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STORIA E CARATTERI DEL PURGATORIO

Il Purgatorio, come luogo ben definito dell’aldilà, non appartiene alle credenze originarie della cristianità. Solamente con molto ritardo, tra il XII e il XIII secolo, la rigida contrapposizione tra Inferno e Paradiso è arricchita dalla nuova concezione che fa del Purgatorio un luogo intermedio dell’aldilà e costituisce una opportunità di raggiungere la salvezza attraverso l’espiazione di peccati non troppo gravi o dei quali ci si sia adeguatamente pentiti. Tale luogo è riservato ad anime destinate alla salvezza ma bisognose di purificarsi e diventerà una specie di anticamera del Paradiso, nettamente contrapposto invece al mondo infernale dei dannati. Il Purgatorio quindi compie opera di mediazione tra il mondo e il Paradiso: assomiglia infatti al mondo per il suo carattere transitorio ed effimero, al Paradiso perché accoglie anime destinate comunque alla salvezza.


INTRODUZIONE AL PURGATORIO DANTESCO

La montagna del purgatorio si trova su un’isola, l’unica terra emersa dell’emisfero australe, per il resto coperto solo di acque, (ricordiamo che si è formata in seguito alla caduta di Lucifero dal paradiso, perché la terra, non volendo essere contaminata dal suo contatto, si è allontanata dal suo corpo, dirigendosi verso la volta celeste, quindi nell’emisfero boreale).
E’ costituito da 7 cornici, corrispondenti ai 7 peccati capitali (superbia, invidia, avarizia e prodigalità, gola, lussuria, ira e accidia), e vanno dal peccato più grave a quello meno grave man mano che si sale e ci si avvicina a Dio, al contrario dell’inferno. Se alle 7 cornici si aggiungono l’antipurgatorio, il paradiso terrestre e la spiaggetta arriviamo di nuovo a 10.
Nell’anti-purgatorio si trovano i negligenti, coloro che si sono pentiti solo all’ultimo momento (scomunicati, pigri, morte di morte violenta e la valletta dei principi) e che devono rimanerci tutto il tempo della loro vita, fatta eccezione per gli scomunicati, che invece ci devono rimanere 30 volte il tempo in cui vissero nella scomunica. Dante ritrova i penitenti nel luogo che gli è più congeniale, però essi non sono disposti come nell’inferno, ognuno nel cerchio appropriato. Come Dante infatti, attraversano i vari gironi, in quanto ciò che devono scontare è l’intenzionalità peccaminosa, perché ognuno di loro non pecca di una sola colpa.
A differenza dell’inferno, in cui Dante era l’unico che, pur essendo seguito dall’intera umanità, si muoveva attraverso i gironi, ora la purificazione è collettiva, infatti l’elemento fondamentale del purgatorio è la coralità, oltre che la mansuetudine (si fa spesso riferimento alle pecore), al contrario di quello dell’inferno che era l’individualità.
Qui vi è la ricomparsa del giorno, durante il quale si svolge la purificazione, e della notte (assenza di Dio), perché il periodo di purificazione è pur sempre limitato rispetto all’eternità.
La parte inferiore della montagna risente ancora dell’atmosfera terrestre, mentre quelle superiore è al disopra e non ne risente.
L’ordine dei 7 peccati capitali deriva da Gregorio Magno, mentre la teoria dell’amore trae origine da san Tommaso secondo il quale esistono 2 tipi di amore:
- QUELLO NATURALE O ISTINTIVO, derivante da Dio e quindi non può essere punito.
- QUELLO DI ELEZIONE (O SCELTA), che può essere punito perché nasce da una scelta sbagliata e che può essere per:
- CATTIVO OGGETTO, perché si sbaglia l’oggetto del nostro amore, si sceglie il male anziché il bene (come superbia, ira, invidia)
- POCO VIGORE , perché è un amore troppo tiepido e debole nei confronti di Dio (accidia)
- TROPPO VIGORE, perché è un amore eccessivo per i beni materiali (avarizia, prodigalità, gola, lussuria)
Le anime dei morti pentiti si raccolgono lungo le rive del Tevere, dove attendono di essere portate dall’angelo nocchiero fino alla spiaggetta.
Nel Purgatorio Dante ci presenta un mondo più simile a quello terreno sia per l’aspetto fisico del paesaggio e del trascorrere del tempo, sia per l’atmosfera psicologica ed emotiva delle anime incontrate e di Dante stesso. Infatti non c’è l’atteggiamento pietrificato del male dei dannati, né il sereno e definitivo distacco dei beati. Nelle anime del Purgatorio c’è con il mondo un legame forte e complesso: esse vedono ora appieno il senso delle cose, comprendono i propri limiti umani, aspirano alla perfezione celeste; eppure devono liberarsi a poco a poco dalle proprie tendenze colpevoli, devono elaborare un distacco dal mondo mentre sono in una condizione che è la più simile al mondo.


I MODI DELLA PURIFICAZIONE

Nel Purgatorio le anime non subiscono la punizione divina, come nell’Inferno ma ad esse è offerta l’opportunità di rimuovere i propri limiti terreni, attraverso un ricco meccanismo di purificazione. Infatti le tendenze peccaminose risalenti alla disposizione psicologica individuale devono essere rimosse attraverso tre modi:
-LE PENE. Pur assomigliando a quelle dell’Inferno esse servono alle anime per esercitarsi in uno sforzo contrario alla propria natura finchè sentono di essere libere da quel difetto. Per questo le anime accolgono le loro pene con gioia perché sanno di avvicinarsi così alla beatitudine.
-LA PREGHIERA. Tutte le anime pregano, invocando con ciò il soccorso divino, per sé e per i vivi.
-GLI EXEMPLA. In tutte le cornici del Purgatorio si mostrano alle anime due tipi di esempi: uno della virtù opposta al loro vizio ed un altro del loro stesso peccato colto nel momento della punizione divina. Sono esempi, positivi e negativi, presi sia dai testi sacri che dalla tradizione classica.

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