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CLONAZIONE
La clonazione e l’ottenimento di una copia identica di un individuo partendo da una sua cellula non sessuale, quindi una riproduzione non mediata da accoppiamento sessuale. Il termine clonazione deriva dal greco klon che significa germoglio, ramoscello, con riferimento alla talea (una tecnica di riproduzione delle piante che consiste nel piantare a terra parti di esse in modo da indurle a formare un nuovo individuo) era un termine usati in passato per indicare la riproduzione non sessuata di piante animali semplici e in seguito anche di animali più complessi. Questo fatto si manifesta in natura con la nascita dei gemelli omozigoti.
Nell’autunno del 1993 due biologi della George Washington University di Washington, Robert Stillmann e Jerry Hall, annunciarono di essere riusciti ad ottenere in laboratorio la separazione delle prime due cellule umane che si formano dopo che l’uovo e stato fecondato e di avere atteso per alcuni giorni che si sviluppassero autonomamente. Se i due embrioni in formazione cosi ottenuti fossero stati impiantati nell’utero della donna avrebbe potuto dar vita a due individui con lo stesso patrimonio genetico, ma questo tentativo non fu fatto. Si parlò di clonazione umana , ma non lo era ; si trattava invece di un esperimento di “ divisione cellulare” , che fra l’altro era già stato tentato con successo sugli animali. La prima clonazione animale si ha nel 1855 quando uno scienziato tedesco, Hans D., riuscì a far crescere quattro copie identiche di un riccio di mare.
Nel 1952 due biologi americani, Robert Briggs e Thomas King, prelevarono una cellula da un girino , ne isolarono il nucleo e lo inserirono nella cellula uovo di una rana adulta dalla quale, in precedenza era stato a sua volta tolto il nucleo. La cellula così ottenuta fu fatta quindi sviluppare all’interno dell’apparato riproduttore di una rana adulta ottenendo un girino assolutamente identico a quello da cui era stata sottratta la cellula da clonare. La rana tutto sommato , è un organismo relativamente semplice e la ricerca non poteva certo fermarsi lì; la sfida restava quella di clonare un mammifero.
IL 5 luglio 1996 al Roslin Institute di Edimburgo nacque la pecora Dolly, il primo mammifero clonato a partire da una cellula specializzata, ma la riuscita dell’esperimento venne diffusa solo nel febbraio del 1997. Il ritardo della comunicazione venne giustificato con l’esigenza di controllare scrupolosamente che si trattasse effettivamente di clonazione. Al clone fu dato il nome della cantante attrice Dolly Parton famosa, oltre per la sua bravura, anche per il seno prosperoso che esibisce con molta naturalezza , in quanto la pecora fu clonata a partire proprio da una cellula estratta dalla ghiandola mammaria del donatore. La nascita di Dolly in realtà seguì una lunga serie di insuccessi: 277 tentativi furono compiuti prima dell’ottenimento di questa pecora e, in seguito, nessuna delle prove successive di clonazione di un mammifero adulto sembrò dare esito positivo. Alcuni ritennero che la riuscita di questa clonazione fosse da ritenersi fortuita e che la clonazione dei mammiferi fosse ancora di lontana realizzazione.
. La tecnica impiegata in questo esperimento fu denominata tecnica di Honolulu: il procedimento si basò sull’inoculazione del nucleo di una cellula somatica entro una cellula.
Nel 1998 l'Istituto Roslin ha reso nota la nascita di una pecora, chiamata Polly, clonata a partire da cellule fetali ovine. Polly possiede nel proprio genoma un gene umano che contiene l'informazione genetica per la produzione del fattore di coagulazione IX, necessario a curare l'emofilia di tipo B. I ricercatori intendono verificare se nel latte di questa pecora sarà presente il fattore di coagulazione IX , poiché uno degli obiettivi primari di questo tipo di esperimenti è la produzione su scala industriale di sostanze utili nel settore farmaceutico e in quello alimentare.
Prima di Polly, la manipolazione genetica aveva permesso la produzione di piante transgeniche con caratteristiche di resistenza a diversi insetti. Si tratta di vegetali nel cui genoma è stato inserito il gene che codifica la tossina prodotta dal batterio Bacillus thuringiensis. Uno degli scopi è far produrre alla pianta stessa le difese che di solito le vengono fornite mediante il trattamento con pesticidi, ottenendo così l'eliminazione dei costi e dei danni ambientali legati a questa voce e una difesa più efficace contro l'azione nociva degli insetti.

Un anno dopo la nascita di Dolly fu il turno di tre vitelli, di 50 topi alcuni dei quali a loro volta clonati da altri cloni e infine di due scimmie, gli animali più vicini all’uomo che furono ottenute dal professor Don Wolf, direttore dell’Oregon Primate Research Center degli Stati Uniti. I vitelli oltre clonati erano anche transgenici cioè modificati per studiare la possibilità di produrre farmaci per l’uomo direttamente nel latte delle femmine adulte. Ormai siamo vicini e presto sarà il turno anche dell’uomo del quale sembra siano già state clonate alcuna cellule.

La tecnica con cui è stata clonata la pecora Dolly può essere riassunta in 5 punti:
1- Si preleva una cellula somatica matura della ghiandola mammaria di una pecora di particolare pregio;
2- Ad essa si toglie il nucleo (sede di tutta l’informazione genetica e cioè di tutto il piano di costruzione della pecora);
3- Si trasferisce questo nucleo in una cellula uovo, opportunamente stimolata per la suddivisione, fornita da una pecora qualsiasi, alla quale è stato già tolto il proprio nucleo;
4- La cellula uovo con nucleo non proprio, ma della cellula mammaria, fa ripartire il corredo cromosomico di quest’ultima dando luogo all’embrione;
5- Questo, sviluppatosi nello stadio iniziale in provetta, viene poi impiantato nell’utero di una pecora portatrice, che darà alla luce una pecora perfettamente uguale a quella che ha fornito la cellula mammaria. In realtà la identicità non al cento per cento in quanto l’ereditarietà è legata, anche se in piccolissima parte, anche dalla pecora che ha fornito la cellula uovo.
Questa tecnica di riproduzione asessuata ha una valenza scientifica notevolissima, in quanto ha dimostrato che, contrariamente a quanto si riteneva prima, una cellula, anche se già differenziata verso un tipo particolare di tessuto, può compiere il cammino a ritroso verso lo sdifferenziamento, cioè può tornare ad essere una cellula totipotente, come nelle primissime fasi dello sviluppo embrionario. In altre parole, una cellula ormai differenziata come cellula renale, può perdere questa caratteristica e dare origine a cellule di vario tipo, come cellule nervose o muscolari. Dal punto di vista pratico, essa, qualora i successivi progressi tecnici dovessero renderla applicabile anche ad altri animali, potrebbe apportare all’uomo grossi vantaggi nel campo della zootecnia, sia per la produzione di animali selezionati o di razza pregiata, sia come metodo alternativo e più economico per la produzione di animali transgenici.
Torniamo ora alla clonazione e ai potenziali pericoli insiti in essa qualora la pratica si diffondesse soprattutto fra gli uomini. Il solo pericolo per la nostra specie sarebbe quello di produrre uomini tutti uguali, una sorta di selezione eugenetica e razzista. Se si diffondesse la pratica della clonazione finirebbe – si dice - la dignità e la libertà dell’uomo. Ma perché pensare all’aspetto negativo del problema e non ai benefici che ne potrebbero derivare? Ma poi si rifletta sul fatto che per creare un mondo pieno di uomini tutti uguali non serve la clonazione, basta il plagio. Esempi di clonazioni culturali ve ne sono state in tutte le parti del mondo e in ogni tempo, basti pensare al nazismo, al comunismo e al fanatismo legato alle religioni nonché alle sette di varia natura. Non è da escludere quindi che anche gli esperimenti sulla clonazione, a lungo termine, non possano recare benefici all'umanità, come accadde per le vaccinazioni le quali, non dimentichiamolo, all'inizio (e sporadicamente ancora oggi) vennero fortemente avversate, e non consentano invece la soluzione di alcuni problemi medici e farmacologici ancora aperti, come quello del rigetto di organi trapiantati. Le applicazioni delle scoperte nel campo della clonazione serviranno invece per combattere malattie come il cancro o correggere difetti ereditari come il mongolismo. L’aspirazione massima dei biologi è quella di riuscire a clonare il maiale perché alcuni organi di quell’animale sono, per dimensioni, simili a quelle dell’uomo. Se si riuscisse a modificare geneticamente quell’animale in modo ad esempio che il suo cuore diventasse compatibile con quello umano, si potrebbe successivamente clonare questi particolari esemplari per ottenere un congruo numero di copie da utilizzare come “banche” per trapianti.
Secondo alcuni ricercatori la tecnica della clonazione potrebbe essere utilizzata anche per aumentare, ad esempio, la popolazione di animali in via di estinzione come i panda, le tigri o gli elefanti. A proposito di questi ultimi animali, c’è un biologo giapponese che sta studiando la possibilità di far rinascere alcuni animali estinti e primi fra tutti i mammut; alcuni esemplari di questi preistorici elefanti pelosi sono stati ritrovati con le carni ancora perfettamente conservate nei ghiacciai della Siberia; in teoria si potrebbe quindi prendere una cellula ben conservata di questo animale e trapiantarne il nucleo entro la cellula uovo di un elefante e quindi farla sviluppare nell’utero del pachiderma vivente: ne nascerebbe un mammut.
L’ultima frontiera rimane quella della clonazione di esseri umani. Per il momento non si tratta di creare un organismo intero, ma tessuti ed eventualmente organi che possano essere utilizzati nei trapianti senza correre il rischio del rigetto. La strada da percorrere è ancora molto lunga e piena di incognite. Non conosciamo molti dettagli di non secondaria importanza del processo di clonazione e questo ci mette di fronte a rischi di errori troppo grandi perché la procedura sperimentata sugli animali possa essere applicata all’uomo. La ricerca comunque va avanti e non possiamo sapere se e quando si fermerà. Importante è avere maggiore fiducia nella scienza e soprattutto in chi opera in quel campo.
Sono vari anche i problemi etici; secondo i moralisti non vi sarebbe nulla di eticamente e illecito nella clonazione applicata agli animali. Il vero problema etico è sorto nel momento in cui l’affinamento delle ricerche ha reso possibile la clonazione di cellule, tessuti e organi umani (clonazione terapeutica) , preludio possibile a quella dell’uomo intero (clonazione riproduttiva o replicativa).
Unanime é il pronunciamento negativo, per la clonazione replicativi. Qualora un domani dovesse esserne possibile la realizzazione, si ritiene che potrebbe essere consentita solo nel seguente caso: due coniugi sono portatori sani di una malattia ereditaria legata ad un gene recessivo, per cui si ha una possibilità su quattro di generare un figlio affetto dalla malattia conclamata. In questo caso la clonazione mediante trasferimento del nucleo di una cellula del padre nell’ovocita denucleato della madre darebbe la certezza di generare un figlio portatore del gene recessivo, ma clinicamente sano.

Su quella a scopo terapeutico, invece il mondo scientifico e culturale si é diviso in due fronti diametralmente opposti; favorevole, quello laico, che ritiene l'embrione "persona" solo dal 14° giorno, per i vantaggi che tale tecnica può apportare alla medicina ed alla salute dell'intera umanità; Antesignani di tale orientamento sono stati il Governo Americano e quello Inglese, sia pure su posizioni leggermente diverse;recentemente il parlamento Inglese ha ratificato l'orientamento del Governo, analogamente a quanto si apprestano a fare i Governi Francese e Tedesco. Nettamente contrario all'uso degli embrioni, perché ritenuti "persona" fin dal primo momento, invece, il mondo culturale e scientifico di orientamento cattolico, che, però, si é dichiarato favorevole a che le ricerche siano indirizzate alla cellule staminali. Nel settembre 2000, il Consiglio D'Europa, si é pronunciato contro qualsiasi forma di clonazione umana invitando i Governi dei Paesi Comunitari a legiferare in tal senso.
• La bibbia condanna fortemente questo tipo di sperimentazione. Uno dei motivi è perché la clonazione terapeutica rende necessario che gli embrioni umani vengano uccisi per poter utilizzare le loro cellule. La Bibbia distingue chiaramente gli animali e gli esseri umani. Ognuno è un creato unico ad immagine di Dio, come dice la Genesi 1:27, e siamo diversi dagli animali. Ancora in Genesi 2:6-8, Dio affida agli uomini il dominio sopra tutti gli animali, ma non è mai stato dato all'uomo il dominio sopra altri uomini.
• Ogni cellula-uovo umana fertilizzata, uova clonate incluse, è un nuovo individuo umano. Perfezionare la tecnica di clonazione richiede parecchi esperimenti, che sono il risultato della distruzione di tanti embrioni. In verità, gli esperimenti a Massachusetts finora sono falliti in modo massiccio perché gli embrioni sono morti prima che fossero abbastanza grandi per produrre le cellule staminali che era lo scopo ultimo dei ricercatori.
La clonazione umana è molto simile alla questione dell'aborto e alla questione del preciso inizio della vita umana. Se un difetto si rivela in un clone mentre si sviluppa, l'aborto è la soluzione preferita.
se la clonazione degli animali facesse bene agli uomini (ad esempio, producendo vacche che diano più latte che nutrirebbe più gente), allora non ci sembra esserci nessuna ragione Biblica per non clonare gli animali.

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