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De vulgari eloquentia (1304-1307)

L'opera fu scritta nello stesso periodo del Convivio e vuole fornire un trattato di retorica che fissi le norme per l'uso del volgare. Scritta in latino, è destinata quindi ad un pubblico dotto. Doveva comprendere 4 libri ma si interrompe a metà del secondo.

I libro: tratta del volgare illustre, cioè adatto ad uno stile sublime. La retorica medievale separava, infatti, gli stili a seconda della materia trattata. Lo stile poteva essere sublime o tragico, mezzano o comico, umile o elegiaco. Il volgare illustre è destinato allo stile più alto e deve avere tre caratteristiche. Essere “cardinale”, cioè fungere da cardine per tutti gli altri volgari; essere “aulico”, ovvero che se tutti gli italiani avessero la reggia esso sarebbe proprio del palazzo reale; essere “curiale”, cioè rispondere alle esigenze di eleganza e dignità delle corti.

II libro: sono definiti gli argomenti per i quali occorre uno stile tragico, ovvero le armi, l'amore e la virtù. La forma poetica adatta per questo è la canzone.

De Monarchia

Il '300 era caratterizzato da una profonda crisi tra impero e papato. Dante ne individua la causa nella mancanza di un'autorità imperiale. Sogna la restaurazione imperiale e ciò pare avverarsi quando nel 1310 il nuovo imperatore Enrico VII scese in Italia a ristabilire la sua autorità ma dopo poco muore. A causa di questo evento Dante scrive il De Monarchia, in latino, che è l'opera dottrinale più organica e l'unica completa dell'autore. È diviso in tre libri.

I libro: dimostra la necessità di una monarchia universale.
II libro: dimostra come l'autorità imperiale sia concessa da Dio per rendere il mondo adatto ad accogliere il messaggio di Cristo.

Dante afferma che i due poteri sono autonomi perché entrambi assegnati da Dio. Il loro rapporto non è come quello del Sole con la Luna, che brilla di luce riflessa, ma come quello di due soli. L'impero garantisce la felicità dell'uomo in questa vita, la Chiesa il raggiungimento della beatitudine eterna. La loro azione tuttavia è complementare perché l'impero deve mantenere le condizioni necessarie affinché la Chiesa possa svolgere il suo compito.

Le Epistole

Si tratta di tredici lettere ufficiali in latino composte secondo le regole medievali delle artes dictandi. La più famosa ed importante è l'Epistola XIII, indirizzata a Cangrande della Scala.

Essa contiene la dedica del Paradiso al signore di Verona, che era stato generoso col poeta. Inoltre contiene anche delle indicazioni per la lettura della Commedia.
Dante la descrive come contenente quattro sensi di lettura: letterale, allegorico, morale ed anagogico. Differenzia le due forme, quella del trattato e del trattare. Quella del trattato si riferisce alla divisione dell'opera in tre cantiche, ognuna divisa in canti i quali sono a loro volta ripartiti in gruppi ritmici. La forma del trattare è invece la struttura formale interna dell'opera. L'autore spiega l'origine del titolo “Commedia”. Si riferisce ad un canto rustico che si differenzia dalla tragedia per la materia. Una commedia, infatti, inizia con delle difficoltà ma termina felicemente ed inoltre è dimessa ed umile in quanto scritta in volgare. La tragedia invece ha un inizio tranquillo ma una fine terrificante, trae l'etimologia del nome da tragos odè, canto del capro, ed è elevata e sublime.
La finalità della Commedia sarebbe togliere dallo stato di miseria i viventi in questa vita e condurli alla felicità.

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