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Divina Commedia

1) Per motivazioni politiche, dato che la Divina commedia è un poema e Virgilio è stato l’autore del + grande poema dell’antichità latina. Virgilio ha scritto l’Eneide celebrando un personaggio di origine Greca fino a portarlo nel Lazio ovvero Enea che può essere inteso come un precussore di Dante dato che ha fatto il viaggio nell’oltretomba prima di lui. 2) Poi, perché nel poema Virgilio aveva già trattato il tema del viaggio nell’oltretomba e infine ha scelto Virgilio perché lui ha cantato Enea, per mascherare il canto rivolto ad Augusto, quindi Virgilio nella sua opera celebra l’impero Romano ,infatti, Dante pensa che l’impero sia l’unica forza politica per assicurare la pace. Inoltre lui afferma nel Convivio che la nascita dell’impero fosse voluta da Dio, perché Dio ha fatto scendere sulla terra suo figlio durante l’impero di Tiberio e perciò viene detto “provvidente”, il quale termine verrà affrontato nel 2° libro del De Monarchia. Virgilio continua dicendo che lui nacque durante la fine dell’impero di Giulio Cesare e visse sotto l’impero di Augusto, che definisce “buono” sinonimo di eccellenza, bravura. Virgilio continua rivolgendosi a Dante cercando di capire quale fosse il motivo per il quale Dante non stesse salendo il colle. Dante, sentendo quelle parole si vergogna della sua incapacità per non essere riuscito a salire il colle. Per Dante, Virgilio con la sua gloria onora la stessa poesia ed è luce che risplende come modello esemplare per tutti i poeti. Quindi Dante indicandogli le bestie che si erano parate dinanzi a lui, lo prega di aiutarlo a scacciarle. Virgilio lo risponde dicendogli che deve percorrere un’ “altro viaggio” , cioè deve intraprendere un altro percorso, per raggiungere la salvezza, Dante dovrà seguire il cammino della conoscenza che, attraverso il regno del peccato e della penitenza, lo porterà al male, perché la lupa non lascia passare nessuno e non permette a Virgilio di ucciderla. Per sconfiggere la lupa, l’unica possibilità è il veltro, quindi è qui che usciamo dalla allegoria e entriamo nella profezia del veltro. Il veltro di cui si annuncia l’imminente arrivo è alla lettera un cane da caccia, ma va inteso come un intervento straordinario della Provvidenza sentito ormai come imminente, capace di ristabilire quell’ordine compromesso nell’ambito sia religioso sia politico della cupidigia.

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