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Le Idee e la Poetica

Dante può essere considerato uomo del Medioevo, che concepisce la vita umana come costante
impegno etico- morale e vede l’uomo come creatura fragile che, dibattendosi fra il Bene e il Male
del mondo, tende al sovrannaturale, a Dio, modello di perfezione assoluta. Ma pur con questa tensione religiosa, frutto delle teorie agostiniane e tomistiche del cattolicesimo, Dante non può fare a meno di guardare con comprensione le debolezze e le passioni umane , talvolta, recriminandole con severa asprezza, talvolta scusandole con indulgenza. egli stesso è personalmente coinvolto in quelle stesse debolezze e passioni, col suo carattere orgoglioso e superbo, mai disposto alle sottomissioni e alieno ai compromessi, orientato verso una forma di <<umanesimo>> che supera di gran lunga il Medioevo. e ce lo fa apparire poeta di tutti i tempi.

Dal punto di vista letterario, Dante si cimenta in vari generi :

- Nella Lirica , attingendo ai canoni tradizionali e portando a perfezione le regole della scuola stilnovistica;
- Nel Trattato Didascalico, al quale affida la funzione di enunciare le sue regole linguistiche ( Convivio, De Vulgari Eloquentia), politiche ( Monarchia), etiche ( Divina Commedia);
- Nella Poesia Allegorica, costruendo il più ampio e perfetto trattato Allegorico, la Commedia che supera di gran lunga i suoi antenati << Roman de la la Rose >>, <<Tresor >>, <<Tesoretto>>…

Si evidenziano nell’opera Dantesca due aspetti essenziali della mente umana: La razionalità e la fantasia. La RAZIONALITA’ rende agile ogni ragionamento, sempre condotto sul filo della logica, conferisce credibilità a tutta l’impalcatura della Commedia che, tuttavia, è l’opera in cui la Fantasia è la vera dominatrice e l’immaginario acquista lo spessore del vero.
Anche il problema della lingua è affrontato da Dante con saudente ragionamento che fornisce la formula per realizzare un volgare colto ( De Vulgari Eloquentia); è logico quindi che egli usi quel volgare per le sue opere maggiori ( contro il pare dei dotti), acquistandosi a buon diritto l’appellativo di << padre della lingua italiana>>.

De Monarchia


E’ composto da III libri in latino
E’ scritto tra il 1310- 1313 (discesa di Arrigo VII)
Analizza lo scontro tra papato e impero
Sostiene la teoria dei due soli secondo cui entrambi ricevono il potere da Dio : il Papa deve garantire la beatitudine eterna

l’Imperatore deve garantire la felicità terrena
Esprime la teoria provvidenzialistica della storia, prevede un legame tra morale e politica
che determina la realizzazione della giustizia divina


Libro I

Il primo libro sostiene la necessità di una giustizia incarnata dall’imperatore, garanzia di pace tra i popoli.
Sviluppo tematico
La natura dell’uomo è resa cieca dalla cupidigia, dal desiderio sfrenato dei beni materiali, fonte di corruzione, di disordini e violenze; è quindi necessario un unico sovrano laico, che si occupi del benessere dei suoi sudditi, immune da avidità ( perché già possiede tutti i beni del mondo), al quale gli altri governanti di rango più basso ( re, principi) siano tenuti a rispondere.

Libro II

Il secondo libro dimostra che l’idea dell’impero universale affonda le sue radici nella Roma antica e risponde al disegno della divina provvidenza.
Sviluppo tematico
Numerosi eventi dimostrano che l’impero non è opera dell’uomo ma di Dio: la divina discendenza di Enea, fondatore della stirpe di Roma ( Come si legge nell’Eneide di Virgilio),i fatti anche miracolosi con cui il popolo romano si impose sugli altri, la nascita e la morte di Cristo sotto l’impero romano , la formazione del Sacro romano impero di Carlo magno e la diffusione del Cristianesimo in tutto il mondo.

Libro III

Le tesi dei primi due libri funzionano come premessa di un sillogismo: da esse discende la tesi dei due soli.
Sviluppo tematico
Il libro affronta la situazione italiana e il problema dei rapporti tra imperatore e pontefice, << due soli >> indipendenti l’uno dall’altro, risplendenti di luce propria e di uguale grandezza , dignità e funzione.

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