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Band of Brothers

“La tragica scoperta” è il titolo della penultima puntata di un telefilm americano, intitolato “Band of Brothers” diretto da Steven Spilberg. Visto il successo riscosso oltre oceano, la serie, di dieci puntate, è stata trasmessa anche dalla nostra televisione.
“Band of Brothers” è tratto da un libro di Stephen E. Ambrose incentrato sulle vicende di una compagnia di soldati statunitensi inviata in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, dalla sbarco in Normandia (6 giugno 1944) fino al termine della guerra. Potremmo considerare “Band of Brothers” una continuazione metaforica del film “Salvate il soldato Ryan” sempre di Steven Spilberg.
Il telefilm inizia con il racconto di alcuni reduci, ormai anziani, della Compagnia Easy che ricordano la loro esperienza: erano giovani, del tutto inconsapevoli ed estranei alle motivazioni storiche del conflitto, mandati a combattere una guerra che non comprendevano, a cui è stato solamente detto che “..i tedeschi sono cattivi..”.
La sigla d’apertura presenta elementi interessanti: ad immagini di guerra, morte e distruzione, si alternano i volti sorridenti dei soldati e come sottofondo una colonna musicale “antieroica”.
La compagnia, di stanza in Germania, ha già perso molti uomini, l’inverno è appena finito e con esso si attende con ansia la fine della guerra. I soldati non trovano una vera motivazione per continuare a combattere ma sarà proprio in questa puntata che troveranno una ragione valida per cui lottare.
La Germania è distrutta: macerie e rovine ovunque, i sopravvissuti ai bombardamenti si aggirano tra le case sventrate rovistando fra i detriti. I soldati americani assistono alla scena, nulla di eroico o glorioso vi è nella guerra, solo morte e dolore. Il suono dei violini sottolinea l’assurdità e l’atrocità della scena..
Questa puntata, il cui sottotitolo è “Perché combattiamo”, non presenta scene di combattimenti, ma la quotidianità in cui la Compagnia vive, i soldati sperano in una imminente fine della guerra (attendono infatti con ansia l’ordine di entrare a Berlino), fanno progetti per il ritorno a casa ed una sottile vena di euforia sembra coinvolgere tutti. Si parla del “Piano Marshall” (programma d’aiuti finanziari statunitensi volti alla ricostruzione dell’Europa) ed emerge evidente l’assurda contraddizione tra la raccolta di fondi negli USA ed i soldati statunitensi, in Europa, che derubano le case abbandonate per spedire il “bottino” alle famiglie oltreoceano.
Interessante è anche l’analisi dell’atteggiamento dei soldati appena arrivati e dei “veterani” ormai avvezzi alla guerra. I nuovi arrivati sono pieni di energie, hanno voglia di combattere e di entrare in azione, mentre i soldati più anziani, che hanno conosciuto il crudele volto della guerra, apprezzano la “pace” relativa in cui si trovano, illusoria pausa dell’orrore.
Ma la tregua dura poco, giunge infatti la notizia che trecentomila tedeschi si sono arresi e che Hilter ha ordinato alle S.S. di nascondersi. Viene dato l’ordine di partire, le camionette americane cariche di soldati avanzano lungo due strade parallele; nel mezzo i soldati tedeschi sconfitti camminano a piedi in senso opposto. Questa scena è giocata sulla contrapposizione tra vincitori e vinti: i tedeschi procedono stancamente a piedi mentre gli statunitensi li osservano dall’altro delle loro camionette; gli americani vanno incontro alla vittoria i tedeschi verso la sconfitta a capo chino ed in silenzio. Gli statunitensi, al contrario, esultano, cantano ed inveiscono contro i tedeschi accusandoli di averli costretti ad abbandonare le loro vite per combattere una guerra che non comprendono.
Ma un motivo per combattere viene fornito da una scoperta che lascerà attoniti e sbigottiti i membri dell’intera Compagnia Easy. Spilberg conduce magistralmente, ed in modo molto inconsueto, i soldati e gli spettatori alla scoperta dei campi di sterminio. I soldati sono mandati in ricognizione in un bosco, (la scena ricorda molti episodi di guerra avvenuti tra le montagne innevate delle Ardenne) cresce la tensione per la paura di un’imboscata, il silenzio innaturale sembra preludere la tragedia, ci si aspetta l’improvviso esplodere di una mina o l’attacco nemico. In realtà i soldati e gli spettatori si troveranno di fronte ad una realtà molto più sconvolgente: un campo di lavoro, terrificante anche se di dimensioni ridotte. Gli spettatori non giungono a tale scoperta contemporaneamente ai soldati. La scena presenta un soldato che corre a chiamare gli ufficiali, il suo sguardo è turbato, ha scoperto qualcosa di incredibile, qualcosa che nemmeno lui sa definire. Con grande abilità Spilberg catapulta lo spettatore dall’angoscia per un agguato imminente all’attesa di un evento sconosciuto. Solo quando tutta la Compagnia ha “fatto la scoperta” viene svelata anche a noi. I superiori contattano le altre divisioni e si viene a sapere della presenza di campi di sterminio in tutta la Germania..
Il popolo americano non sapevano dell’esistenza dei campi di concentramento e probabilmente solo i vertici ne erano a conoscenza.
La scena che si trovano di fronte lascia i soldati letteralmente paralizzati: sono increduli, attoniti, sconvolti. Commuoventi sono gli abbracci fra i detenuti e i loro salvatori. Un prigioniero spiega che lo stesso mattino i tedeschi sono fuggiti uccidendo il maggior numero di persone prima di andarsene. La macchina da presa indugia sui corpi emaciati, malati, sui numeri tatuati sulle braccia, sui mucchi di cadaveri.
Il giovane soldato è seduto immobile con lo sguardo fisso a terra, sconvolto. La civiltà è morta, la pietà, l’umanità sono morte. Ora i soldati hanno trovato un vero motivo, uno scopo per cui combattere ed il loro atteggiamento verso i tedeschi cambia. Requisiscono acqua e cibo nelle case del villaggio vicino, gli abitanti si dichiarano non nazisti e non a conoscenza della presenza di questo campo. Per rendere consapevole la popolazione di ciò che avveniva a pochi passi dalle loro case, gli statunitensi stabiliscono una sorta di “legge” per cui ogni tedesco con più di quattordici anni deve recarsi al campo per occuparsi della sepoltura dei cadaveri. Le immagini sono agghiaccianti, vi sono montagne di cadaveri ammassati uno sopra l’altro senza alcuna dignità.
L’obiettivo inquadra una donna, incontrata precedentemente dall’ufficiale Nickson. In tutte due le circostanze i due non si rivolgono parole, solo sguardi ma più eloquenti di ogni parola. Nel primo incontro Nickson, entrato nella casa della donna, aveva scorto su un tavolo la foto incorniciata di un soldato tedesco, probabilmente il marito defunto della donna. Lo sguardo con cui la donna guarda Nickson in quell’occasione, esprime indignazione e disprezzo verso l’invasore. Ora, tra i cadaveri di persone innocenti, si invertono i ruoli: l’ufficiale guarda la donna con sguardo indignato.
La presenza del soldato americano trova uno scopo ed una legittimazione anche agli occhi della donna.

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