Battaglie

- Montaperti (1260) vincono i ghibellini guidati da Farinata degli
Uberti, nel 1266 (battaglia di Benevento) vinsero invece i guelfi, e
i ghibellini non poterono più rientrare in città fino al
- Campaldino (1289) in cui si scontrarono i ghibellini di Arezzo,
sostenuti da tutti i ghibellini fiorentini cacciati, e i fiorentini guelfi, i guelfi vinsero e da quel momento a Firenze non ci furono più ghibellini. I guelfi si divisero in guelfi bianchi e guelfi neri e i neri, appoggiati da papa Bonifacio VIII,(1301) grazie all’aiuto di Carlo di Valois, fecero un colpo di stato e rovesciarono il potere, che in quel momento era in mano dei bianchi.
- Battaglia della Meloria (1284): i pisani vengono pesantemente sconfitti dai genovesi, e affido il controllo della città al conte Ugolino della Gherardesca.
- Nel 1301 Carlo di Valois, chiamato dal papa in veste di pacere, appoggiò i neri e li portò al colpo di stato.
- Battaglia della lastra: i guelfi bianchi fuoriusciti, che avevano creato una grande alleanza militare in cui era presente anche Pisa, vengono sconfitti in una battaglia svolta in centro a Firenze.

- Lambertazzi-Geremei: Dante va a Bologna forse per la cultura e perchè qui era presente un governo a lui non ostile, in quanto al potere c’erano i Lambertazzi che erano guelfi alleati con i bianchi fuoriusciti; nel 1306 una sollevazione popolare caccia i Lambertazzi e fa salire al potere i Geremei, che erano guelfi neri. Dante fu quindi costretto ad andarsene.
PERSONAGGI IMPORTANTI
- Enrico VII: nel 1308 Alberto I d’Asburgo viene assassinato e sale al potere Enrico VII che era appoggiato dal papa in quanto era contrastato dal re di Francia che voleva far eleggere Carlo di Valois. Ciò che fece notizia non fu l’elezione di Enrico in se, ma il fatto che il re di Francia non fosse riuscito a far eleggere il suo candidato. Inizialmente Enrico non desta preoccupazioni né interesse, si occupa solo della Germania fino ad accumulare un po' di potere. Visto che il papa acconsente a farlo diventare imperatore con la confirmatio, inizia una propaganda in italia mostrandosi come un imperatore al di sopra delle parti che

voleva risolvere i conflitti tra guelfi e ghibellini. Gli erano però contro i comuni italiani che ormai erano autonomi, il re di Francia che non voleva un nuovo imperatore che avrebbe minato il suo potere, e Firenze che non credeva che era al di sopra delle parti politiche.nel 1310 Enrico arriva a Torino ma non con un grande esercito, e si dirige a Milano per farsi incoronare re d’italia con la corona ferrea (falso). Nelle città che tocca elimina le magistrature e le legislazioni precedenti, ci mette a capo un suo uomo e impone una forte tassazione. Visto che il papa era impegnato in Provenza disse che non poteva incoronarlo prima del 1312, quindi Enrico ottiene una delega per farsi incoronare da dei cardinali; sfortunatamente non riuscì ad arrivare a Roma perché si mise contro delle città guelfe come Cremona e Brescia che gli ostacolarono il passaggio, e quindi si fermò a Genova. Successivamente si diresse a Pisa e qui stabilì la sua corte imperiale, nella quale si trasferì anche Dante, nel 1312. Dopo aver acquistato un po' di forze decise di dirigersi a roma per farsi incoronare dal papa Clemente V, che però aveva cambiato idea spinto direttamente dal re di Francia, e gli si alzò contro a seguito proprio della Francia e del regno di Napoli. L’incoronazione però avvenne lo stesso per mano di alcuni cardinali in San Giovanni in Laterano. Diventato finalmente imperatore decise di dirigersi a Firenze per assediarla, ma non aveva abbastanza potere e quindi tornò a Pisa. Sembrava sconfitto ma si mosse d’arguzia per cambiare la situazione; si alleò con il re di Sicilia Federico d’Aragona e fece guerra a Napoli; inizialmente vinse anche, ma poi improvvisamente morì, avvelenato da delle cure con l’arsenico. Dante non parla mai di Enrico perchè dopo la sua morte, l’obbiettivo di una vita cadde nel vuoto. Enrico sarà nominato solo nel XXX canto del paradiso

- Ciacco (VI inferno): il canto VI rappresenta la prima volta che affronta le questioni politiche, e che parla di Firenze e delle sue lotte intestine; per fare ciò non prende un politico cittadino di spicco, qualcuno con una certa autorevolezza, ma sceglie, per parlare della guerra civile, un personaggio che resta anonimo, di cui non ci dice niente, come se non volesse esporsi. Fa una profezia sulla cacciata dei bianchi e la guerra civile.

- Farinata degli Uberti (X inferno): era stato il capo riconosciuto dei ghibellini di Firenze e nel 1260 (Montaperti). A seguito di quella battaglia, Farinata era considerato il nemico principale dei fiorentini che regolarmente procedevano a espropri, a conquiste, e nel 1283 farinata, morto nel 1264, quasi 20 anni dopo, venne condannato proprio dai fiorentini per eresia; vennero quindi disseppellite le sue ossa e vennero bruciate. Fa una profezia sull’esilio di Dante.

- Cavalcante Cavalcanti (X inferno): nello stesso canto di Farinata era un guelfo, quindi di partito politico opposto, si domanda il perchè suo figlio Guido Cavalcanti non stia insieme a Dante e crede che fosse morto. Suo figlio Guido aveva sposato la figlia di Farinata.
- Brunetto Latini (XV inferno) : intellettuale molto importante e punto di riferimento per governo e cultura cittadina. È come se Dante si professasse suo erede. Dante lo incontra tra i sodomiti anche se non ci sono documenti ufficiali, se non una canzone in cui Brunetto lamenta le sue pene d’amore per un uomo invece che per una donna, che ne assicurano l’appartenenza sessuale.
- Venedico Caccianemico (XVIII inferno): Guelfo nero bolognese alleato con i Geremei. Nel 1300 era ancora vivo perchè morì nel 1303
- Guido da Montefeltro (XXVII inferno): ghibellino, grande comandante militare che però non viene riconosciuto da Dante, va al potere a Pisa dopo il Conte Ugolino.Viene messo tra i consiglieri fraudolenti per il consiglio dato a papa Bonifacio VIII, che, in guerra contro i Colonna sia perchè questi pesavano che avesse costretto papa Celestino V a dimettersi, sia perchè rubarono il carico di un trasporto autorizzato proprio da papa, doveva sconfiggere l’ultima roccaforte dei Colonna, ossia Prenestina. Per ottenere dei benefici per sé e per la sua famiglia, nel 1296 si ritira in convento e muore dopo 2 anni. Nel canto non si sarebbe presentato se fosse stato sicuro che Dante non sarebbe potuto ritornare sulla terra. Mentre nel convivio era rappresentato positivamente, qui invece Dante lo infamia.
- Guidi da Romena (XXX inferno): attraverso il mastro Adamo Dante nomina i Guidi di Romena come falsificatori di moneta, e mette un fratello (Aghinolfo) nell’inferno anche se nella realtà era ancora vivo, perché non pensava che l’avrebbe più rivisto, invece lo ritrova con l’arrivo di Enrico VII. Erano i signori indiscussi della Lunigiana e Dante era stato loro ospite dopo l’esilio.
- Il conte Ugolino della Gherardesca (XXXIII inferno): Guelfo, dopo la battaglia della Meloria va al potere di una Pisa ghibellina che lo mal sopporta; per cercare di restituire la pace alla città dona dei castelli Pisani ai Lucchesi. I pisani non lo accettano, fanno una sollevazione popolare e rinchiudono lui e la sua famiglia in una torre, lasciandoli morire di fame. Nel canto mangia avidamente la testa dell’arcivescovo Ruggeri che l’aveva rinchiuso nella torre. Dopo di lui andò al potere Guido da Montefeltro.
- Manfredi (III purgatorio): scomunicati pentiti all’ultimo momento. Si presenta come nipote di Costanza d’Altavilla e non come figlio di Federico II perchè era all’inferno. Dante ha il compito di dire a sua figlia Costanza che non si trova all’inferno come tutti pensavano, perchè era morto scomunicato, ma che si trova nel purgatorio per il perdono di Dio; perdono che non è invece stato attuato dal pastore di Cosenza che aveva dissotterrato le sue ossa e le aveva messe al confine settentrionale del regno. Sua figlia era madre del re di Aragona e del re di Sicilia; gli Aragonesi erano i maggiori nemici degli Angioini e di Carlo d’anni, che appunto uccise Manfredi per conquistare la Sicilia.
- Jacopo del Cassero (V purgatorio): Messo in relazione con Bonconte da Montefeltro, era un guelfo che combatté insieme a Dante nella battaglia di Campaldino, e anche se ne uscì sconfitto non morì in quell’occasione. Quando Jacopo era podestà di Bologna, aveva fatto una forte repressione nei confronti degli Estensi di Ferrara, in particolar modo contro Azzo d’Este che non lo perdonerà; infatti quando Jacopo diventò podestà di Milano dovette dirigersi in quella città, ma non passò per il territorio estense in quanto non si fidava, bensì passo via mare verso la laguna di Venezia; appena entrò nel territorio padovano gli estensi lo raggiunsero e lo uccisero.
- Bonconte da Montefeltro (V purgatorio): figlio di Guido da Montefeltro incontrato nell’inferno. Come Dante e Jacopo del Cassero combatté nella battaglia di Campaldino, però nello schieramento opposto, quindi quello dei guelfi. Si presenta dicendo a Dante che in terra non aveva nessuno che pregasse per lui perchè i parenti se ne erano dimenticati; con questa immagine Dante richiama alla memoria i parenti di Bonconte, in particolare una figlia (Manentessa) che si era sposata con un uomo appartenenti ad un ramo dei Guidi al quale Dante si era affidato per ottenere l’amnistia personale; visto che questa non fu mai applicata, Dante dice che i parenti non si ricordavano di lui proprio per sminuirli. A differenza de padre che si trovava nell’inferno e che non avrebbe dichiarato la sua identità se non fosse stato certo che Dante non sarebbe potuto ritornare sulla terra, Bonconte si presenta e vuole che il suo nome venga ricordato. Dante chiede spiegazioni del fatto che il suo corpo non fosse mai stato rinvenuto, e lui disse che alla sua morte gli si presentarono un angelo e un diavolo che discussero su dove sarebbe dovuta andare la sua anima, poi l’angelo se la prese, ma il diavolo, per punizione, attraverso un temporale, fece scomparire il suo corpo; la stessa immagine è presente nel canto del padre in cui si contendevano la sua anima San Francesco e un diavolo.
- Pia dei Tolomei (V purgatorio): disse di essere nata a Siena e di essere morta di morte violenta in Maremma, per mano di suo marito. Di più non si sa.
- Sordello (VI purgatorio): Sordello fece un discorso molto simile a quello di Marco Lombardo. Il canto inizia con Sordello che chiede a Dante e a Virgilio da dove provenissero, e scoperto che Virgilio veniva da Mantova, ossia dalla sua stessa città, lo abbracciò a lungo. Iniziò poi un discorso contro i problemi dell’impero sottolineando sempre il fatto che l’impero era vacante e che quindi le leggi, anche se c’erano, non veniamo rispettate, e che la responsabilità di tutto ciò non è solo degli uomini di chiesa che comunque si interessano di più dei beni materiali piuttosto che di quelli spirituali, ma sta nel fatto che gli imperatori, fino a quel momento, non si erano mai interessati all’Italia ma solo alla Germania. Nomina quindi Alberto I d’Asburgo, predecessore di Enrico VII morto nel 1308, e suo padre Rodolfo, che Dante chiama Alberto il tedesco perché appunto non scesero mai in Italia. Manda a questo punto una maledizione a colpire la loro stirpe (il figlio di Alberto, prossimo al potere, morì un anno prima del padre) e disse che tutti i futuri imperatori dovevano temere questa maledizione e dovevano fare in modo che non cadesse sulle loro casate, occupandosi anche dell’Italia. Probabilmente in quel momento Enrico non aveva ancora fatto notare la sua volontà di scendere in Italia. La visuale di Sordello passa quindi dall’impero in generale all’Italia in particolare, e alle guerre intestine tra i due schieramenti guelfi e ghibellini, parla delle città martoriate da questo conflitti e delle famiglie feudali che sono stressate dalla mania di espansione sia del papa che dei comuni; nomina poi Roma che piange per essere stata abbandonata, ma non dal papa, che era ad Avignone ma per l’imperatore, e poi chiede a Dio se per caso si è dimenticato dell’italia anche lui. Segue poi una forte invettiva contro Firenze basata tutta sull’ironia attraverso la quale Sordello dice che firenze è ricca e in pace, che i suoi cittadini si addossano volentieri il peso delle cariche pubbliche, e infine la paragona ad una malata che non riesce a trovare una posizione comoda neanche su un letto di piume. Per Dante quindi le cause della caduta di firenze e dell’impero in generale sono il trono vacante e il papa che ha preso il potere temporale. Nel canto successivo, il VII, Dante esorta Sordello a passare ad una visione più ampia, dopo essere arrivati in una valle, simile a quella del Limbo in cui erano presenti le anime dei più grandi principi re d’Europa, attraverso i quali Dante può criticare le nuove monarchie emergenti che si distaccano dall’imperatore; infatti nomina molti imperatori tra cui Rodolfo e Alberto d’Asburgo, l’anima che consola Rodolfo che era Ottocaro che lo aveva lungo combattuto in vita (anche da bambino era sicuramente migliore di come è suo figlio da adulto). Parla poi di Filippo III l’Ardito (Nasetto, padre di Filippo IV il bello)che si stringe a consiglio con Enrico di Navarra, suocero di Filippo il bello che è qui chiamato il mal di Francia. Poi parla di Carlo d’Angiò e di Enrico Plantageneto che è l’unico il cui figlio è migliore di lui.
- Carlo d’Angiò (VII purgatorio): chiamato dal papa Urbano IV nel 1265, sconfigge Manfredi, figlio di Filippo II e diventa re di Sicilia.
- Malaspina (VIII purgatorio): Grande elogio a questa famiglia, incontra Corrado Malaspina;
- Guido del Duca (XIV purgatorio): strettamente legato all’anima che gli sta vicino, Rinieri da Calboli, lo troviamo tra gli invidiosi con gli occhi cucini. Essendo in questa condizione non riescono a vedere Dante e Virgilio e parlano di loro, chiedendosi chi fossero, come se gli altri non potessero sentirli. Dopo la loro richiesta Dante fa una lunga metafora per presentarsi e dire che veniva dalla valle dell’Arno, ma senza nominarla. Rinieri quindi comincia a fare un lungo discorso sulla valle dell’Arno e sui suoi abitanti che, o colpiti da una maledizione o per il loro atteggiamento, rifuggono la virtù come fosse un serpente e dice che gli abitanti della valle si sono trasformati in bestie (porci: casentino, castello di Porciano/ botoli ringhiosi: Aretini / lupi: Fiorentini / volpi: Pisani). Finalmente si capisce chi siano queste anime. Quella che parla è Guido del duca, vissuto nella prima metà del 200 appartenente ad un’importante famiglia di Ravenna, l’altra è Rinieri da Calboli. Guido fa una profezia sul nipote di Rinieri, Fulcieri, che caccerà i fiorentini e li ucciderà, lasciando Firenze in uno stato tale che non si riprenderà neanche dopo 1000 anni. Fulcieri infatti, diventato podestà di Firenze nel 1303, si distinguerà per la sua crudeltà contro i ghibellini e i bianchi fuoriusciti. Guido poi si presenta e presenta Rinieri, e essendo romagnoli, fa una lunga invettiva contro la nuova stirpe romagnola e di tutte le casate i cui successori sono tutte bestie; sono più fortunate le casate che si estinguono per mancanza di eredi. Quindi con queste anime si parla prima della Toscana e poi della Romagna.
- Rinieri da Calboli (XIV purgatorio): Insieme a Guido del duca si trova tra gli invidiosi e ha gli occhi cuciti. Suo nipote è Fulcieri da Calboli.
- Marco Lombardo (XVI purgatorio): di lui non sappiamo praticamente nulla a discapito del nome. Non è infatti importante la sua figura ma quello che dice, propone infatti una dura invettiva contro il papa in cui, dopo la domanda di Dante sul motivo per il quale l’impero stai andando in rovina, dice che la colpa è sia della fatto che le leggi ci siano ma che non vengano rispettate perché l’impero è vacante, e sia del papa perchè, unendo in sé sia il potere temporale che quello spirituale, ha creato un unico potere che non è in nessun modo in grado di portare il regno alla salvezza. Il papa è troppo attaccato ai beni materiali. La colpa è quindi sì del papa, ma anche del fatto che gli uomini credano che le proprie azioni siano comandate da influssi celesti, eliminando quindi la concezione di libero arbitrio, ma se così fosse allora non avrebbe senso che Dio punisse o premiasse gli uomini in base ai loro atteggiamenti. (Teoria dei due soli presenti nella roma ansia appena cristianizzata). Il suo discorso è fortemente legato a quello di Sordello nel VI canto del purgatorio.
- Abate di San Zeno (XVIII purgatorio): ci troviamo tra gli accidiosi, ossia i depressi, che come contrappasso hanno il dover correre e muoversi in continuazione. Si presenta un’anima che non dice chi sia, ma solo che era un abate id San Zeno, signore di Verona, che lamenta le sorti della sua abbazia. Parla infatti di Alberto della Scala, nuovo abate, che contro le leggi ecclesiastiche fece diventare abate un suo figlio illegittimo, Giuseppe. Alberto della Scala però era anche padre di Bartolomeo Alboino (dal quale Dante non si trovò bene) e di Can Grande della scala, che invece Dante adora. Dante, quando scrive questo canto, non sa che successivamente sarà ospite di can grande a Verona, e scrivendo questo canto di illegittimità, si porrà in imbarazzo con can grande in quanto anche lui farà la stessa cosa.
- Ugo Capeto (XX purgatorio): si trova tra gli avari ed è il capostipite della dinastia dei re di Francia, sulla terra era chiamato Ugo Ciappetta, e da lui sono nati tutti quei Filippo e Luigi da cui la Francia è stata comandata, una dinastia in continua decadenza. In realtà Dante confonde Ugo con suo padre, era infatti lui il vero capostipite della casata francese. Fa una profezia post factum secondo la quale i fiamminghi sconfiggeranno i francesi in una battaglia. Quando ottenne il potere associò all’impero suo figlio; finché la sua casata non ottenne in dote la Provenza (matrimonio tra Carlo d’Angiò e Beatrice di Provenza 1246) non faceva danno, poi però Carlo cominciò ad espandersi prendendo alcune terre del re di Inghilterra e anche la Sicilia (Manfredi). passa poi a parlare di un altro Carlo, Carlo di Valois, fratello di Filippo IV il bello (profezia, colpo di stato). Passa poi a parlare del terzo Carlo, Carlo II d’Angiò, detto lo zoppo, figlio di Carlo I che divenne re di Napoli, ma prima di ottenere la carica fu fatto prigioniero in una battaglia navale contro gli Aragonesi di Sicilia e vendette la figlia in sposa a Azzo III d’Este per ottenere un’ingente somma di denaro (Avarizia). Profetizza poi lo schiaffo di Anagni (guarda sotto, tra le profezie) e in fine il fatto che Filippo il bello abbia accusato i templari di eresia e li abbia catturati,si pensa per prendere il loro denaro; erano infatti un ordine monastico molto ricco nato ai tempi delle crociate per difendere i luoghi sacri. L’ordine venne chiuso qualche mese dopo.
- Bonaggiunta Orbicciani (XXIV purgatorio): poeta lucchese molto noto;
- Forese Donati (XXIV purgatorio): Fratello di Corso Donati, era un grande amico di Dante. Suo fratello Corso è all’inferno e sua sorella Piccarda è in paradiso. Attraverso una profezia indica in suo fratello Corso il maggior responsabile dei problemi di Firenze. Attraverso di lui Dante può parlare del fratello Corso, che,dopo la divisione del partito guelfo nero in due fazioni, guidate appunto dai Donati e dalla famiglia della Tosa, prende il potere a Firenze. Successivamente circolano dell voci contro di lui e quindi viene spodestato, cerca di scappare ma viene catturato e si suicida. Corso è visto da Dante come l’unica possibilità di rientrare a Firenze, e quando muore l’autore scaglia tutta la sua ira contro di lui, che aveva fallito, e contro Firenze stessa. Forese fa poi un’altra profezia dicendo che presto arriverà colui che farà piangere tutte le donne svergognate fiorentine, e forse si riferisce a Enrico VII.
- Matelda (XXVIII purgatorio): probabilmente non è un personaggi storico, è un’invenzione dantesca, forse l’unico personaggio senza retroscena storico reale o mitologico. E’ qui per condurre le anime e fa da mediatrice tra Dante e Beatrice.
- Giustiniano (VI paradiso): volo dell’aquila: racconta la storia dell’impero romano da Enea fino a Carlo Magno, quindi fino alla rinascita dell’impero sotto il nome di sacro romano impero; dopo questo discorso Giustiniano incolpa sia chi si appropria del potere imperiale, sia chi lo rifulge, come i ghibellini che compiono i loro atti politici sotto l’insegna dell’impero, ma non per il bene della società, ma per i loro comodi, e invece come i francesi che lo combattono aspramente. Critica anche i guelfi con Carlo II d’Angiò dicendo che l’aquila ha sconfitto leoni molto più forti di lui. Dante si mostra super partes.

- Cunizza da Romano (IX canto paradiso): sorella di Ezzelino da Romano, fa una profezia molto oscura su Padova.
- Cacciaguida (XV-XVI-XVII paradiso): trisavolo di Dante realmente esistito nel XII secolo, che, secondo Dante, era morto crociato.Cacciaguida profetizza a Dante il suo esilio futuro (post- factum). Inizialmente riconosce Dante e lo elogia come un padre, richiamando l’incontro di Enea e Anchise negli inferi, dopo di che Dante gli fa delle domande su di lui e su Firenze; Cacciaguida si presenta, non parla dei suoi avi perché forse Dante non sapeva bene chi fossero, e parla della Firenze antica. Questo canto mostra tutto l’amore che Dante provava per la Firenze antica, quella in cui non c’erano guerre e immigrati, ed esprime come desiderio quello che quest’età possa ritornare. Poi Cacciaguida fa a Dante la più famosa profezia sull’esilio, dicendogli che sarà costretto dai fiorentini e dal papa Bonifacio a lasciare la famiglia e ad andare via, a vedere quanto è brutto vivere in una casa che non è la propria e quanto è salato il pane altrui. Gli dirà che il suo primo rifugio sarà Bartolomeo della scala a Verona, e ne parlerà bene perchè precedentemente, nel canto in cui c’era l’abate di san zeno, Dante aveva parlato male di suo padre, e quindi qui deve sdebitarsi. Cangrande gli dirà anche di scrivere ciò che vede. Il suo discorso sulla gente nova e i subiti guadagni era presente anche nel discorso di Iacopo Rusticucci nel XVI dell’inferno.
- San Pietro (XXVII paradiso): attraverso di lui Dante fa una dura invettiva contro i papi moderno, ossia Bonifacio VIII, Clemente V e Giovanni XXII che usurpano il suo potere, soprattutto il secondo, e trasformano il vaticano in una fogna che puzza. Il papato è vacante perchè Dio non riconosce questi papi. Clemente presto morirà e andrà tra i simoniaci (auto citazione)

Profezie

- Profezia del veltro: Visto che è un cane da caccia,si pensava di
attribuirlo Cangrande della Scala, ma in quel periodo Dante
neanche lo conosceva.
- Ciacco (VI inferno): dopo essersi scontrati, i due partiti rivali si
combatteranno con le armi, e i bianchi cacceranno l’altro partito in maniera pesante; poi prima di tre anni i vincitori cadranno in basso e gli altri saliranno con l’aiuto di papa Bonifacio VIII e Carlo di Valois;e i neri una volta sormontati, si mostreranno molto superbi, opprimendo pesantemente la parte perdente, sebbene questa si lamenti. In realtà i bianchi, dopo aver vinto, non cacciarono mai i neri, ma Dante modificò la storia per mostrare la cattiveria dei neri come giusta vendetta nei confronti dei nemici.
- Farinata degli Uberti (X inferno): profetizzerà l’esilio di Dante attraverso l’immagine di Proserpina, regina degli inferi = luna; non passeranno tre anni prima che Dante possa provare sulla sua pelle le difficoltà di ritornare in patria, proprio come avevano provato i ghibellini, senza però parlare direttamente dell’esilio.
- Brunetto Latini (XV inferno) profetizza per la prima volta il vero e proprio esilio di Dante. Era un intellettuale di riferimento per i guelfi, e vede l’esilio quasi come un onore, infatti dice che Dante riceverà l’odio dei suoi concittadini per la sua bontà, e quindi era giusto allontanarsene in quando quelli sono avari e invidiosi.
- Corrado Malaspina(VIII purgatorio) Corrado profetizza (post- factum) il fatto che Dante troverà ospitalità presso i Malaspina durante l'esilio nel 1306.
- Guido del Duca (XIV purgatorio):Guido fa una profezia sul nipote di Rinieri, Fulcieri, che caccerà i fiorentini e li ucciderà, lasciando Firenze in uno stato tale che non si riprenderà neanche dopo 1000 anni. Fulcieri infatti, diventato podestà di Firenze nel 1303, si distinguerà per la sua crudeltà contro i ghibellini e i bianchi fuoriusciti.
- Ugo Capeto (XX purgatorio): Fa una profezia post factum secondo la quale i fiamminghi sconfiggeranno i francesi in una battaglia. Poi profetizza l’arrivo di Carlo di Valois che farà il colpo di stato a favore dei neri, poi parla di Carlo II d’Angiò che vendette la figlia ad Azzo III d’Este. Infine profetizza lo schiaffo di Anagni, quando il papa Bonifacio VIII, stranamente in combutta con l’impero francese perché il papa diceva che il potere spirituale era maggiore di quello temporale, venne catturato da un legato dell’imperatore insieme ad un esponente della famiglia dei Colonna; questi presero il papa, lo schiaffeggiarono, si dice e poco dopo lo rilasciarono. Qualche tempo dopo però il papa morì. Anche se Bonifacio VIII è il nemico per eccellenza di Dante, qui non lo critica perché rispetta la sua veste papale. Profetizza infine il fatto che Filippo il bello abbia accusato i templari di eresia e li abbia catturati,si pensa per prendere il loro denaro; erano infatti un ordine monastico molto ricco nato ai tempi delle crociate per difendere i luoghi sacri. L’ordine venne chiuso qualche mese dopo.
- Forese Donati (XXIV purgatorio): profezia secondo la quale il
maggior colpevole dei problemi di Firenze veniva ucciso da un colpo di cavallo. Si trattava di suo fratello Corso Donati, su cui Dante aveva risposto le sue aspettative di rientrare in città.Forese fa poi un’altra profezia dicendo che presto arriverà colui che farà piangere tutte le donne svergognate fiorentine, e forse si riferisce a Enrico VII che aveva promesso a Firenze una strage di donne e bambini, che ovviamente non venne rispettata.
- Beatrice (XXXIII purgatorio) questa è una delle profezie più famose e al contempo oscure; dopo la scena del carro e della profezia, Beatrice commenta la scena dicendo che ormai la chiesa è distrutta e corrotta, ma chi ha avuto la colpa di tutto ciò deve sapere che la giustizia divina non teme suppe; arriverà un 500-10-5, messo di Dio, che sconfiggerà la puttana e il gigante; su questa profezia le interpretazioni sono diverse, o si pensa alla parola DVX, quindi un qualsiasi comandante, o si fa riferimento a Enrico VII, oppure, se quando Dante scrisse questo canto enrico era già morto, probabilmente si riferiva a suo figlio Giovanni; questo 500-10-5 infatti è nominato “messo di Dio”, e nei vangeli l’unico con questo nome è Giovanni Battista; guarda caso il figlio di Enrico si chiamava proprio Giovanni, e quindi forse si riferiva a lui. D’altronde Dante, se ci troviamo nell’anno 1314\1315, non sapeva ancora che questo non sarebbe sceso in Italia perchè morì e fu al potere per solo 1 anno. Beatrice poi da a Dante la prima vera investitura profetica
- Cunizza da Romano (IX canto paradiso): profezia molto oscura;
su Padova “ben presto Padova e i Padovani, che sono riottosi a compiere il loro dovere, (ossia non riconoscono il ruolo di vicario imperiale di Can Grande della Scala), nel Palude cambieranno, trasformandola in sangue, l’acqua che bagna Vicenza”, perché i Padovani saranno sconfitti da Can Grande della Scala negli acquitrini presso Vicenza, (nel 1314), “e dove Sile e Cagnano (due fiumi) si uniscono (a Treviso), c’è un tizio (la finzione della commedia è nel marzo 1300) che è il signore della città (Rizzardo da Camino, signore di Treviso che sarà ucciso nel 1312 da una congiura) e va con la testa alta, ma per catturarlo già è in corso la costruzione della ragnatela che lo deve catturare,” cioè mentre parlo già c’è qualcuno che ordisce la trappola per catturarlo.
- Cacciaguida: (XVII paradiso) Cacciaguida fa a Dante la più famosa profezia sull’esilio, dicendogli che sarà costretto dai fiorentini e dal papa Bonifacio a lasciare la famiglia e ad andare via, a vedere quanto è brutto vivere in una casa che non è la propria e quanto è salato il pane altrui. Gli dirà che il suo primo rifugio sarà Bartolomeo della scala a Verona, e ne parlerà bene perchè precedentemente, nel canto in cui c’era l’abate di san zeno, Dante aveva parlato male di suo padre, e quindi qui deve sdebitarsi. Cangrande gli dirà anche di scrivere ciò che vede.
- Beatrice (XXX paradiso): additando a Dante un seggio vuoto, Beatrice profetizza la venuta di Enrico VII, colui che scenderà in Italia per pacificare quando questa non sarà ancora pronta per essere pacificata. E’ la prima e l’unica volta che Enrico viene nominato nell’opera. Sempre qui Beatrice profetizza pure la morte di Clemente V dicendo che Dio lo tollererà ancora poco come papa e, citando e stesso, dirà che andrà tra i simoniaci facendo scendere più in basso Bonifacio.

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