Ominide 4402 punti

Teoria di Darwin sull'evoluzione della specie

Per secoli l’idea sull’immutabilità e fissità delle specie formulata da Aristotele venne accettata e considerata verità dogmatica. Solo grazie alla costanza e all’impegno di alcuni scienziati come James Hutton, Georges Cuvier e Charles Lyell, che basarono i loro studi sui sedimenti geologici e sui fossili e su dei nuovi principi come quello de “l’attualismo”, venne messa in discussione l’idea aristotelica e emerse la consapevolezza di una natura in continua trasformazione. Così, all’inizio dell’ottocento, il biologo francese Lamarck, propose una teoria secondo cui le specie si mutavano nel tempo e cambiavano le loro caratteristiche fisiche in base all’utilizzo o al disuso di determinate parti del corpo come gli arti e all’ereditarietà dei caratteri acquisiti dai genitori. Per una teoria scientifica e accettabile sull'evoluzione si dovette aspettare il 1859, anno in cui Charles Darwin, pubblicò l’opera “l’origine delle specie”. Esso arrivò a formulare una teoria sulla discendenza con modificazioni dopo un lungo viaggio per mare intorno al mondo, che lo portò in contatto con nuove specie sconosciute all’uomo.

Nella sua opera sosteneva inoltre, che tutte le forme di vita condividevano un origine comune e che quelle attuali discendevano da specie ancestrali che nel tempo si sono modificate per adattarsi ai diversi tipi di ambienti e condizioni in cui vivevano. Tutto questo meccanismo viene chiamato “selezione naturale”. Le attuali prove a sostegno di questa teoria sull’evoluzione provengono dalla documentazione fossile, dalla biogeografia (la distribuzione delle diverse specie nel mondo) e dalle omologie (caratteristiche simili tra diversi individui che condividono un antenato comune) sia anatomiche che molecolari.

Registrati via email