gaiabox di gaiabox
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Nel 1896 il francese Henri Becquerel scoprì che i sali di uranio avevano la proprietà di annerire lastre fotografiche, anche quando le lastre erano
chiuse in un involucro opaco alla luce, e di rendere l'aria un buon conduttore di elettricità.
Egli comunicò in questi termini la sua scoperta all'Académie des Sciences "Posso soltanto pensare che si tratti di una radiazione ancora ignota, apparentemente affine a quella scoperta dal Signor Rôntgen a Würzburg Non posso però decidermi a dichiarare identiche le due radiazioni consimili, poiché quella da me scoperta non ha origine da un tubo costruito con le norme dettate da Rôntgen, bensì da semplici sali d'uranio. Pertanto vorrei avanzare prudentemente una supposizione, e cioè che la radiazione da me scoperta non sia legata unicamente ai sali d'uranio".
Lo scalpore suscitato dalla scoperta di Becquerel, in seguito chiamata radioattività naturale, fu enorme e un gran numero di ricercatori si interessò subito alla misteriosa radiazione.

I primi importanti risultati furono raggiunti da una giovane studiosa di origine polacca, Manja Sklodowska Curie, moglie del fisico francese Pierre Curie.
Madame Curie notò che l'emissione radioattiva di un materiale era direttamente proporzionale alla quantità di uranio in esso presente e indipendente dalle sue condizioni fisiche (stato di aggregazione, temperatura, pressione ecc..
Avendo successivamente constatato, nell'estrarre uranio dalla pechblenda, che il minerale emetteva più radiazione di quanta ne competesse all'uranio rimasto, pensò alla possibile presenza di altri elementi radioattivi. Dalla pechblenda, insieme al marito, riuscì quindi a isolarne due nuovi, che chiamò polonio, in onore della sua terra, e radio, per l'intensa radioattività.
In seguito furono scoperti molti altri elementi radioattivi, tutti con numero atomico maggiore di quello del piombo.

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