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Le Rime

Le Rime è l’insieme delle composizioni di Dante che non sono incluse né nella Vita Nuova né nel Convivio. Esse contengono componimenti di argomento e stile molto diversi; si tratta di cinquantaquattro testi (tra cui trentaquattro sonetti, quindici canzoni e cinque ballate) a cui si aggiungono ventisei liriche e altrettante di poeti che dialogavano con Dante.
Le rime più antiche stanno al 1283, quelle più tarde al 1307, abbracciano quindi il primo venticinquennio dell’attività creativa di Dante.
Due sono le costanti di fondo, nonostante la varietà di stili e poetiche : un’inesauribile ricerca sperimentale e una tendenza alla definizione realistica della materia tratta. Terza e ultima costate è quella meno presente nei componimenti: la centralità dei tema amoroso.
E’ possibile suddividere le rime in cinque diversi gruppi: rime stilnovistiche, rime comiche, rime allegoriche e dottrinali , rime petrose e rime dell’esilio.

Rime Stilnovistiche
E’ il gruppo più numeroso di componenti risalente agli anni di composizione della Vita Nova (1283-1293). Il tema dominante è quello amoroso: come ammirazione disinteressata della donna e come bisogno di lodarla , non senza l’introduzione di alcuni motivi più dolorosi tipicamente cavalcantiani , attinenti alle pene d’amore.
Molti testi sono dedicati alla stessa Beatrice cui è consacrata la Vita Nova; non è facile distinguere rime riferite ad altre donne da quelle per l’amata più importante.

Rime Petrose
E’ il gruppo nel quale l’autore fa riferimento a una “petra”, che compare in quattro componimenti simili per poetica e argomento. La composizione risale ai mesi successivi al dicembre 1296.
Dedicataria è una donna sensuale e crudele, indifferente all’amore del poeta e anzi lieta solo di conquistarlo con il proprio fascino. Il termine “petra” è probabilmente allusivo alla durezza della donna anche se non è da escludere che si possa trattare di un nove proprio.
Ispiratore di questa nuova arte dantesca è sicuramente il trovatore Arnaut Daniel.
Carattere originale e decisivo di questo gruppo è: la corrispondenza tra materia e modo della rappresentazione ; così che alla violenza della passione e alla ostinata crudezza dell’amata corrisponde uno stile violentemente realistico , ricco di dati concreti e rimandi crudi . Coerente con il clima di esasperazione formale è la ricerca di suoni aspri e duri.


Guido, i’ vorrei che tu Lapo ed io
Questo sonetto rivolto a Guido Cavalcanti è uno dei più celebri componimenti lirici danteschi. Ci riporta alla giovinezza del poeta , rendendo il clima di una brigata “cortese” diverso da quello della Vita nova.
In questo componimento il poeta si compiace di immaginare sé in compagnia della sua donna e dei suoi amici, in un luogo colmo di ogni delizia naturale nel quale rifugiarsi dalla vita di ogni giorno e dedicarsi solo a nobili conversazioni con un tema quasi esclusivo : l’amore. Nel sonetto, sulla falsariga del modello provenzale, si fondano idealmente, oltre all’amore cortese, anche i temi dell’amicizia poetica e del desiderio dell’avventura.
Il modello letterario al quale rimanda questo testo di Dante è quello del plazer provenzale, elenco più o meno realistico e realizzabile di piaceri e desideri.


Guido, ì vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio.

Sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come ì credo che saremmo noi.


Il componimento è un sonetto con rime incrociate nelle quartine e nelle terzine. Il passaggio da un verso all’altro non è mai rivelato ne da troppo nette coincidenze tra respiro metrici e sintassi. Forte la presenza di anafore ai versi 9 < E monna…. E monna >, v.9 < E…e..e..e..> v. 10,11 <con….con>.

Il sonetto è costruito nell’attenta considerazione dei fondamenti della poetica stilnovistica. Il tema centrale è l’amore anzi esso diviene nel sogno unico tema.
L’idea della fuga da una realtà sociale degradata esercita senza dubbio una notevole suggestione sull’immaginario contemporaneo , attraversato da numerosi movimenti tesi all’estrema semplificazione dei rapporti sociali e alla valorizzazione dell’amore e di una società basata sull‘amore.
L’analogia va limitata all’intenzione di costruire un sogno di evasione e di amore che neghi gli orrori della società presente.


Così nel mio parlar voglio esser aspro

Canzone manifesto con valore programmatico.
E’ la più complessa delle rime petrose tanto per le scelta metriche quanto per la materia rappresentata , distribuita tra raffigurazione oggettiva della donna e sfogo della soggettività del poeta. Domina inizialmente nel poeta la consapevolezza che la donna è invulnerabile all’amore. Si verifica un asprezza del parlare alla quale consegue l’asprezza della donna che ha un atteggiamento crudo.

Così nel mio parlar voglio esser aspro
com'è ne li atti questa bella petra,
la quale ognora impetra
maggior durezza e più natura cruda,
5e veste sua persona d'un diaspro

tal, che per lui, o perch'ella s'arretra,
non esce di faretra
saetta che già mai la colpa ignuda:
ed ella ancide, e non val ch'om si chiuda
10né si dilunghi da' colpi mortali,

che, com'avesser ali,

giuncono altrui e spezzan ciascun'arme;
sì ch'io non so da lei né posso atarme.
Non trovo scudo ch'ella non mi spezzi
15né loco che dal suo viso m'asconda;

ché, come fior di fronda,
così de la mia mente tien la cima:
cotanto del mio mal par che si prezzi,
quanto legno di mar che non lieva onda;
20e 'l peso che m'affonda

è tal che non potrebbe adequar rima.
Ahi angosciosa e dispietata lima
che sordamente la mia vita scemi,
perché non ti ritemi
25sì di rodermi il core a scorza a scorza,

com'io di dire altrui chi ti dà forza?
Ché più mi triema il cor qualora io penso
di lei in parte ov'altri li occhi induca,
per tema non traluca
30lo mio penser di fuor sì che si scopra,

ch'io non fo de la morte, che ogni senso
co li denti d'Amor già mi manduca;
ciò è che 'l pensier bruca
la lor vertù sì che n'allenta l'opra.
35E' m'ha percosso in terra, e stammi sopra

con quella spada ond'elli ancise Dido,
Amore, a cui io grido
merzé chiamando, e umilmente il priego;
ed el d'ogni merzé par messo al niego.
40Egli alza ad ora ad or la mano, e sfida

la debole mia vita, esto perverso,
che disteso a riverso
mi tiene in terra d'ogni guizzo stanco:
allor mi surgon ne la mente strida;
45e 'l sangue, ch'è per le vene disperso,


fuggendo corre verso
lo cor, che 'l chiama; ond'io rimango bianco.
Elli mi fiede sotto il braccio manco
sì forte, che 'l dolor nel cor rimbalza:
50allor dico: "S'elli alza

un'altra volta, Morte m'avrà chiuso

prima che 'l colpo sia disceso giuso".
Così vedess'io lui fender per mezzo
lo core a la crudele che 'l mio squatra!
55poi non mi sarebb'atra

la morte, ov'io per sua bellezza corro:
ché tanto dà nel sol quanto nel rezzo
questa scherana micidiale e latra.
Ohmè,perché non latra
60 per me, com'io per lei, nel caldo borro?

ché tosto griderei: "Io vi soccorro".
e fare'l volentier, sì come quelli
che ne' biondi capelli
ch'Amor per consumarmi increspa e dora
65metterei mano, e piacere'le allora.

S'io avessi le belle trecce prese,
che fatte son per me scudiscio e ferza,
pigliandole anzi terza,
con esse passerei vespero e squille:
70e non sarei pietoso né cortese,

anzi farei com'orso quando scherza;
e se Amor me ne sferza,
io mi vendicherei di più di mille.
Ancor ne li occhi, ond'escon le faville
75che m'infiammano il cor, ch'io porto anciso,

guarderei presso e fiso,
per vendicar lo fuggir che mi face;
e poi le renderei con amor pace.
Canzon, vattene dritto a quella donna
80che m'ha ferito il core e che m'invola

quello ond'io ho più gola,
e dàlle per lo cor d'una saetta;
ché bell'onor s'acquista in far vendetta

La canzone presenta numerose rime baciate; i temi sono poco numerosi e ripetuti con ripresentazione delle stesse figure (il poeta, la petra e l’amore). C’è un rovesciamento delle posizioni dei personaggi a partire dalla quinta strofa : non è più il poeta a soffrire a causa dell’infelice passione per “petra” attraverso l’azione d’amore ma petra. Il rovesciamento conferma la simmetria strutturale; applicando gli stessi temi con una distribuzione rovesciata dei ruoli. La rappresentazione è affidata a figure retoriche , in particolare a metafore scelte in modo che gli venga assegnata una coerenza di tipo allegorico.
Insistente è il riferimento alla morte nei versi 10,31,51,56. Il sogno del poeta non è di realizzare i proprio desideri ma di rovesciare la posizione e veder soffrire la donna. Egli sogna di aggredire fisicamente la donna accanendosi sui simboli della femminilità in genere più cari agli innamorati e cantati dai poeti : come i capelli e gli occhi.

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