Ominide 267 punti

La Divina Commedia è un poema didascalico-allegorico; infatti, vuole insegnare sulle grandi verità morali e religiose attraverso l’utilizzo di immagini che hanno significato simbolico. L’opera è composta da terzine di endecasillabi a rima incatenata (ABA, BCB, CDC,….)
ed è divisa in tre Cantiche: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Il titolo “Commedia” si riferisce sia al contenuto (inizio drammatico, finale lieto) sia allo stile (intermedio tra quello solenne proprio della tragedia e quello basso proprio dell’elegia).
L’aggettivo “divina” fu aggiunto in seguito, a partire da Boccaccio che definì così l’opera in virtù della sua bellezza.
La struttura del poema è molto simmetrica: Purgatorio e Paradiso sono composti da 33 canti, l’Inferno da 34 (il primo è l’introduzione a tutta l’opera). In totale ci sono, quindi, 100 canti. I numeri hanno molta importanza nella Commedia: Dante basa la struttura del suo poema sui numeri 1, 3 e 7, ciascuno carico di significati religiosi.

L’Inferno

Il poema rappresenta il viaggio immaginario che Dante compie nei regni dell’aldilà. Il poeta è accompagnato nell’Inferno dal poeta latino Virgilio. L’Inferno è immaginato come una voragine a forma di cono che si apre sotto Gerusalemme e ha il vertice al centro della terra dove sta conficcato Lucifero, l’angelo ribelle.
Via via che si scende, sono puniti i peccati più gravi. I dannati sono sottoposti ad atroci sofferenze fisiche e la qualità della pena inflitta dipende dalla cosiddetta “legge del contrappasso”: la pena riflette, per contrasto o per
somiglianza, il peccato commesso in vita. L’Inferno è formato da nove cerchi, il primo dei quali è il Limbo, unico luogo infernale in cui non c’è sofferenza fisica ma solo morale, consistente nel desiderio disperato di Dio. Nel Limbo si trovano gli spiriti giusti che però non ebbero la fede o perché vissuti prima di Cristo o perché non furono battezzati. Virgilio proviene proprio dal Limbo. Dal secondo al quinto cerchio sono puniti gli incontinenti; nel sesto gli eretici; nel settimo (suddiviso in tre gironi) i violenti; nell’ottavo (chiamato Malebolge) e nel nono sono puniti i
fraudolenti.

Il Purgatorio

Arrivato al centro della terra, Dante sempre accompagnato da Virgilio risale un cunicolo sotterraneo e riemerge agli antipodi di Gerusalemme. Qui si innalza la montagna del Purgatorio, circondata dalle acque dell’emisfero australe
(meridionale), sulla quale si trovano le anime che, dopo un periodo di espiazione dei loro peccati, saranno ammesse in Paradiso. La loro pena è soprattutto di carattere morale e consiste nella sofferenza per la privazione
di Dio; gli spiriti purganti, però, sanno che un giorno godranno della beatitudine eterna. Le anime sono distribuite in sette balze (o gironi) che arrivano fino alla cima della montagna e sulle quali le colpe punite, meno gravi via via che si sale, sono distinte secondo i sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia (cioè avversione all’operare, mista a noia ed indifferenza), avarizia, prodigalità (spendere con eccessiva larghezza), gola, lussuria.

Sulla cima del Purgatorio si trova il Paradiso terrestre, una fitta foresta che le anime attraversano prima di salire in Paradiso. Qui, Virgilio affida Dante alla guida di Beatrice.

Il Paradiso

Intorno alla terra, secondo la concezione medievale del cosmo, ci sono le zone dell’aria e del fuoco e al di là di esse ruotano nove sfere concentriche, i cieli (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, il cielo delle “stelle fisse”). A trasmettere il movimento a tutti gli altri è il nono cielo, o primo mobile, il più vicino a Dio. Oltre i cieli si trova l’Empireo, il Paradiso vero e proprio, “pura luce”, immobile sede di Dio e di tutti i beati. Dante sale di cielo in cielo e incontra in ciascuno di essi gruppi di anime che, eccezionalmente, scendono dall’Empireo per incontrarlo e gli si manifestano sotto forma luminosa. Nell’Empireo, dove tutti i beati sono raccolti in un immenso anfiteatro a forma di “candida rosa”, san Bernardo prenderà il posto di Beatrice e guiderà Dante alla contemplazione di Dio.

Il significato dell’opera

La Divina Commedia è innanzitutto il racconto di un viaggio che Dante immagina di aver compiuto nella primavera del 1300 quando, giunto a metà della sua vita e trovatosi in una grave crisi morale e spirituale, intraprende un faticoso cammino di ricerca della verità e della salvezza. Questo percorso rappresenta il pellegrinaggio di espiazione che l’uomo intraprende per redimersi e uscire dall’errore. Nel suo viaggio, Dante è guidato da Virgilio (sommo poeta latino che lo accompagna nell’Inferno e nel Purgatorio e che rappresenta la ragione) e da Beatrice (la donna angelicata, simbolo della fede e della teologia, che lo accompagna nel Paradiso). Dante è il protagonista del viaggio e narra la sua esperienza in prima persona, al passato,ed è anche il narratore-autore che, arrivato alla fine del viaggio, è a conoscenza della verità

e si sente in dovere di ammonire gli uomini a redimersi se non vogliono dannarsi per l’eternità.
Il percorso che il poeta ci racconta non ha solo il significato di un’esperienza personale, ma vuole rappresentare una vicenda universale; Dante pellegrino diventa, cioè, il simbolo dell’umanità in cammino sulla terra per raggiungere la meta finale, oltre la storia terrena, nel regno di Dio.

Registrati via email