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Alighieri, Dante: cenni biografici e personalità


Il tempo della giovinezza

Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 da Alighiero e da donna Bella. La famiglia, di modeste condizioni economiche e sociali, era nobile di origine e faceva parte della piccola nobiltà di parte guelfa. Da giovane, Dante si dedicò alle arti del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica), allo studio della letteratura francese e provenzale. Da sé aveva imparato “l’arte del dir per rima”. Con la pubblicazione del primo sonetto, entra a far parte della nuova scuola di pensiero, il dolce stil novo. Compone versi d’amore indirizzandoli ad una certa Beatrice, che vide per la prima volta all’età di 9 anni. Quando la rivide, all’età di 18 anni se ne innamorò. All’età di 24 anni Beatrice morì. Dante, così, cadde in una profonda crisi e trovò conforto in altri amori e nella filosofia; finché l’immagine di Beatrice non ritornò nel suo animo e cominciò a ritrarla come un angelo inviato sulla terra per la salvezza della sua anima. Successivamente sposò Gemma Donati, dalla quale ebbe tre figli: Jacopo, Pietro e Antonia. Incominciò per Dante un nuovo periodo di vita, durante il quale non solo riprende gli studi più intensamente, ma si dedica alla vita politica di Firenze.

Il tempo dell’attività politica

Nel 1295 una riforma agli “Ordinamenti” di Giano della Bella (governatore di Firenze), che escludeva dalle cariche pubbliche i nobili, permise a quest’ultimi di partecipare alla vita politica a patto che si scrivessero ad una delle corporazioni di Arti e mestieri. Dante si iscrisse a quella dei medici e degli speziali, che era aperta anche agli studiosi di filosofia e di scienza. La sua carriera politica arrivò all’apice, quando fu nominato priore di Firenze. Quest’ ultima, dopo che i ghibellini furono cacciati dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento, era divisa in due fazioni: guelfi neri e guelfi bianchi. Tra questi contrasti si inserì la figura di Papa Bonifacio VIII, che voleva estendere il proprio dominio sulla Toscana. Dante, all’inizio, cercò di assumere una posizione di neutralità, perché gli interessava di più il bene del suo Comune, che le lotte tra fazioni, tanto che mandò in esilio i capi di entrambi gli schieramenti. Tra questi vi era l’amico Guido Cavalcanti. Ma di fronte alle pretese popolari, Dante decise di schierarsi con i Bianchi (sostenitori dell’autonomia della città), contro i Neri (sostenitori di Papa Bonifacio VIII). Successivamente, avvicinandosi a Firenze Carlo di Valois, inviato dal papa come paciere, Dante fu mandato con altri due ambasciatori dal Bonifacio per distoglierlo dal suo intento. Durante la sua assenza, Carlo di Valois, entrato a Firenze sostenne i Neri e cominciarono le condanne e le confische di beni contro i Bianchi. Dante fu accusato di baratteria e fu condannato a due anni di esilio e a pagare una multa di 5000 fiorini piccoli. Il poeta non tornò più a Firenze e, non essendosi presentato al processo, venne condannato ad essere bruciato vivo qualora fosse entrato a Firenze. Nei primi anni di esilio rimase con gli esuli Bianchi e ghibellini, ma dopo decise di continuare a peregrinare per le città d’Italia da solo.

Il tempo dell’esilio

Durante l’esilio Dante raggiunse la piena maturità dello spirito. Questo è il periodo più doloroso ed insieme il più proficuo sia come esperienza di vita, sia come attività letteraria. La precisa dimora di Dante non si conosce perché andò girovagando per molte regioni d’Italia. Il suo primo rifugio fu presso la corte dei Della Scala (Verona). In seguito aiuta Arrigo VII ad entrare a Firenze, ma l’impresa fallì e la speranza di Dante di ritornare nella sua amata Firenze si dissolse. Dopo viene pubblicata un’amnistia nei confronti degli esuli: i pentiti dovevano dichiararsi colpevoli, pagare una pena pecuniaria, presentarsi in veste di penitenti con la corda al collo e il capo cosparso di cenere, per essere pubblicamente “offerti”. Dante rifiutò sdegnosamente, ma sperò fino all’ultimo di ritornare a Firenze. Morì a Ravenna dopo aver terminato il Paradiso, dedicato a Cangrande della Scala.

La personalità

Ciò che caratterizzava la personalità di Dante Alighieri era soprattutto la vastità degli interessi culturali. Infatti, nella sua adolescenza si dedicò alle arti del trivio e del quadrivio, all' arte della retorica, alla musica e all' arte del dir per rima. Riassunse tutte le sue conoscenze in una sintesi armonica e superiore: la Divina Commedia.
La seconda caratteristica della personalità di Dante è la coerenza tra il pensiero e l' azione. era, infatti, un uomo politico ingenuo, incapace di doppiezze e compromessi, ma divenne un modello di dedizione assoluta ai propri ideali e alla propria patria.
Oltre a tutto ciò, caratteristica di Dante, era la straordinaria forza d' animo. l' esilio, le umiliazioni, l'essere classificato come colpevople, le privazioni, le mortificazioni, non riuscirono a scalfirne la forza del suo animo, anzi rafforzarono di più la fede negli ideali religiosi ,politici e morali.

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