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La "Vita Nova" di Dante

La Vita nova è un'opera giovanile di Dante, composta di prosa e poesia (25 sonetti, 4 canzoni, 1 ballata e 1 stanza isolata). Il primo sonetto è del 1283 e l'ultimo è di nove anni dopo. La prosa nacque tutta nello stesso tempo. Dapprima appaiono evidenti gli influssi di Guittone d'Arezzo che si riallaccia alla tradizione siciliana, rinnovata dai Toscani, e alla poesia trovatorica provenzale. "Donne ch'avete intelletto d'amore" rivela l'attenzione e l'ammirazione di Dante per Guinizzelli: ne accoglie il concetto di donna angelicata, ecc., ma lentamente viene dimostrando la sua originalità nelle poesie "Donna pietosa", "Tanto gentile e tanto onesta pare", "Ne li occhi porta la mia donna amore" dove anche la prosa si fa più unitaria. Dante disegnò la sua donna da subito come un angelo più che come una figura terrena (fuse, infatti, così la vita dei santi con le concezioni dello stil novo). Morta Beatrice nel 1290 Dante aveva pensato di poter dedicare un nuovo amore ad un'altra donna ma fu proprio questo che determinò per reazione la composizione della Vita nova come glorificazione di Beatrice. La novità di Dante fu quella di tramutare l'ideologia del dolce stil novo da persuasione dottrinale in realtà sentimentale. Egli sente davvero e realizza in sé quel perfezionamento, quell'elevazione morale che continuamente si erano attribuiti all'amore. Attua nella realtà sentimentale quell'amore perfetto che prima era stato solo idealità. La storia d'amore narrata nelle prose nella Vita nova è la storia del generarsi e confermarsi dell'amore perfetto, è la storia del passaggio dal senso allo spirito, dal reale all'ideale, dal contingente all'eterno. La Vita nova perciò è da considerarsi non solo uno dei tanti componimenti del dolce stil novo, ma la sua opera più compiuta, coerente ed organica. È l'unica opera in cui l'amore assume l'andamento di storia, l'unica concepita secondo un disegno determinato e unitario.

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