e alcune parti sono scritte in latino per indicare l'importante rilevanza del passaggio narrativo. Il racconto è si autobiografico, ma è comunque un'opera universale e perciò destinata a tutta l'umanità.
Virgilio viene definito Dottore (da dotto, colui che conosce quando deve chiedere delle informazioni), Magister (da Maestro, poichè è colui che è superiore a lui) ed è Agens ovvero colui che accresce il contenuto. L'opera è suddivisa in 3 parti composte a loro volta da 33 canti a differenza del primo che è composto da 1 canto introduttivo + 33.
La divina commedia è l'immaginario poetico che era comune ai tempo: non inventa niente ma rappresenta l'ideale dell'oltretomba. Dante la chiama solo commedia, ma l'aggettivo divina le viene attribuito in seguito. Paradiso e Inferno sono Infiniti e dureranno per sempre mentre il purgatorio è finito perchè nel momento del giudizio universale scomparirà. Nel Concilio di Lione nel 1270 viene idealizzata l'esistenza di un luogo di espiazione dei peccati: il purgatorio. Il pentimento in fin di vita è accettato purchè poi si vada nel purgatorio. Chi finisce all'inferno non può cambiare, mentre chi va in purgatorio è destinato, a suo tempo, al paradiso. La colpa è cio che hai fatto, mentre la pena è il modo per espiare il peccato commesso. I peccati sono considerati come un eccesso di amore, per esempio il peccato capitale di Gola è l'eccessivo amore per il cibo.

L'inferno è un Baratro a cono rovesciato aperto su Gerusalemme alla caduta degli angeli ribelli dal cielo (Lucifero). Lucifero era il più splendente angelo del paradiso, ma non volendo sottomettersi a Dio, più splendente di lui, cadde dal cielo e divenne un demone. (Superbia); Gerusalemme si aprì in due e poi si richiuse per non essere contaminata dagli angeli ribelli. Le colonne d'ercole segnano il confine ad ovest, mentre il fiume gange quello ad est. Dalla parte opposta dell'inferno si formò la montagna del purgatorio dove all'ultimo "piano" ha sede il giardino dell'Eden.


Primo Canto

Luogo: Selva oscura
Figure allegoriche: Lonza, Leone e Lupa

Nella divina commedia dante si risveglia in una selva, simbolo che Dante ha perso la ragione, infatti le selve erano il simbolo del rischio, perchè i briganti e i ladri vi si nascondevano. "Nel mezzo del cammin di nostra vita" - indica il periodo di circa 35 anniì, quando arrivati a metà della propria vita si comincia a fare i conti su cosa si è fatto. Dante deve quindi attraversare tutti i mali del mondo per trovare la sua salvezza: ecco il significato del suo viaggio. Il poeta non sa come è entrato in quella selva e in quel momento si ritrova assonnato essendo notte.

Dante è sia Agens (lui è il protagonista), che Auctor ovvero colui che racconta e che aumenta e incrementa la consapevolezza dell'uomo. Quando Dante vede il colle illuminato dal sole vede come uno spiraglio di salvezza per uscire dalla sua vita peccaminosa.
Appare Virgilio, idolo letterario per salvare Dante dalle Belve. I tre animali sono la rappresentazione dei Vizi (Lussuria, Superbia e Cupidigia) e Virgilio prende Dante sotto protezione e lo accompagnerà verso il Colle. La sua anima è smarrita nel peccato e lui vuole tornare alla luce (Uscire dalla Selva) e Virgilio rappresenta la ragione umana; lo accompagnerà fino al paradiso, ma non oltre perchè poi l'accompagnerà Beatrice. Virigilio è considerato nel medioevo come massimo poeta, ma è Cristianizzato. Il medioevo interpreta Virgilio come figura di messaggio divino (non avrebbe mai parlato degli <<dei falsi e bugiardi>> ed è simbolo della perfezione umana.
Dante spera che ora possa trovare il sostegno per uscire da questa condizione.
Virgilio è l'uomo da cui ha imparato lo stile tragico (lo bello stilo perchè elaborato e solenne). è Auctor e Agens e quindi lui è il maestro, come massimo poeta, che ha elaborato le doti dell'animo umano (esprime le potenzialità della ragione umana). E' guida morale e Auctor (guida comportamentale, di come agisce), ma non potrà aiutarlo nel paradiso in quanto pagano non battezzato non ha potuto conoscere e qui lo accompagnerà Beatrice, piena di carità, fede e speranza.
La Lonza è la più terribile (Lussuria) e ne impedisce il cammino e teme di dover tornare nel buio e abbandonare il cammino per il colle). La rima di due omografici con significati diversi è l'Anaclasi.
La luce del mattino è principio di speranza e le stelle che sorgono (le concomitanze astromiche) erano le stesse situazioni visibili quando Dio cominciò a creare il mondo, e favorevoli alla vita. Così Dante si riconforta momentaneamente quando appare il Leone (Superbia) tenendo la testa alta. La più pericolosa è la lupa, rappresentata magra e ridotta a pelle e ossa (Cupidigia, ovvero avidità smisurata che non si sazia), che però Virgilio annunciaverrà sconfitta da un veltro pieno di virtù, nato tra Feltro e Feltro che può essere inteso come nato tra umili panni, ovvero un uomo povero o un uomo che professa per un qualche ordine monastico nella povertà (ordine Francescano) oppure nato a Feltro, nel Veneto.
Dante deve uscire da un'altra parte perchè la Lupa non lascia comunque passare nessuno, semmai la uccide. (deve cambiare strada) perchè la sua indole è insaziabile e malvagia e ha sempre più fame (allegoria dell'avidità, di possesso).
La lupa si unisce alle persone così profondamente che chi diventa avaro non distingue il bene dal male; la lupa ha fatto tante vittime e ce ne saranno sempre tante altre finchè non arriverà una veltro (animale come la lonza, indefinito di fantasia come un cane da caccia) che ucciderà la lupa con dolore.
(Prima profezia della commedia che ne è piena --> Alcune profezie sono definizioni di qualcosa che verrà, altre sono post-factum ovvero narrazioni di eventi storici gia avvenuti come se dovessero accadere). Il desiderio che qualcuno possa sradicare i vizi (superbia, lussuria e avarizia) e liberare l'uomo. Non avrà bramosie nè di conquistare delle terre (potere) e neppure ricchezze (peltro, lega metalicca molto duttile) e coltiverà le virtù dell'animo (come Gesù Cristo).
Gli eventi sono tutti episodi pagani e leggendari quindi esiste una continuità tra storia Pagana e Cristiana (Eurialo, Turno, ecc.) che sono stati personsggi distintivi di valori e di meriti (coraggio, amore per la patria, ecc) come nella storia Cristiana.
L'Italia è umile perchè passa a livello del mare.
Dante incontrerà le anime infernali sperano nella seconda morte, le anime del fuoco (purgatorio) che pur soffrendo la pena dell'espiazione con il fuoco (il fuoco brucia tutto quello che non è buono e restano solo le buone virtù) e infine le anime beate del paradiso. La seconda morte è la morte dell'anima, perchè i dannati eterni preferirebbero morire spiritualmente pur di interrompere la sofferenza eterna.
Viriglio non avendo conosciuto il messaggio Cristiano e non avendo ricevuto il battesimo vi può accedere. Si conclude con l'invocazione di Virgilio in nome del Dio che Virgilio non conosce (Virgilio è figura dell'uomo perfetto a cui manca solo la conoscenza di Dio)

Secondo canto

Luogo: Pendio del colle
Figure allegoriche: Beatrice, Santa Lucia

Non sono come Enea vittorioso nè come San Paolo (umiltà di Dante) dice Dante. Paolo parlò di un estasi mistica che lo aveva portato a Dio (Excessus Mentis) mentre Enea è l'uomo Pius, virtuoso come perfezione umana.

Per Dante la vita è come un processo lineare, e la nascita di Cristo (l'Incarnazione) è una tappa fondamentale della vita determinando una tappa, un punto d'inizio e considerata come momento storico importante e come garanzia di pace e unità. Dopo la caduta di Adamo questa è la ricongiunzione con Il Divino dopo grandi cadute nella storia (Peccato Originale è la prima caduta che interrompe la perfezione tra Dio e l'Uomo) e l'incarnazione ristabilisce l'armonia di Grazia tra uomo e Dio con poi una nuova caduta (Donatio Constantinii) che avvia il potere temporale della Chiesa.
In questo momento Dante ha un'esitazione: si chiede come mai lui sia stato scelto se Enea è un uomo più giusto come Virgilio ha descritto nell'eneide o come San Paolo: Dante non è perfetto e chiede a Virgilio perchè proprio lui. Allora Virgilio, come un padre, lo rassicura spiegandogli che Beatrice si è rivolta a Dio, il quale ha mandato nel limbo S. Lucia per chiedere a Virgilio di accompagnare Dante nel viaggio dell'inferno, e per liberarlo dalla sua vita indirizzata alla via del male.

Terzo canto

Luogo: Antinferno, riva del fiume Acheronte
Custode: Caronte, traghettatore
Peccatori: Ignavi, angeli neutrali
Pena: Correre nudi dietro ad un insegna vuota

Secondo Dante (1300) si vive ancora in decadenza e tradimento dei principi divini in attesa dell'ultima salvezza (Parusia) prima del Giudizio Universale.
Dante e Virgilio si trovano davanti alla porta dell'inferno dove sono dipinte queste scritte, ed è la porta stessa che le legge e si descrive; Il poeta è subito preoccupato ma la sua guida, in qualità di figura paterna, lo rassicura poggiando la sua mano su Dante. Varcate le porte dell'interno si sentono respiri, guaiti (come se fossero animali che soffrono) e il buio (perchè Dio è la luce e se non c'è Dio non c'è luce). Qui vi è caos e disordine anche nelle lingue come perdizione di uomo quando manca Dio, tutto è caos come nella torre di Babele. Questo caos è come la sabbia sollevata dal vento e si forma come un velo che nasconde le cose; e Virgilio presenta i primi dannati:
Tra l'ingresso e il fiume Acheronte ci sono gli Ignavi (tra cui anche gli angeli ma che non hanno preso parte, vivendo per stessi; ne ribelli ne fedeli per Lucifero) e anche coloro che non hanno nè colpe nè meriti e non hanno mai fatto scelte nella loro vita, restando neutrali. Dante vede un'insegna che gira mossa dal vento così veloce che non potesse fermarsi, e dietro la bandiera mossa dal vento corre una tale lunga schiera di genti senza vestiti che Dante non poteva immaginare fosse morta così tanta gente.
Gli ignavi mai mossi in vita ora devono correre dietro ad una bandiera bianca (colore neutro, perchè non scelgono ancora) ma la bandiera non reca comunque nessun simbolo quindi vi è un contrario (non hanno fatto niente e ora devono correre) e una similitudine (non hanno ancora fatto una decisione) e stimolati ancora di più da vermi e vespe che li inseguono per farli muovere.
La pena infernale viene stabilita dalla divina giustizia in analogia dal comportamento in vita (per contrasto; chi era rimasto sempre fermo ora deve correre dietro alla bandiera che non ha alcun simbolo = corrono dietro al nulla come hanno sempre fatto in vita")
Dante riconosce un'anima che però non nomina perchè probabilmente ben conosciuto per il Gran Rifiuto: potrebbe essere Papa celestino V.
Varcato l'acheronte però inizia il vero e proprio inferno e vede tante anime pronte e decise di trapassare il fiume e Dante si chiede perchè vogliono passare dall'altra parte e chi siano. Virgilio dice che quando arriverà li capira tutto e allora aspetta di parlare finchè non arriva (Dante abbassa gli occhi vergognoso "agens") Dante è curioso, vergognoso perchè teme di essere stato inopportuno e teme di essere quello che non capisce. Arrivano al fiume Acheronte e vedono subito un vecchio con barba e capelli lunghi, sporco e lurido privo di dignità e comunica a tutte le anime che stanno aspettando che li porterà dove soffriranno per i loro peccati e grida la sua rabbia. Poi si rivolge a Dante e lo minaccia di andarsene visto che è ancora vivo e quindi non è giunta ancora la sua ora.
Dante è vivo, anima e corpo e le anime e che incontra (guardiani, ecc.) si accorgono che è anora in vita perchè camminando lascia impronte sia perchè respira e perchè il sole proietta la sua ombra (nel purgatorio). Qui Caronte esprime una sdegnosa rabbia e di insulto per allontanarlo (Guardiano dei Dannati, violento e aggressivo).
La barca di caronte è appesantita dalle anime, non per il peso fisico ma per il peccato imperdonabile e quindi portano il peso della mala condotta; la barca del nocchiero che porta al purgatorio è quella fatta con legno leggero. Le anime destinate al purgatorio si raccoglierebbero vicino alla foce del tevere e li trasferite al purgatorio fino alle spiagge nell'emisfero australe agli antipodi di Gerusalemme. La barca è un vascello (vasel leggero) perchè le colpe sono lievi e quindi non hanno troppo peso.
Caronte non vuole che Dante passi. Allora interviente Virgilio (v.v. 95) e in tre righe vuole ammansire Caronte, non gli devono spiegazioni (gli dicono che non sono affari suoi) se è voluto così da Dio e quindi è breve ma conciso. Dio nell'inferno non sin può nominare (somma perfezione; solo con perifrasi) se non come bestemmia e come offesa. Può essere che l'uomo abbia la volontà più ammirevole ma non possa, non riesca a compiere la sua volontà; Dio invece può ciò che vuole.
Viene nominato Dio per indicare la gravità della situazione. Virgilio non può parlare di Dio perchè sarebbe a sua volta un'irriguardosa espressione (Bestemmia) allora i buoni si astengono dal nome di Dio. I Dannati invece possono esprimersi in questo modo per esprimere la gravità.
Insultano tutti: Dio come creatore, I genitori come generatori della loro vita e odiano e bestemmiano tutto il mondo, dove e quando nacquero. Una totalità di odio per essere esistiti.
Caronte ha gli occhi di fuoco con l'occhio arrosato come incendiato dall'odio, raccoglie le anime battendole con il remo per farle salire; come le foglie d'autunno che cadono insieme leggermente e l'idea che i peccatori si gettano sul lido ad una ad una (similitudine). <<Onda Bruna>> indica come le acque siano torbide, sporche visto che nell'inferno non può esserci niente di pulito. Mentre alcuni entrano altri sono ancora in coda (un movimento continuo).
Dante vede in Virgilio una figura paterna, figura di sostegno e rassicurante, è il maestro cortese e ben disposto ad aiutarlo. La divina giustizia li sprona ad oltrepassare il fiume. La paura, il timore che le anime provano anche nell'odio di Dante provocano nelle anime il desiderio di passare. L'eccessiva paura le induce ad affrontare le colpe per non pensarci più. Qui avviene come un forte terremoto per cui Dante suda freddo per lo spavento e vede anche una luce vermiglia così che Dante si spaventa (mantiene la sua dimensione umana quindi nell'inferno ha paura e sgomento come qualunque essere umano).
Dante quindi sviene a seguito del sisma e di fenomeni atmosferici sconvolgenti. Il poeta sempre in situazioni critiche sviene o si addormenta perchè se per esempio prima Caronte non vuole che passi poi quando si sveglia è gia passato per non spiegare il motivo e non dare nessuna spiegazione.

Quarto canto

Luogo: Primo cerchio, Limbo
Peccatori: I non battezzati
Pena: Desiderio della vista di Dio


Il limbo (limbus) indicherebbe il luogo dove si ritrovano le anime dei non-battezzati come i bambini morti senza battesimo o le anime dei grandi dell'antichità (spiriti magni) che essendo meritevoli per le loro opere vengono ammirati e rispettati ma non essendo battezzati non possono accedere ai cieli.(Virgilio stesso dimora nel limbo). Il limbo è l'unico luogo luminoso e sereno e il limbo poi sarebbe definito inesistente.
Dante chiede poi chi siano coloro che si trovano nel Limbo in modo da costituire un'entità a se stante. Nel Limbo non soffrono ma neanche godono la beatitudine. Questa zona è divisa in due parti, una parte comprende i bambini morti senza vivere e l'altra dove sono presenti le persone giuste del primo testamento, precedenti l'avvento di Cristo. Sembra anche che nel periodo tra il venerdì e la domenica santi Gesù sia sceso nell'inferno per liberare gli uomini giusti portandoli in Paradiso (Mosè, Re David, Abele, Abramo, Giacobbe e Rachele). Tuttavia Dante aggiunge molto del suo.
Dante si risveglia e si trova nel margine dell'abisso infernale. Virgilio è impallidito per pietà dell'angoscia di cui saranno testimoni, e gli dice di seguirlo. Omero, Orazio, Ovidio e Lucano sono poeti per eccellenza che sono meritevoli di stare nel Limbo e che all'arrivo di Virgilio e Dante nè fanno onore. Dante viene accolto da questi e vogliono farne il sesto poeta dopo Virgilio (il quinto).
Nel limbo vi è un castello, ovvero la sede del sapere umano circondata da sette mura (sette discipline trivio e quadrivio, sette doni dello spirito santo, ecc.) e da un fiumicello; Dopo aver attraversato sette porte vi è un prato (prato perfetto all'inglese) e chi si trova nel castello sono persone lente e autorevoli moralmente. Tra queste persone ci sono il Re Latino con la figlia Lavinia, Ettore ed Enea, Cesare, Camilla, Bruto e anche moltissimi filosofi; Vide Aristotele, Sorate, Platone, Anassagora, Eraclito, Zenone, Empedocle, Talete; vide anche Orfeo, Seneca, Euclide e molti altri.

Quinto canto

Luogo: Secondo cerchio
Custode: Minosse, giudice
Peccatori: Lussuriosi
Pena: Bufera infernale

E' il primo canto dove si parla seriamente dell'inferno. Nel girone dei lussuriosi trova coloro che sono ceduti alla passione d'amore, e che per la legge del contrappasso vengono sbattuti dalla bufera infernale come nella vita reale sono stati travolti dalla tempesta di passione. Il poeta è comunque molto preoccupato poichè questo peccato coinvolge moltissima gente, tra cui anche Paolo e Francesca.
Dante viene risvegliato dopo il suo svenimento da un cupo tuono e si guarda in giro tutto riposato accorgendosi che da un girone all'altro il diametro si restringe <<Chinghia de men loco>>, ma più si riduce più aumenta il dolore perchè si scende verso i peccatori più incalliti.
Qui incontra Minosse, rappresentato come un orribile cane ringhioso, ma mantiene il suo nome in qualità dicolui che amministra la giustizia e assegna la pena per le colpe dei dannati dopo essere esaminate e poi la coda di minosse le avvolge con tante spirali quante volte il numero del girone (due giri di coda vuol dire nel secondo girone). Viene scelto Minosse come guardiano poichè è stato un re giusto in vita (è anche rievocativo della vicenda del minotauro dove la madre si unì con un toro rimanendo in cinta).
Successivamente Minosse come Caronte minaccia Dante e avvisa di dolore e sofferenze e lo avverte che ormai si trova nell'inferno e non può più tornare indietro chiedendogli se fosse sicuro di poter continuare con le sue sole forze (addirittura abbandonando il suo ruolo così importante di giudice infernale); La via del male è grande, larga e lastricata, quella del male è piccola, stretta e in salita e per questo l'ingresso è grande perchè porta al male).
Virgilio parla a Minosse in modo fatale (voluto dal fato) con lo stesso termine dato ad Enea dove si esprime come il profugus, pellegrino fato (voluto dal fato) anche se Minosse sa già che Dante è destinato a passare.
Ogni canto che presenta l'ingresso si apre con una rapida descrizione: Ambiente doloroso, pianti e grida di sofferenza, muto di ogni luce (non vi è luce ed è usato per la luce per indicare l'assenza di una realtà divina che possa guidare al bene, è totalmente privo di speranza). La luina è il bordo con il precipizio come si trova anche in Montagna, il bordo estremo percorribile.
La loro passione era come una tempesta e quindi sono travolti da una bufera nell'inferno che non cessa mai e così i dannati vengono continuamente travolti mentre bestemmiano Dio. Dante vedendo tutta questa condizione (con l'epiterto di Duca, Grande padre (con paura), saggio maestro (ne sa più di lui), ecc.) si chiede chi siano le persone castigate dall'aura nera, cupa e buia è il vento infernale che come la tempesta travolge i lussuriosi. (Aura nera --> Sinestesia, unione di due termini appartenenti a significati diversi)
Virgilio racconta di cosa hanno e fatto e si sofferma su una di queste anime che è Semiramide che fu regina Assira e fu rotta a vizio di lussuria e non ebbe alcun limite al vizio della lussuria con una gravissima responsabilità: rese lecito l'Adulterio e l'incesto come legge per giustificare il proprio comportamento (e per fare un figlio con il proprio stesso figlio.)
Tra tutte quelle anime Dante ne vede due particolari che sono più leggere e che oppongono meno resistenza a tutto quell'impeto e Virgilio non glielo nega, anzi lo invita ad aspettare che si avvicinino per poterli parlare. Le due anime quasi si piegano verso Dante e Virgilio come se vincessero la forza del vento e quindi sono disponibili e benevoli alle richieste di Dante, che con la sua gentilezza e compassione per la loro condizione di dannati riesce a farli uscire dalla tempesta per un breve tempo.
La risposta è molto cortese da parte di due anime che si erano staccate dalla schiera di Didone; parla Francesca da Rimini che è insieme all'anima dell'amante (Paolo): le loro parole indicano che sono morti tragicamente come Francesca uccisa dal legittimo marito essendo stata sorpresa in adulterio, e avendo macchiato il mondo del loro sangue (per la loro morte) aere perso (perso è un colore, così cupo miscelando il nero al marrone, cupo e opaco).
Francesca pregherebbe anche per Dante se potesse; parlano con Dante grazie al vento della tempesta che si placa momentaneamente. Questa descrive la sua terra d'origine (Ravenna) e che lei fosse promessa sposa ad un esponente dei Malatesta (ma lei pensava fosse Paolo). Invece lei è costretta a sposare il fratello, piccolo, grasso e brutto (classico matrimonio combinato).
Quando scopre che il vero marito non era Paolo non poté ribellarsi, ma Paolo la indusse ad altri pensieri (Pensa a Paolo, bello e gentile). Il marito Gianciotto sorprendendo il fratello con la moglie uccide entrambi come vendetta per l'adulterio. Francesca quindi afferma che l'amore non può essere represso da niente tanto che anche nell'Inferno sono riuniti nella loro sofferenza.
La concezione di amore stil-novistico (extra-coniugale) dovrebe condurre tutti all'inferno tra i lussuriosi. Qui appare il dante agens, che soffre per Paolo e Francesca tale che china il volto e Virgilio gli chiede cosa abbia. Francesca dice di quanto non sia terribile e doloroso ricordare i vecchi tempi felici e si augura che l'omicida finisca tra i caini. [La Caina è la zona dell'inferno dove vi sono i traditori dei parenti (da Caino).]
Un giorno gli amati leggevano per caso le vicende di Ginevra e Lancillotto e la vicenda li travolge e così si baciarono tanto che per Dante anche l'autore ha responsabilità poichè può essere gravoso scrivere qualcosa che possa traviare il pensiero del lettore. Il Galeotto è il nome dell'opera che racconta della vicenda di Lancillotto e Ginevra e prende il suo nome dal personaggio di Galeotto che faceva da intermediario d'amore.
I due amanti si mettono a piangere per la sofferenza dei loro ricordi e anche Dante, preso dalla pietà e dalla compassione sviene nuovamente a terra, come se fosse morto.

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