Daniele di Daniele
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Tanto gentile e onesta pare di Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto contenuto nella Vita Nuova di Dante Alighieri, nello specifico nel libro XXVI. E' uno dei più importanti sonetti della Vita Nuova dantesca e l'emblema della scuola stilnovistica trecentesca. E' un sonetto composto da soli 14 versi. Il sonetto è dedicato completamente alla vita di Beatrice, lodando la sua figura di donna angelo, la quale è fonte di ispirazione per Dante. Beatrice, con il suo saluto, è fonte di grazia e di beatitudine per gli uomini. La donna non viene descritta fisicamente da Dante, però viene descritta nella sua versione angelicata, salvezza umana e rappresentazione divina.

Indice

Tanto gentile e tanto onesta pare, analisi - Versione alternativa 1
Tanto gentile e tanto onesta pare, descrizione - Versione alternativa 2
Tanto gentile e tanto onesta pare, spiegazione - Versione alternativa 3
Tanto gentile e tanto onesta pare, parafrasi - Versione alternativa 4
Tanto gentile e tanto onesta pare, riassunto - Versione alternativa 5
Tanto gentile e tanto onesta pare, commento - Versione alternativa 6
Tanto gentile e tanto onesta pare, sintesi - Versione alternativa 7
Analisi sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare - Versione alternativa 8
Tanto gentile e tanto onesta pare, parole chiave - Versione alternativa 9
Tanto gentile e tanto onesta pare, figure retoriche - Versione alternativa 10

Tanto gentile e onesta pare, analisi


Il testo Tanto gentile e tanto onesta pare un sonetto scritto da Dante Alighieri. Egli ha scritto il testo Tanto gentile e tanto onesta pare, innalzando una lode a Beatrice, donna di cui era innamorato, che morì in giovane età.
Il testo è tratto da “Vita Nova”, ossia un libretto composto sia da prosa che da versi. Per comprenderne meglio il contenuto eseguirò una parafrasi di Tanto gentile e tanto onesta pare.
-La mia donna sembra tanto nobile e tanto onesta quando saluta la gente. Che chiunque riceva il suo saluto,colto da un profondo turbamento simile a quello che si prova di fronte a qualcosa di divino, ammutolisce e non osa alzare gli occhi per guardarla. Lei avanza, sentendosi lodare, rivestita di umiltà con un atteggiamento dolce; e sembra che sia una cosa venuta dal cielo per mostrare un miracolo. Si mostra così bella a chi la contempla, che attraverso gli occhi infonde nel cuore un sentimento di dolcezza, che non può capire chi non la priva in prima persona.
E sembra che dal suo volto si effonda un soave spirito colmo d’amore, che dice all’anima: sospira. Dopo aver fatto la parafrasi svolgo un’analisi testuale di Tanto gentile e tanto onesta pare.
Nel testo Tanto gentile e tanto onesta pare prevalgono le vocali a ed e proprio per sottolineare la dolcezza della ragazza che appare come una visione e anche le parole sono state scelte appositamente, infatti, sono presenti poche consonanti aspre. Non è presente l’allitterazione. Il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare è formato da due quartine con rima incrociata e da due terzine con rima invertita, nel primo caso lo schema è ABBA e nel secondo caso è ABC CBA.
Ogni strofa corrisponde ad un intero periodo e contiene la parola chiave, le parole chiave sono: pare, par, mostrarsi e par ed hanno il significato di appare, si mostra o si fa vedere.
Tutte le strofe sono caratterizzate dalla figura di Beatrice e dopo dalle conseguenze che ella provoca su chi la guarda, sono, infatti, formate da una proposizione principale che ha come oggetto Beatrice ed una consecutiva che presenta appunto la conseguenza che provoca su chi la vede.
È presente nel testo una metafora che è “d’umiltà vestuta”.
In questo componimento Beatrice viene presentata come una visione e di lei vengono soprattutto sottolineati la bellezza interiore e la spiritualità e l’umiltà. Questa poesia si inserisce nel Dolce Stil Novo, è infatti evidente attraverso la scelta di suoni dolci l’intenzione del poeta di esaltare la dolcezza della ragazza.

Tanto gentile e tanto onesta pare, descrizione


Nei due capitoli precedenti Dante ha avuto un sogno premonitore, ovvero che gli annunciava la morte di Beatrice. In seguito la vede accompagnata da un’altra “gentilissima” donna, donna Giovanna, l’amata di Cavalcanti che la soprannominò “Primavera” poiché era la stagione più bella dove la natura rifiorisce, tutto rinasce e quindi era la natura della bellezza per eccellenza, infatti si credeva che Dio avesse creato l’universo proprio in primavera. Dante invece attribuisce un altro significato alla parola primavera, un significato etimologico che si traduce con l’espressione “prima verrà”. Dante però non intendeva soltanto che la donna amata era preceduta da Giovanna ma vi era un simbolismo evangelico.
Donna Giovanna per quanto riguarda il simbolismo cristiano rappresentava San Giovanni Battista, colui che ha preceduto Gesù che era addirittura rappresentato da Beatrice. Il poeta in questa fase della vita nuova ha perfezionato al massimo la visione della donna, superando le tematiche dello stilnovismo. Per il Guinizzelli e il Cavalcanti la donna rappresentava un angelo a livello metaforico mentre con Dante (tutto ciò corrisponde alle rime in lauda, ovvero al momento intra nos, dove al poeta basta la sola contemplazione della donna) la donna è la raffigurazione della Madonna (poiché vedrà arrivare Beatrice incoronata) e di Cristo. Questi ultimi sono degli intermediari, cioè coloro che intercedono per arrivare a Dio. Dante infatti nella Divina Commedia verrà affidato da Beatrice a San Bennardo che rappresenta il misticismo, e farà una preghiera alla Madonna che intercederà per far vedere a Dante Dio. Beatrice, che raffigura la Madonna, è l’intermediario tra Dante e Dio. Pian piano quindi si avvia all’ultima fase (extra nos) dove la donna è diventata una creatura divina, principale differenza che separa il poeta dal Guinizzelli e il Cavalcanti. Infine donna Giovanna non a caso è l’amata di Cavalcanti poiché anche costui, maestro di Dante, è il suo antecedente che verrà superato dal poeta. Si nota che il linguaggio dantesco è un linguaggio esclusivamente simbolico.

Capitoletto in prosa: Inizia con l’arrivo di Beatrice che, quando passava, le persone correvano per vederla e alla sua vista erano gioiose. Continua dicendo che era vestita di “onestade” (latinismo), che prima era una qualità esteriore, infatti era talmente bella che chi la vedeva non osava alzare gli occhi per guardarla e neanche ricambiare il suo saluto (quindi era già diventata una creatura superiore).
Coloro che ne hanno fatto esperienza possono testimoniare (parola importante, che indica lo stesso ruolo degli evangelisti che testimoniavano la presenza di Cristo nelle loro opere) che ciò che sta dicendo il poeta la verità e farlo credere a chi era scettico. Camminava incoronata e vestita di umiltà (metafora), tanto ne è piena, simile alla vergine, e tutti quelli che la vedevano dicevano che era uno dei bellissimi angeli del cielo, altri dicevano che era una meraviglia e benedicevano il signore per aver saputo operare così miracolosamente. Il poeta diceva che si mostrava cosi gentile e che trasmetteva piacere, ovvero il suo ruolo consisteva nel creare la stessa beatitudine che lei porta in chi la vede. Aggiungeva che non era facile dire ciò con le parole e che non c’era nessuno che l’ammirasse senza sospirare: introduce il concetto della poesia ineffabile, ovvero la difficoltà del poeta nel spiegare con parole in maniera sensibile ciò che è trascendente (Beatrice).

Sonetto: Il sonetto si presenta con versi endecasillabi, le prime due quartine hanno una rima incrociata e le ultime due terzine una rima alternata. Nella prima strofa evidenzia la gentilezza nel senso di qualità interiore come grazia e bellezza e l’onestà nel senso di qualità esteriore della donna quando saluta qualcuno. Parla di “donna mia”, dove per donna intende la parola “domina” (significato medievale) nel senso che Beatrice è la padrona del cuore del poeta. Compare anche una sorta di antitesi tra “mia” e “altrui”. Poi continua dicendo che tutti non hanno le parole e il coraggio di guardarla. Compare quindi un’alternanza nei primi due versi di sensazioni interne, ovvero del poeta, nei secondi due di sensazioni esterne. Nella II quartina pone in rilievo la lentezza della sua camminata con l’uso della particella “si”, che appunto rallenta il movimento e aggiunge che la donna si sentiva lodare, vestita di umiltà. Si tratta quindi di una metafora che evidenza le virtù morali di Beatrice. Sembra addirittura che sia venuta sulla Terra per mostrare un miracolo e quindi che la donna stia facendo delle azioni miracolose. Da notare è l’utilizzo della parola “cosa”, attribuita ad una creatura così importante. Il poeta però le attribuisce un significato etimologico che è appunto “causa” poiché Beatrice era la causa efficiente, il motore del percorso interiore del poeta che consiste nell’arrivo a Dio. La donna, producendo effetti nel cuore del poeta è diventata il mezzo che unisce Dante a Dio mediante un percorso ascendente. Nella terza strofa l’autore spiega che la donna si manifesta con una tale bellezza a chi la contempla poiché è la manifestazione della sostanza divina in forma terrena che riesce a donare con gli occhi una dolcezza al cuore, che non può essere intesa da chi non la prova. Anche in questa strofa compare un’alternanza di esterno ed interno. Nell’ultima terzina ci comunica il movimento di uno spirito soave pieno di amore dal suo viso che suggerisce all’anima di sospirare. Nel mondo antico, si riteneva che l’ultima cosa che fuggisse dal corpo fosse l’anima, che nell’uscire fuori provocava una sorta di soffio, che è proprio quello che intende il poeta nel concludere il sonetto: quindi nel momento in cui l’uomo muore, la sua anima automaticamente si ricongiunge con Dio. Vedendo questa donna angelica si sospira e questo sospiro corrisponde al desiderio di ricongiungimento a Dio. Importante è anche l’espressione “spirto soave pien d’amore” che è un influsso del Cavalcanti che è stato caricato di grandissima spiritualità e quindi superato. Si crea una tensione forte nell’animo dell’uomo ma senza sofferenza e disperazione, l’anima si unisce a Dio e non viene annientata. Nel sonetto una grande importanza viene attribuita ai verbi, data la loro numerosità e la loro posizione di grande rilievo al termine dei versi. Questi di solito conferiscono un senso di immediatezza e dinamicità mentre Dante riesce attraverso quest’ultimi riesce a trasmettere una carenza lenta e quasi di immobilità. Infatti si serve dei cosiddetti verbi statici e non dei verbi di movimento. Per attribuire un ritmo lento utilizza poi anche accenti tonici che in un normale sonetto compaiono soltanto due o tre volte per verso, mentre in questa poesia compaiono circa cinque o sei volte. Risulta infine evidente che la parola chiave del sonetto è il verbo “pare”, a cui il critico Contini attribuisce il significato di ”ciò che è”. La poesia rappresenta una visione, ovvero una situazione irreale ma vera per Dante.

Tanto gentile e tanto onesta pare, spiegazione


Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo all'anima: Sospira.


Commento Tanto gentile e onesta pare: La poesia Tanto gentile e onesta pare di Dante Alighieri, è uno degli esempi più significativi della poesia del Dolce Stil Novo. Tratto dalla Vita Nova", opera mista di prosa e poesia, che narra l'amore del poeta per Beatrice. Beatrice, morta prematuramente all'età di ventiquattro anni, è raffigurata in quest'opera come la donna angelo, che irradia una luce di bellezza sovrumana che avvince l'animo e lo fa innamorare. Infatti, secondo i principi del Dolce Stil Novo, la donna è trasfigurata ed elevata ad angelo (la donna angelo di Dante). In questo sonetto, Dante canta Beatrice come una donna cortese, dignitosa, umile e dotata di bellezza e grazia spirituale. Dante Alighieri paragona la sua donna a una creatura venuta dal cielo sulla terra per testimoniare la grazia divina. L'apparizione di Beatrice produce, in chi li contempla, incapacità di parlare, senso di dolcezza e di gioia, senso di simpatia e desiderio di amore spirituale.

Tanto gentile e tanto onesta pare, parafrasi


E' un sonetto composto da due quartine e da due terzine, le scelte lessicali sono fatte per per creare la giusta atmosfera del dolce stil novo.

Parafrasi:
la mia donna sembra tanto gentile e tanto onesta
quando saluta gli altri
che muta ogni lingua è costretta a parlare tremando
e i miei occhi non la smettono di guardare

ella procede come se fosse vestita
d'umiltà sembra un angelo venuta dal cielo sulla terra per dimostrare un miracolo

si mostra cosi bella egli occhi che è una dolcezza del cuore dei nobili

e sembra che dalle sue labbra si muova
uno spirito soave pieno d'amore, che l'anima va dicendo: sospira.

Tanto gentile e tanto onesta pare, riassunto


Qualche tempo dopo il presagio della morte di Beatrice, Dante la vede preceduta da Giovanna, detta Primavera per la sua bellezza.
Capisce che Giovanna è stata chiamata Primavera perché “prima verrà”, infatti precedeva Beatrice nella sua apparizione.
Anche il nome Giovanna significa la stessa cosa, perché è il nome di Giovanni Battista, colui che precede l’arrivo di Gesù. -> Parallelismo tra Beatrice e Gesù, Beatrice vista come salvezza divina.
Viene evidenziato il senso mistico della donna e dell’intera narrazione, cioè la vicinanza a Dio senza l’uso della ragione.
Il fatto che gli altri rendono omaggio a Beatrice dona contentezza a Dante. Nonostante questo Beatrice non s’insuperbiva, rimaneva sempre umile.
Egli scrive per far conoscere Beatrice anche a chi non l’ha conosciuta.
La paragona ad una creatura del cielo per far vedere che lei è un miracolo, che appartiene al divino.
Solo con l’esperienza si può notare la dolcezza negli occhi di chi la ama.

Analisi del testo: Gianfranco Contini : il verbo pare dà l’idea di “sembrare” ma in realtà ha senso di “apparire in piena evidenza” -> indica il carattere di apparizione misteriosa che possiede la figura femminile

Ritmo : lento, segno di un atteggiamento contemplativo; è un esempio di trobar leu poiché da musicalità ed armonia.

Smaterializzazione dell’immagine : non c’è nessuna connotazione fisica, ma viene espresso solo l’effetto che fa Beatrice a quelli che la ammirano.

Verbi: Le parole in rima sono principalmente verbi. Non c’è uno sviluppo della vicenda, i verbi sono prevalentemente metaforici a indicare la perfezione di lei. Il forte numero di verbi contribuisce a smaterializzare l’immagine rendendola figura astratta e oggetto di pura contemplazione.

Tanto gentile e tanto onesta pare, commento


Parafrasi:
Tanto nobile e tanto dignitosa si manifesta in modo evidente
la padrona del mio cuore quando saluta la gente,
chiunque riceva il suo saluto è colto da un profondo turbamento,
e non osa alzare gli occhi per guardare.

Lei avanza sentendosi lodare,
con un attegiamento dolce rivestita di umiltà;
e si manifesta come una creatura discesa
dal cielo sulla terra per mostrare un miracolo.

Si mostra così bella a chi la guarda,
che infonde attraverso gli occhi un sentimento di dolcezza al cuore,
che non può comprendere chi non la sperimenta direttamente;

E pare che dal suo volto si effonda
uno spirito pieno d'amore,
che si intrufola nell'anima.


Commento: In questo sonetto (Organizzato in due quartine e due terzine) Dante vuole evidenziare e lodare la bellezza della sua amata Beatrice e gli effetti della sua apparizione a chi la incontra. Egli dice che tutti sono onorati di ricevere un suo saluto e inoltre si ammutoliscono e rimangono incantati dalla sua bellezza poiché sembra una creatura mandata dal cielo per manifestare la sua potenza divina. Inoltre in questo sonetto ne esalta le sue virtù, la sua gentilezza e la sua onestà.

Tanto gentile e tanto onesta pare, sintesi


Qualche tempo dopo il presagio della morte di Beatrice, Dante la vede preceduta da Giovanna, detta Primavera per la sua bellezza.
Capisce che Giovanna è stata chiamata Primavera perché “prima verrà”, infatti precedeva Beatrice nella sua apparizione.
Anche il nome Giovanna significa la stessa cosa, perché è il nome di Giovanni Battista, colui che precede l’arrivo di Gesù. -> Parallelismo tra Beatrice e Gesù, Beatrice vista come salvezza divina.
Viene evidenziato il senso mistico della donna e dell’intera narrazione, cioè la vicinanza a Dio senza l’uso della ragione.
Il fatto che gli altri rendono omaggio a Beatrice dona contentezza a Dante. Nonostante questo Beatrice non s’insuperbiva, rimaneva sempre umile.
Egli scrive per far conoscere Beatrice anche a chi non l’ha conosciuta.
Analisi del testo
Gianfranco Contini : il verbo pare dà l’idea di “sembrare” ma in realtà ha senso di “apparire in piena evidenza” -> indica il carattere di apparizione misteriosa che possiede la figura femminile

Ritmo : lento, segno di un atteggiamento contemplativo; è un esempio di trobar leu poiché da musicalità ed armonia.

Smaterializzazione dell’immagine : non c’è nessuna connotazione fisica, ma viene espresso solo l’effetto che fa Beatrice a quelli che la ammirano.

Verbi : Le parole in rima sono principalmente verbi. Non c’è uno sviluppo della vicenda, i verbi sono prevalentemente metaforici a indicare la perfezione di lei. Il forte numero di verbi contribuisce a smaterializzare l’immagine rendendola figura astratta e oggetto di pura contemplazione.

Parafrasi: 1° strofa : La mia donna appare tanto nobile d’animo e onesta quando saluta la gente, tanto che tutti fanno silenzio e gli occhi non osano guardarla.
2° strofa : Ella procede, sentendosi lodare, con quell’atteggiamento di umiltà che si rivela, al suo apparire, benevolenza; e pare sia una creatura discesa dal cielo sulla terra per mostrare un miracolo che appartiene al divino. (La paragona ad una creatura del cielo per far vedere che lei è un miracolo, che appartiene al divino).
3° strofa: Si mostra così bella a chi la guarda, che tramite gli occhi trasmette una dolcezza al cuore che chi non la prova non può capire . (Solo con l’esperienza si può notare la dolcezza evidente negli occhi di chi la ama).
4° strofa : e sembra che dal suo volto provenga un soave spirito d’amore che dice all’anima: Sospira.

Analisi sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare


La donna mia si mostra tanto elevata di spirito e venerata quando lei porta saluto a qualcuno che per la trepidazione non riesce più a parlare e gli occhi non riescono a guardarla. Ella si muove con quell’atteggiamento di umiltà quando qualcuno la loda e pare che sia una donna discesa dal cielo sulla terra per mostrare in concreto la potenza divina. A chi la contempla si mostra con una tale bellezza che attraverso gli occhi dona una dolcezza al cuore che chi non prova non la può capire e pare che dal suo viso emani una soave ispirazione amorosa che suggerisce all’anima: sospira.

Tanto gentile e tanto onesta pare, parole chiave


Con il superamento della poetica dell’innamoramento a favore della poetica della Lode, Dante passa
dall’amore –passione, alimentato dal desiderio di essere ricambiato e appagato almeno dal saluto di
Beatrice, all’amore- virtù , disinteressato e fonte di perfezione spirituale.

Lode e contemplazione spiritualizzata: Dante riprende nella lirica numerosi luoghi comuni dello Stilnovo:
- il motivo della lode alla bellezza della donna che passa per via;
- il saluto salvifico, di derivazione guinizzelliana;
- l’indescrivibilità dell’evento;
- lo stupefatto mutismo dei presenti, di derivazione cavalcantiana.
Il poeta , nel contempo, crea un’atmosfera estatica con l’apparizione di una figura femminile i cui dati fisici acquistano un significato spirituale : gli occhi infondono nel cuore dolcezza, il viso esprime un fascino soave.

Gli effetti beatificanti:
L’apparizione e il saluto della donna producono diverse reazioni psicologiche su quanti la incontrano:
- il silenzio, davanti all’apparizione e al saluto;
- il tremore , dinanzi a un miracolo di bellezza, manifestazione dell’amore di Dio in terra;
- il sospiro, indotto dalla bellezza della donna;

Beatrice simbolo di salvezza: Secondo la mentalità simbolica del Medioevo, la donna “ Si manifesta” , ossia rivela la propria essenza. Beatrice , manifestazione visibile di un miracolo, ha la missione salvifica di mostrare tra gli uomini la potenza mirabile di Dio per sollecitare l’animo del poeta verso il perfezionamento spirituale e intellettuale e un amore puro, slegato da ogni elemento materiale. In tal senso Beatrice preannuncia nella Vita Nuova il ruolo che assumerà nella Commedia.

Il lessico e l’atmosfera soprannaturale: Il clima soprannaturale è reso dai termini Cielo (v 8),spirito (v.13),amore (v.13),anima (v.14), dal
ripetersi della parola chiave pare (v.1-7-12), rafforzata dalle varianti miracol mostrare (v.8), Mostrarsi (v.9) che indicano il manifestarsi delle virtù di “gentilezza” (nobiltà spirituale), onestà (bellezza e decoro esteriore), umiltà (modestia) di Beatrice.

Tanto gentile e tanto onesta pare fa parte del testo Vita Nuova (testo prosimetro, ovvero composto attraverso l’alternanza equilibrata di prosa e versi), capitolo XXVI, e si inserisce senza ambiguità nel solco poetico tracciato dallo Stil Novo. E’ una poesia, una poesia d’amore, che solo apparentemente è di facile comprensione, per via della lingua, delle scelte lessicali le quali, rispetto ad altri componimenti del periodo, sembrano quasi essere di qualche secolo successive.
Infatti molti termini hanno nella poesia un significato diverso rispetto a quello che potremmo dar loro al giorno d’oggi: “gentile”, tanto presente nella poesia stilnovista, significa “nobile”, “onesta” si riferisce ad un decoro esterno, nel vestire e nel portamento, “pare”, che ricorre nella prima e seconda quartina e nella seconda terzina (nella prima è sostituito da “mostrasi”) che significa “si presenta”, “sembra come”, “sembra quasi”, ma anche “si manifesta con evidenza”.
“La donna mia”, tema del sonetto, non è da intendersi in senso letterale come “la donna che mi appartiene” o in senso concreto come “la donna con cui ho un rapporto”. Il rapporto tra Dante e Beatrice (Bice di Folco Portinari) non è fisico, ma un rapporto platonico, spirituale, in cui è assolutamente preminente il contatto visivo, lo sguardo, il guardare. L’amore che ne consegue, allo stesso modo, è un amore spirituale, metafisico, non legato alla carnalità ma ad un processo di elevazione verso qualcosa di superiore, ovvero Dio.
Tutto il sonetto ruota attorno a questa elevazione spirituale per mezzo della donna, questo mostrarsi di Dio attraverso il mostrarsi di lei.

Le Rime ( 1283- 1307): Comprendono la produzione poetica di Dante non inclusa nella Vita Nuova e nel Convivio. Si tratta di una 50 di componimenti ( sonetti, ballate, canzoni) di varia ispirazione e composti dalla giovinezza all’esilio. Questi testi, mai raccolti da Dante in un canzoniere, sono stati organizzati da editori moderni in quattro gruppi che testimoniano la varietà di stili e registri linguistici sperimentati dal poeta.

Le Rime stilnovistiche ( 1283.1293) :quasi tutte di argomento amoroso, dedicate a Beatrice e ad altre donne, indirizzate a poeti e amici.

La tenzone con Forense Donati ( 1290.1293):
Sonetti di genere comico-realistici
Argomenti bassi e toni da invettiva

Le Rime Petrose ( 1296- 1298)
Amore sensuale per una donna crudele
Suoni duri e aspri

le Rime dell’esilio ( 1302- 1307) : sono di argomento etico-politico . Temi dell’onore e della giustizia, vissuti dalla parte dell’esule, che in quegli anni stava componendo la Commedia.
- Componimenti sul modello di Guittone.

Tanto gentile e tanto onesta pare, figure retoriche


Il sonetto descrive una scena assai scarna: lungo la via cammina una donna; poiché si tratta della Vita Nova, la “donna mia” può essere solo Beatrice e il luogo Firenze. Null'altro importa: basta un cenno di saluto rivolto da Beatrice a un concittadino, e la realtà si trasfigura in modo miracoloso. La bellezza, la purezza e la nobiltà d'animo della donna si rivelano nel suo portamento dignitoso e pudico e sembrano contagiare tutto ciò che le sta intorno: le voci tacciono, scende un silenzio carico di meraviglia, interrotto solo da mormorii di lode, gli sguardi s'abbassano come di fronte a un'apparizione sacra.
Come storditi, gli uomini contemplano la sua perfezione, sentendosi pervadere da una sensazione di dolcezza così intensa che non trova parole per esprimersi: un casto amore sembra emanare dalla figura di Beatrice e colpire tutti all'intorno, come se fosse una radiazione luminosa visibile. Chi ne è contagiato sente il cuore impregnarsi d'amore per la bellezza che Dio ha saputo mettere e rivelare al mondo in quella sua perfetta creatura: la sua estasi si esprime in sospiri indirizzati a Beatrice. Lei, dal canto suo, è consapevole degli straordinari effetti che sortisce, ma la sua umiltà e purezza le impediscono di vantarsene: se la donna è un miracolo, il miracolo è un segno che rimanda non a lei ma a Dio, e che perciò a Lui va riconosciuto.

Dopo Guinizzelli, Guido Cavalcanti e l'amico Dante portarono a Firenze lo stilnovo, di cui questo sonetto è considerato il capolavoro, e presentarono l'amore come un'esperienza ora distruttiva ora sublime, ma sempre estrema. Per Dante la donna è una figura angelica, la cui perfezione rimanda a Dio; l'amore porta con sé un'elevazione dell'anima verso la verità assoluta e la beatitudine eterna di Dio stesso, che si rivela nella purezza della donna-angelo. L'amore non è una potenza che ammutolisce, perché mette l'amante di fronte a qualcosa di sovrumano: la rivelazione del divino salva chi la accoglie con umiltà, ma annienta chi non ne è degno.
Tutti gli straordinari effetti descritti nel sonetto scaturiscono da un unico gesto di Beatrice: il saluto. Dante, che come tutti gli intellettuali del suo tempo conosceva a fondo la Bibbia e la letteratura latina, gioca sul doppio significato proprio e religioso del “saluto”: il saluto di Beatrice annuncia salvezza, anzi l'anima di colui che lo riceve ne viene purificata e indirizzata verso la salvezza eterna, perché Dio lo ha ritenuto degno di contemplare un Suo miracolo.
Spesso lo stilnovo è accostato all'aggettivo “dolce”. In effetti nel sonetto l'apparizione e il saluto di Beatrice suscitano una “dolcezza” indicibile. Per Dante la bellezza completa e manifesta di Beatrice può suscitare solo sentimenti dolcissimi. E' giusto allora che questo incanto d'amore sia espresso, per quanto possibile, con una lingua “dolce”, conforme a quella sublime esperienza: sintassi scorrevole, lingua limpida e precisa, lessico solenne, rime gradevoli all'udito, accostamento di vocali aperte e consonanti il meno possibile aspre. Lo stile insomma non è una libertà individuale, ma deve adattarsi alla dignità della materia trattata.

Autori che hanno contribuito al presente documento: Scioria, anton3llina95, Alef93, Fabbian, eleonora.serafini.12, Pinturicchio98, issima90, matteo.98, alessia.guerrisi.
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