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La visione della realtà che Dante ha è una visione religiosa che collega tutti i fenomeni. Egli vede infatti la storia come una scoperta delle verità cristiane: la storia di Cristo infatti divide la storia umana in due parti: quella pagana e quella cristiana. Secondo Dante , infatti, la civiltà classica è concepita come preparazione all’era cristiana. Dante identifica Virgilio come modello da seguire, sia in ambito letterario che in abito morale. In ambito politico Dante cerca di preservare l’autonomia comunale dalle rivendicazioni della chiesa. Grazie all’ esilio il poeta promuove un modello universalistico capace di gestire rivalità e conflitti all’interno della società comunale. Questo modello politico Dante, oltre che nella commedia, lo esprime in due opere in prosa: il convivio e la monarchia. Il convivio (1304-1038) opera di tipo enciclopedico nella quale Dante afferma la necessità di una monarchia universale; quest’opera è divisa in quattro trattati e il suo scopo principale è quello di raccogliere il sapere medievale trattando vari argomenti tra cui anche la politica. Nel quarto trattato del Convivio Dante discute sulla nobiltà e propone una Monarchia fondata dall’impero e dalla tradizione romana. Queste ultime due proposte verranno trattate nella Monarchia (1310- 1313) che viene completamente dedicata alla riflessione politica.

Il De monarchia è formato da tre libri, ed il terzo tratta del rapporto tra chiesa e impero. Secondo Dante sono entrambi necessari ma l’impero deve occuparsi del potere temporale, la chiesa invece solo di quello spirituale. Le riflessioni in merito alla filosofia che fa Dante riguardano la filosofia divina o teologica e la filosofia umana. Nel convivio è espresso l’amore per gli studi filosofici. Nella commedia invece viene riaffermato il dominio delle teologia. Così Beatrice si trasforma da creatura terrena ad angelicata che guida Dante verso la salvezza. Proprio nella commedia le riflessioni di Dante sono ispirate al tomismo, che univa fede e ragione. Dante riesce perciò a incorporare nella sua visione sia l’aristotelismo che il platonismo, visioni solitamente contrastanti fra loro.
La rappresentazione di Beatrice come donna- angelo è presente già nella vita nuova, questa è stata composta tra il 1293 e il 1295 e il tema principale è l’amore di Dante per Beatrice. In questa sua opera il poeta sviluppa l’immagine della donna angelo, aggiungendo alla tradizione stilnovista anche una valenza rettamente religiosa. Le vicende che si sviluppano nella vita nuova confermano il cambiamento della donna da espediente letterario a realtà teologica. Perciò si può dire che la Vita Nuova è unna sorta di proemio della Commedia, nella quale Beatrice è il filo conduttore tra mondo terreno e divino.
Nel De Vulgari eloquentia Dante affronta la riflessione linguistica . il trattato, scritto tra il 1303 e il 1304 , definisce i caratteri del volgare illustre , che viene innalzato fino a diventare più espressivo della lingua latina. Questo modello, che nel de Vulari eloquentia viene solo accennato nella commedia prende vita.
Nelle opere dottrinali , come il convivio, l’uso del volgare è significativo, poiché Dante parte con l’obiettivo di rendere l’opera accessibile al maggior numero di uomini possibile, infatti quest’opera rappresenta il primo utilizzo del volgare in un trattato filosofico. Mentre egli scrive in latino il De Vulgari eloquentia e la Monarchi, le epistole e le egloghe . inoltre sono in volgare, ma di dubbia attribuzione il “Fiore “ i “roman de la Rose” e il poemetto “detto d’amore”.

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