Mito 120308 punti

Verme solitario o tenia

L'uomo viene infestato dal verme se ingerisce carne cruda contenente larve del parassita. Le larve, sotto azione dei succhi digestivi dell'uomo, emettono una protuberanza, chiamata scolice, che si attacca alla parete dell'intestino attraverso degli uncini, diventando così l'estremità anteriore del verme solitario. Lo scolice prolifera producendo una serie di brevi segmenti pieni di uova che progressivamente si distaccano e vengono emessi con le feci. Il maiale, oggi fuori pericolo grazie alla maggior attenzione e controlli sugli allevamenti, un tempo poteva infettarsi ingerendo le uova del verme. La larva di questo, armata di sei caratteristici uncini, trascorreva qualche tempo di vita attiva e poi si incistava nei muscoli del maiale, pronta a passare nello stomaco di un ospite che si nutriva di questa carne.
Il ciclo della tenia, dunque, comprende due fasi:
- la prima, come larva, viene trascorsa nel corpo di un maiale, che si definisce ospite intermedio;
- la seconda, come adulto, nel corpo di un essere umano, che sarà l'ospite definitivo.
La tenia o verme solitario può raggiungere anche i quindici metri di lunghezza!
Si era soliti pensare che chi fosse affetto da questo parassita era maggiormente propenso ad assumere cibo, in quanto il verme "rubava" le sostanze nutritive all'uomo che continuava a mangiare. In realtà, si è provato che questa è solo una diceria popolare. Dal punto di vista scientifico, la conseguenza dell'essere affetti dalla tenia è un aumento dell'attività escetiva, in quanto anche il verme produce i suoi escrementi che, espulsi nell'intestino umano, debbono poi essere espulsi dall'uomo all'esterno.

Precauzioni

Qui di seguito, due semplici, se non banali, consigli per evitare di contrarre la teniasi.

1) Mangiare carne ben cotta, perchè il calore uccide le eventuali larve.

2) Assicurarsi che i cibi non siano stati contaminati, acquistandoli presso rivenditori che diano "garanzie" di rispetto delle norme igieniche.

Ossiuro o verme dei bambini

E' un vermiciattolo più facilmente ospitato dai bambini.
Le sue uova, emesse con le feci, possono inquinare il terreno, dunque le verdure e l'acqua, se le condizioni igieniche in cui esse vengono tenute sono scarse.
E' quindi facile che il bambino possa ingerirle portando alla bocca le mani sporche dopo aver giocato all'aperto.
Una volta ingerite, le uova arrivano nell'intestino tenue, dove il verme diviene adulto nel giro di 15-21 giorni.
L'ossiuro ha l'aspetto di un sottile filo biancastro.
Il maschio ha una lunghezza di 3-5 mm; la femmina di 10-12 mm.

Precauzioni

1) Lavare accuratamente frutta e verdura prima di mangiarla.

2) Lavarsi sempre le mani prima dei pasti, tenendo ben pulite le unghie.

Il pidocchio del capo

E' un insetto di piccole dimensioni, circa 3 mm, con un corpo piatto di colore grigiastro.
Vive aggrappato al capello, mediante le zampe provviste di unghie ricurve, alla distanza di 2-3 cm dal cuoio capelluto, dove la temperatura non si discosta molto dai 30°C.
Scende dal capello 3-4 volte al giorno per nutrirsi: il suo apparato boccale è provvisto di una punta penetrante e retrattile, che serve a perforare il cuoio capelluto e succhiare il sangue dai capillari dell'ospite.
Le uova (lendini) hanno un forma ovale e vengono fissate allo stelo del capello dove rimangono appiccicate per mezzo di una specie di colla.
La presenza dei pidocchi provoca prurito intenso, causato dai movimenti dell'insetto e dalla sostanza anticoagulante che esso inocula quando punge.
Il malato si gratta fino a prodursi delle lesioni che, talora, possono provocare altre infezioni (pediculosi).
Nei casi più gravi, il pidocchio può trasmettere all'uomo alcuni batteri che provocano il tifo o la febbre ricorrente.

La zecca

Le zecche sono piccoli artropodi dello stesso gruppo degli acari.
Ne esistono molte specie diverse, e tutte vivono come parassiti temporanei di altri animali, in particolare mammiferi.
La dimensione media di una zecca è di 3-4 mm per gli adulti, 1-2 mm per le larve.
Le zecche pungono i loro ospiti introducendo nell'epidermide il loro apparato boccale, formato da un rostro simile a quello dei più piccoli acari. Esse rimangono poi attaccate ad essi nutrendosi del loro sangue. Le zecche sono particolarmente temibili in quanto vettori di infezioni causate da batteri che vivono all'interno del loro corpo, e che passano all'uomo quando il parassita lo punge.
Di recente in Italia vi è stato un aumento di casi di punture da zecca. Le zecche sono presenti abbondantemente nei boschi e su terreni erbacei, specialmente nei pascoli, e in particolare nella stagione estiva. Con un olfatto particolarmente sensibile, esse avvertono da lontano il passaggio di un ospite a sangue caldo su cui installarsi.
La puntura della zecca spesso non viene nemmeno avvertita, poichè l'introduzione del rostro avviene insieme a una sostanza anestetica.
Quando si scopre di essere stati punti da una zecca, occorre al più presto estrarre il parassita, facendo molta attenzione a togliere dall'epidermide tutto il corpo, per evitare che dei rimasugli provochino infezioni. Questa operazione dev'essere eseguita con attenzione, con pinzette molto sottili che facciano presa sul rostro. Dopo essere stati punti occorre controllarsi per 5-6 settimane. La comparsa di febbre o, peggio, di una chiazza rossa che si espande dalla zona del morso, richiede l'intervento urgente del medico. Le malattie provocate dai parassiti della zecca sono facilmente curabili con antibiotici, ma occorre diagnosticare il prima possibile, per intervenire subito.

Acaro della sabbia

E' un piccolo artropodo (simile a un ragno) dal capo tondeggiante, molto piccolo (lungo in media 2mm). E' dotato di zampe provviste di ventose e di minuscole unghiette e ha un apparato boccale armato di rostro e di pinze.
Vive nello spessore dell'epidermide, dove la femmina scava minuscole gallerie, riconoscibili sulla cute come piccole strisce biancastre, leggermente rilevate.
Qui depone le uova, che causano all'ospite, per le sue secrezioni, un forte prurito.
Le zone più colpite sono i solchi interdigitali delle mani, i polsi, i gomiti, le ascelle, l'addome.
La scabbia è una malattia contagiosa che si trasmette con grande facilità.
Per il contagio, può bastare una semplice stretta di mano o l'uso di oggetti adoperati da persone che hanno contratto la malattia.

Registrati via email