zerbino di zerbino
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Dante e Beatrice

Beatrice è gentile, cioè nobile d’animo, dotata di virtù spirituali e, “onesta”, latinismo che rimanda al decoro esteriore dei suoi gesti. Il poeta si sofferma sull’effetto salvifico della donna, tipico dell’amore-dolore della poesia cavalcantiana. La metafora delle virtù che rivestono la donna ha origini bibliche ed è stata “legittimata” dal De amore di Andrea Cappellano. La vita nuova preannuncia il ruolo che Beatrice ricoprirà pienamente nella Divina Commedia, cioè quello di tramite, poichè oggetto di un amore spirituale, alla conoscenza e alla contemplazione di Dio. Inoltre Beatrice viene divinizzata poichè non vengono descritte le sue caratteristiche fisiche. L’amore per Dante è controllabile e domato dalla ragione oltre che voluto da Dio. Beatrice è eterna, perfetta e sottratta all’effetto distruttivo del tempo.

Francesco e Laura

La relazione di Petrarca con Laura è un rapporto sentimentale difficile e contraddittorio, che oscilla fra l’inclinazione del poeta a cedere all’illusione e alle vane speranze e alla donna, bella ed indifferente. Il nome di Laura si carica di altre valenze: evoca l’alloro, simbolo dell’incoronazione poetica e quindi alla gloria poetica cui Petrarca aspira. Di Laura sono note anche connotazioni fisiche e riferimenti all’invecchiamento che, mai si potrebbero trovare in Dante poiché poco attinenti all’amore spirituale su cui si fondano le composizioni dantesche . Laura quindi, possiede difetti mondani, come la crudeltà e la superbia che, tormentano a angosciano il poeta..

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