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Dante Alighieri - Vita ed opere

La vita
Dante nacque a Firenze nel 1265, la sua famiglia era legata alla corrente dei guelfi. Molte informazioni sulla sua vita le troviamo nella Vita Nova e nella Divina Commedia. Ad esempio alcuni versi del Paradiso ci dicono che egli nacque sotto il segno dei Gemelli. Dante incontrò Beatrice per la prima volta all’età di nove anni e quando la rivide per la seconda volta ne rimase talmente affascinato che ella diventò personaggio principale delle rime ( componimento che stava componendo proprio in quegli anni). Dante fu molto impegnato nella vita politica fiorentina, dapprima si iscrisse alla corporazione dei medici e degli speziali nel 1295 e diventò poi membro nel 1296 del consiglio dei cento. Nel 1300 venne eletto al più alto degli incarichi politici comunali ,fece parte dei sei priori di Firenze. Poiché Dante era seguace dei guelfi bianchi si schierò contro il Papa Bonifacio VII , e dopo lotte interne fra le varie fazioni, fu accusato di baratteria dal comune di Firenze e mandato in esilio. Il poeta si trasferì prima a Verona poi a Ravenna a corte dei da Polenta dove morì nel 1321 di febbri malariche poco dopo il suo viaggio a Venezia dove gli era stata affidata un’ ambasceria.

Opere: "La Vita Nova"
La vita nova è un libro diviso in 42 capitoli, composto di prose e poesie.
Dante narra poeticamente la storia del suo amore ideale per Beatrice, dal primo incontro fino alla sua morte. Dante ci narra di aver avuto un primo incontro con Beatrice all’età di nove anni. La incontrò poi una seconda volta e se ne innamorò perdutamente. Per nascondere questo sentimento, fece credere di essere innamorato di altre donne chiamate “ donne dello schermo ”. Beatrice però sdegnata negò il saluto a Dante. Questo provocò in lui dolore ma la pienezza dell’ispirazione amorosa lo spinse a scrivere “ Donne ch’avete intelletto d’amore “ in cui Dante si rivolge alle donne che sanno cosa sia l'amore e parlerà loro di Beatrice. Inoltre scrisse anche il famoso sonetto “ Tanto gentile e tanto onesta pare”. Nella parte iniziale Dante descrive la fama di Beatrice, la donna è vista come un tramite tra Dio e gli uomini. Ricordiamo che il sonetto ha una struttura formata da 14 endecasillabi, suddivisi in due quartine e due terzine.Il sonetto è stato inventato da Jacopo da Lentini con la poesia “ Amor è un desio che vien da core”.
Beatrice morì poco tempo dopo la composizione di questa poesia e lasciò Dante del tutto smarrito. In questo periodo il poeta sta per innamorarsi di una "donna gentile". Ben presto il Maestro comprende però che l'interesse per questa nuova donna va allontanato e soffocato, poiché solo attraverso L'amore per Beatrice potrà raggiungere Dio. Infatti Dante abbandona gli studi di filosofia che rappresentavano la “ donna gentile “ per dedicarsi agli studi di Teologia ( Beatrice). Dante arrivato a questo punto decide di non scrivere più nulla su Beatrice fino a quando non avrà cose più mirabili da scrivere su di lei. ( poi nella Divina Commedia).

Le Rime:

Dante dai tempi della sua giovinezza fino ai primi anni dell’esilio compose numerose rime che furono ordinate e divise per categorie. Ecco le più importanti :
1) Rime d’amore : Ispirate agli ideali stilnovistici, abbiamo delle rime dedicate a Beatrice, altre alle donne dello schermo e altre alla donna gentile.
2) Rime giovanili : Tra queste rime ricordiamo il famoso sonetto “ Guido io vorrei che tu Lapo ed Io “ in cui Dante narra il suo desiderio fantasioso di navigare su un vascello incantato con i suoi più intimi amici Guido Cavalcanti e Lapo Gianni.
3) Rime petrose : Ispirate ad un amore reale per una donna di nome Pietra ( così denominata per la durezza del suo cuore). La poesia più nota delle rime petrose è certamente la canzone “ Così nel mio parlar voglio essere aspro “ interessante per l’acceso sentimento d’amore che la anima.

"Il Convivio"
È un opera di divulgazione dottrinaria in volgare in cui Dante si ripromette di riversare tutto il proprio sapere scientifico e filosofico. L’opera rimane incompiuta, ma per la prima volta il volgare viene impiegato per trattare di argomenti filosofici e scientifici, in modo da rendere il trattato accessibile e tutti; anche a chi non conosce il latino.

Il "De Vulgari Eloquentia"
Composto contemporaneamente al Convivio è un trattato linguistico in latino, un elogio alla lingua volgare scritto però in latino per un pubblico dotto e di letterati. Dante vuole mantenere il volgare “alto” poiché essendo scritto in latino solo dotti lo leggono e perciò la conoscenza del volgare e la sua importanza vengono diffuse anche fra le classi più alte.

Il "De Monarchia"
Composto fra il 1310 e il 1313 è un trattato politico scritto in latino sempre per un pubblico di dotti. Dante espone i suoi pensieri filosofici e politici. In questo trattato, vuole dimostrare la netta separazione tra potere temporale e potere spirituale poiché secondo lui sono causa di degenerazione tra Impero e Chiesa. Il trattato verrà in seguito condannato al rogo nel 1329 e inserito nell’indice dei libri proibiti.

"Le Epistole"
Durante il periodo dell’esilio Dante ebbe modo di scrivere anche numerose lettere in latino, ricche di cultura.
Delle tredici lettere è sicuramente importante la tredicesima epistola indirizzata a Can Grande della Scala a cui dedica la cantica del paradiso.(1317) Dante espone il soggetto del poema e ne fornisce una interpretazione allegorica. L’epistola si conclude con la spiegazione del titola “ la Commedia” e con l’esposizione dei primi versi del Paradiso.

La questio de aqua et terra
Dante scrive anche una dissertazione scientifica sulla percentuale di acqua e terra nel mondo.

La "Divina Commedia"
La Divina Commedia, o Commedìa originalmente, è un capolavoro del poeta fiorentino, considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale e una delle più grandi opere della letteratura universale. Il suo titolo per esteso è “ Commedia di un fiorentino di nascita e non di costumi “. La commedia titolo dell’opera si riferisce sia al contenuto che ha principio triste e lieto fine; sia e soprattutto alla forma in quanto Dante intendeva comporre il suo poema nello stile medio.
L’appellativo di divina fu dato da Boccaccio e apparve per la prima volta come parte integrante del titolo nel 1555 in un edizione veneziana di Ludovico il Dolce.
Il titolo di Divina Commedia è così rimasto nel secoli ad indicarne la sua sublime altezza poetica di contenuto, di stile del poema Dantesco.
La Divina Commedia fu durante l'esilio , tra il 1308 e il 1320. L'opera è divisa in tre cantiche : Inferno , Purgatorio , Paradiso , di 33 canti ciascuna (salvo l'Inferno che ha un canto in più come introduzione) , in terzine alternate a rima incatenata (ABAB…..). Poema didattico- allegorico. Narra un immaginario viaggio del poeta , iniziato l'8 aprile del 1300 e durato sette giorni , attraverso i tre regni ultraterreni dell'Inferno del Purgatorio e del Paradiso .
La Divina Commedia può essere considerata un viaggio verso la salvezza attraverso l'analisi di tutte le passioni umane che ci allontanano da essa . E' un ritratto dell'umanità con i suoi vizi , le sue perversioni e anche con i suoi aspetti positivi di generosità .
Inferno: Vita peccaminosa
Purgatorio: Speranza di salvezza

Paradiso: Salvezza
Il viaggio di Dante è un viaggio per apprendere, si colloca tra la notte del 8 aprile e la notte del 14 aprile 1300, anno giubilare che coincide con la settimana santa di quell’anno.
Verso i 35 anni Dante si smarrisce in "una selva oscura" (simbolo del peccato) ; a fatica giunge ai piedi di un colle (la salvezza). La gioia per lo scampato pericolo dura poco , perché tre fiere , una lonza (la lussuria) un leone (la superbia) , una lupa (l'avarizia) lo spingono di nuovo nel buio della selva , da questa disperata situazione viene tratto fuori da Virgilio (la ragione) che gli consiglia di tenere "altro viaggio" : egli deve visitare il regno dei dannati (l'inferno) quello di coloro che momentaneamente stanno espiando i loro peccati ma che potranno in futuro godere della presenza di Dio (il purgatorio)e infine il regno delle anime beate (il paradiso) , Virgilio sarà suo compagno e guida nei primi due Mondi; nell'ultimo viaggio sarà accompagnato da Beatrice (la grazia) : ciò sta simbolicamente a significare che per raggiungere il Paradiso non basta la sola ragione , ma c'è bisogno dell'aiuto della Grazia Divina .Dante usa lo stile del volgare illustre. Nelle tre cantiche s’innalza progressivamente ecco un esempio : Vecchio termine quotidiano usato nell’inferno, Veglio termine letterario usato nel purgatorio, Sene termine solenne usato nel paradiso.


Inferno
La struttura dottrinale dell’Inferno richiama il costante utilizzo simbolico del numero 3: i dannati sono infatti ripartiti in tre categorie, ciascuna localizzata in una sezione decrescente della cavità sotterranea.
L’ordinamento delle pene, prefigura una gerarchia del male basata sull’uso della ragione.
I peccatori più “vicini” a Dio a alla luce, posti cioè nei primi più vasti gironi, sono gli incontinenti, quelli cioè che hanno fatto il minor uso della ragione nel peccare.
Seguono i violenti, che a loro volta sono stati accecati dalla passione, sebbene a un livello di intelligenza maggiore dei primi.
Gli ultimi sono i fraudolenti e i traditori, che hanno invece sapientemente voluto e realizzato il male. L'inferno, a forma di cono rovesciato, è uno scuro imbuto al fondo del quale è conficcato l'angelo del Male, il ribelle Lucifero, posto così nel luogo più lontano da Dio di tutto l'universo. Dante e la sua guida spirituale Virgilio lo discendono completamente, incontrando via via dannati colpevoli di delitti sempre più gravi. I personaggi danteschi sono personaggi storici e mitologici, ma anche contemporanei del poeta, protagonisti delle lotte intestine che dilaniavano tutti i comuni italiani e toscani in particolare. Lo sdegno del poeta colpisce tutti questi protagonisti dei mali italiani, e si appunta in modo particolare contro la corruzione del clero e del papato, più propensi ad occuparsi dei beni temporali che alla salute spirituale della cristianità. Le vicende personali di Dante, costretto all'esilio dopo anni di lotte tra le fazioni dei guelfi Neri e Bianchi di Firenze, offrono la chiave di lettura con la quale comprendere l'opera.

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