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Alighieri, Dante - Opere minori

Appunto contenente riassunti brevi, ma dettagliati di tutte le opere minori del sommo poeta: De Vulgari Eloquentia, Il Convivio, Il De Monarchia, La Vita Nova

E io lo dico a Skuola.net
Dante Alighieri e la sua vita altalenante tra disgrazia e successo
Fin dall'inizio della sua vita, Dante ebbe dei momenti complicati da superare (quando sua madre morì, suo padre si risposò con un'altra donna con cui fece dei figli e lui si senti abbandonato). Questa sensazione, molti anni dopo, fu rivissuta: nel 1301 fu esiliato da Donati, che lo accusò di aver rubato del denaro. Non potendo restare nella sua amata Firenze fu ospitato da varie famiglie compiendo la funzione di segretario. Nonostante sentisse molto la mancanza della sua patria, Dante rifiutò più volte l'offerta di tornare alla condizione di pagare, e quindi di ammettere il falso. Ammalatosi di malaria in un viaggio a Ravenna, morì. Durante il suo esilio studiò moltissimo e scrisse molte opere, fra cui l'importantissima Divina Commedia.

La Vita Nova: la vita rinnovata dall'amore
Quest'opera, composta da 42 capitoletti, è stata scritta come una sorta di diario e racconta i sentimenti che Dante prova per Beatrice, compresi i loro rari, ma fondamentali, incontri. Il primo avvenne quando Dante aveva solo 9 anni, e lui non riesce a fare altro che contemplarla. La rivede 9 anni dopo (a 18 anni) e finalmente la saluta. Vorrebbe dichiararsi, ma non ci riesce, e alla fine corteggia un'altra donna. Beatrice, una volta venuta a conoscenza di questo, non lo saluterà più. Per riparare a questo suo danno, in una poesia la loda eguagliandola alla Madonna. Beatrice muore e Dante si sente realmente perso. In una nuova visione, Beatrice lo rimprovera, e lui decide di lodarla nel Paradiso della Divina Commedia. Nell'opera de "La Vita Nova" sono evidenti i riferimenti biblici, come la ripetizione del numero nove, multiplo di tre che simboleggia la Santissima Trinità.

Il Convivio: il banchetto degli uomini "gentili e nobili" di animo
Verso il 1304 - 1306, per mostrare la sua grandezza culturale, egli scrive il Convivio e vuole che sia letto da tutti i letterati. In latino, “convivio” significa “banchetto”, e vuole, quindi, che le persone si cibino del sapere. Questo scritto è simile ad un'enciclopedia, composta da 4 libri (dovevano essere 15 ma Dante ha interrotto la scrittura per dedicarsi alla “Divina Commedia”):

Primo libro: prefazione scritta in volgare fiorentino in quanto Dante preferisce la sua lingua d'origine alla lingua del Clero;
Secondo libro: la poesia che l'introduce ha un riferimento alla parte del Paradiso della Divina Commedia;
Terzo libro:la canzone introduttiva non è di natura stilnovistica, in quanto dice che la perfezione dell'uomo si ha con l'amore per la donna insieme all'amore per il sapere. Questo trattato, quindi, ha un significato morale, perchè Dante capisce che il sapere è illuminato se la scienza ha come scopo la ricerca di Dio;
Quarto libro: l'autore parla dell'impero di Federico II(promotore della scuola siciliana), dicendo che si dovrebbe preoccupare solo di educare i suoi sudditi alla cultura e alla sensibilità.

Il De Monarchia
Scritto in latino per creare solo una cerchia esclusiva. Dante ci parla dell'importanza dell'impero, che sostiene l'unità dei regni. Sottolinea la somiglianza dell'impero con quello romano. Spiega, poi, che l'impero ha un aspetto religioso così evidente per volere di Dio.

De Vulgari Eloquentia: elogio del volgare in latino
Contemporaneamente al “Convivio” Dante scrive il "De Vulgari Eloquienta", trattato di linguistica, stilistica e critica letteraria.
Primo libro: parla del latino e del volgare, considerando la prima come una lingua morta ma eterna. Ci narra anche la nascita dei dialetti e della Torre di Babele. Distingue tre tipi differenti di linguaggio: la lingua d'hoc, la lingua d'oil e del si. Dice, inoltre, che l'Italia ha bisogno di una lingua unitaria, basata sull'amore e composta dalle parti migliori del dialetto, ma soltanto di quello scritto;
Secondo libro: è interrotto per l'inizio della Divina Commedia. Nella prima parte dice che il miglior mezzo di comunicazione è la poesia.
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