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Cristallizzazione ed esperimento

Il cristallo è un solido diverso dagli altri. Se potessimo vedere le particelle di cui è costituito vedremo che sono disposte in modo sorprendentemente “ordinato”. I cristalli, anche noti come “diamanti” (sono sottoposti allo stesso processo) si sono formati in migliaia d’anni, ed è per questo che valgono così tanto.
Per capire come avviene abbiamo fatto un esperimento. Avevamo del solfato rameico, che sembra una polvere molto sottile di un leggero color acqua marina. Abbiamo aggiunto dell'acqua e, da quel leggero colore d'acqua marina, lo vediamo diventare blu. Questo è avvenuto a causa di una reazione chimica che ne ha cambiato la struttura, infatti da solfato rameico è diventato solfato rameicopentaidrato (cioè che, oltre che da zolfo e dal rame è composto anche da 5 molecole di acqua).
Dopo aver messo l'acqua abbiamo, però, un surnatante ed un corpo di fondo e per avere un sistema omogeneo dobbiamo aumentare la solubilità: la riscaldiamo. Dopo un po' di tempo il corpo di fondo scompare e possiamo passare alla fase successiva. Aggiungiamo 100 ml d'acqua e travasiamo il sistema dal becker al matraccio, aiutandoci con una bacchetta. Per essere sicuri di recuperarlo tutto mettiamo dell'acqua nel becker e lo continuiamo a versare nel matraccio finché siamo sicuri che lo abbiamo versato tutto. Dobbiamo sapere che il matraccio è uno strumento tarato quindi ha solo una tacca che nel nostro caso misura 150 ml. In questo passaggio si fanno molti errori perché il sistema è caldo, e, quando una sostanza è calda aumenta di volume e TUTTI gli strumenti hanno le tacchette in modo da misurare una sostanza in condizioni normali (20°C).

Versiamo il sistema in una pipetta di tipo meccanico, la Buretta, che ci permette di mettere del liquido all'interno di esso e ci fa capire anche quanto liquido c’è all’interno (infatti è uno strumento graduato, quindi più preciso rispetto al matraccio). Il bello di questo strumento è che, la prima volta che te lo si porge avanti sembra al dir poco gigantesco e che è fatto in un modo molto particolare: quando versiamo il liquido all’interno e vogliamo essere sicuri ci aver messo una certa quantità di sostanza il liquido sembra fare una cosa strana, ma che serve molto: vediamo che il liquido si “spacca”. È li che dobbiamo leggere quanto liquido c’è veramente nella Buretta. Anche un’altra cosa bella della Buretta è che se ne mettiamo un po’ troppo di liquido, alla sua estremità inferiore ha una levetta che ci permette di cacciare quanto liquido vogliamo. Comunque il liquido nella Buretta viene versato in un becker che, però, toccheremo solo tra un mesetto per vedere cosa verrà fuori.
Durante questo mesetto il liquido si trasformerà in “diamanti”, perché verrà sottoposto ad un processo che avviene anche in natura per i veri diamanti e che può durare anche ere geologiche, si chiama digestione (ovviamente non quelli che si vendono nelle gioiellerie, ma esteticamente gli dovrebbero assomigliare, dico che dovrebbero perché l’esperimento può anche non riuscire).

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