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La percezione

1 Che cos’è la percezione: la percezione è un’attività psichica intermedia. Possediamo molti sensi, non solo 4 (vista, udito, tatto, olfatto), ma molti altri. La percezione è il processo attraverso il quale il cervello elabora le informazioni dei sensi e ci mette in grado di cogliere adeguatamente la realtà circostante. Il cervello riceve informazioni dai sensi (input) e ci lavora sopra fino a ricavano percezioni cioè fino a raffigurare le cose che vediamo (output). L’input che va nel cervello, viene elaborato ed esce come output che è chiamato stimolo distale. Il cervello può percepire qualsiasi figura. Percepire non significa riconoscere, infatti per riconoscere una figura bisogna avere un esperienza regressa, averla già vista. Esistono situazioni in cui i sensi non forniscono alcun dato al cervello, manca lo stimolo ma la percezione c’è ugualmente. Queste si hanno nelle allucinazioni e nei sogni. Quando lo stimolo c’è ma non corrisponde all’oggetto che percepiamo c’è un surrogato (es. Televisione).

2 La vista: la vista occupa un posto essenziale nella percezione visiva. L’occhio ha una forma a globo ed è composto da: cornea (devia i raggi luminosi), umore acqueo (che riempie la pupilla e lo spazio tra cornea e pupilla) iride (area circolare colorata), pupilla (foro all’interno dell’iride), muscolo ciliare, umore vitreo (che è all’interno del globo), retina (trasforma le stimolazioni luminose in informazioni di natura elettrica; questo è possibile grazie ai fotorecettori che sono di due tipi: bastoncelli che captano solo bianco e nero, e coni che captano tutti i colori.), fovea (importante per la lettura). Tutte le informazioni percepite vengono inviate al cervello attraverso i nervi ottici. Il punto d’incontro tra questi due nervi è detto chiasma ottico.

3 Percezione delle figure: quando ci guardiamo intorno non vediamo singole figure ma scene complesse. Una figura è un entità visiva che ha aspetto proprio. Individuare una figura da questa scena significa saperla isolare dal resto. Per individuare una figura dobbiamo estrarla dallo sfondo. Questa operazione è automatica e inconsapevole. Il nostro cervello si chiede qual’è la figura e quale lo sfondo. Una figura viene staccata dallo sfondo solo se ha un contorno ben definito che la racchiude. È importante che il contorno sia sufficientemente netto. Affinché una figura venga staccata dallo sfondo è necessario che si possa estrarla da eventuali figure più complesse in cui risulta inserita. Ogni immagine non si coglie in una sola occhiata, ma ne servono di più. Le figure impossibili sono figure possibili solamente nel disegno.

4 Principi di raggruppamento: noi tendiamo a raggruppare automaticamente più figure in base a determinati criteri: 1) vicinanza -> riunire figure meno distanti tra loro 2) somiglianza -> figure uguali o simili sono percepite come appartenenti ad uno stesso gruppo 3) Chiusura -> tendiamo a chiudere figure aperte 4) continuità -> uniamo elementi che sembrano andare nella stessa direzione 5) moto comune ->unifichiamo gli elementi che si muovono contemporaneamente 6) simmetria -> accoppiamo figure simmetriche come fossero una sola. 7) significato -> se due o più figure messe insieme ci ricordano un oggetto noto le percepiamo come un gruppo unitario.

5 Costanza percettive: le costanza percettive aiutano a vedere con maggior esattezza la realtà com’è. A causa delle costanza percettive noi non avvertiamo alcuni cambiamenti. 1) Costanza di grandezza: la grandezza dell’immagine che vediamo dipende in seno inverso dalla sua distanza. 2) costanza di forma: nonostante i cambiamenti continuiamo a percepire gli oggetti sempre della stessa forma. Le costanze non valgono per tutte le persone allo stesso modo. I nostri occhi continuano a muoversi, solo sotto comando del cervello.

6 Distanza e profondità: per ricavare distanza e profondità ci avvaliamo di molti indicatori, alcuni che funzionano grazie al lavoro simultaneo dei due occhi (binoculari), altri che valgono anche quando guardiamo con un occhio solo (monoculari) . Gli indicatori binoculari sono molto efficaci e per valutare la distanza di un oggetto usano due meccanismi: 1 movimenti di convergenza: più l’oggetto è vicino maggiore è il grado di convergenza degli occhi. 2 disparità binoculare: l’immagine di un oggetto che si forma sulla retina è diversa da quella dell’altra retina (dati i punti di osservazione diversi). Questa differenza si chiama disparità binoculare e il cervello ricava la distanza da questo fattore. Indicatori monoculari: 1:Grandezza relativa: la diversa grandezza con cui ci appaiono degli oggetti funziona da indicatore di distanza. 2:Gradiente i tessitura: più una superficie è lontana dai nostri occhi più ci sembra fitta. L’aumento della densità funziona come indicatore di distanza e profondità. 3:Interposizione: tra due oggetti interposti il nostro cervello valuta più vicino quello intero. 4: Prospettiva lineare: le linee che convertono in un unico punto di fuga danno l’idea della profondità e della distanza. 5:Prospettiva aerea o velatura: un immagine velata sembra più distante di una nitida. 6:Elevazione o altezza di campo: un oggetto elevato viene considerato dal nostro cervello più alto rispetto a un oggetto su un piano inferiore. 7: Ombreggiatura: le ombre danno l’impressione della tridimensionalità.

7 Il movimento: Gli uomini riescono ad individuare l’oggetto che si muove a stabilirne la traiettoria e a calcolarne grosso modo la velocità. La percezione precisa del movimento che abbiamo noi dipende da due meccanismi: 1:Sistema immagine-retina: se un oggetto si muove e i nostri occhi non lo inseguono, la sua immagine sulla retina si sposta di conseguenza. 2:Sistema occhio-testa: mentre un oggetto si muove, possiamo inseguirlo con gli occhi. In questo caso l’immagine sulla retina non si muove.

8 Percezione nella lettura: leggere significa esplorare il testo. La percezione visiva è importante per leggere, ma non è l’elemento decisivo. Durante la lettura i nostri occhi integrano movimenti saccadici a fissazioni. I movimenti saccadici compiuti nella lettura sono di tre tipi: 1:progressivi: fissano lo sguardo in un punto più avanti della riga 2:regressivi: fanno tornare indietro lo sguardo nella stessa riga. 3:di ritorno: portano lo sguardo indietro in basso e servono a passare alla riga successiva. Leggendo i nostri occhi tornano di tanto in tanto a fissare punti indietro. Le fissazioni non cadono a caso, e non sono distribuite secondo un criterio standar ma seguono un piano elaborato dal cervello di volta in volta. Si chiama span percettivo il segmento di riga in cui con una fissazione riusciamo a vedere abbastanza distintamente da ricavarne informazioni utili. Lo span è limitato perché solo le lettere a cui immagine cade nella fovea possono essere viste distintamente. La fovea è di 0.5 mm e solo poche immagini di lettere ci possono cadere.

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