Il De Vulgari Eloquentia

scritto nello stesso periodo del convivio, il de vulgari eloquentia ampliò il discorso sulla dignità del volgare. L'obiettivo è quello di creare un trattato di retorica che fissi le norme per l'uso della lingua volgare. con una retorica dedicata al volgare veniva consacrata definitivamente la legittimità e il valore come strumento di espressione letteraria.
Scritte in latino, e destinata esclusivamente ai dotti, l'opera doveva comprendere quattro libri ma rimase interrotta a metà del secondo. Il primo libro in posta il problema del volgare illustre cioè della formazione di un linguaggio adatto ad uno stile sublime che tratti argomenti elevati e importa. In volgare illustre secondo Dante deve essere cardinale, aulico e curiale cardinale nel senso che esso è il cardine intorno a cui devono ruotare tutti volgari municipali, aulico perché se gli italiani avessero la reggia esso sarebbe proprio del Palazzo Reale e curiale perché risponde a quelle esigenze di eleganza e dignità che si possono avere solo nelle corti.

Dopo aver tracciato una strada del linguaggio Dante passa in rassegna tutti i dialetti d'Italia alla ricerca di quel volgare illustre ma non riuscendo a rintracciarlo afferma che la sua elaborazione toccherà ai letterati e ai dotti sparsi nelle varie città italiane.
Nel secondo libro sono definiti invece gli argomenti per i quali occorre lo stile tragico: e sono per Dante le armi, l'amore, la virtù la forma poetica in cui si deve concentrare con lo stile della canzone. Mentre nella vita nuova Dante afferma che solo gli argomenti amorosi potevano essere trattati in volgare con il de vulgari eloquentia ammette anche gli argomenti epico-guerreschi e quelli morali.

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