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Le origini della vita

In origine l’universo era costituito da una massa incandescente nella quale si trovava tutta la materia di esso stesso; in seguito ad un’esplosione di enormi dimensioni, il “big bang”, avvenuta circa 15 milioni di anni fa, questa massa si sarebbe frantumata in migliaia di frammenti dando origine all’universo. Da questi frammenti poi sarebbero nati i corpi celesti e la terra.
Nella crosta terrestre vi erano fiumi di lava, e immense nuvole che fuoriuscivano dai crateri dei vulcani che sprigionavano idrogeno, anidride carbonica, ammoniaca, ecc. Quindi non era possibile nessun forma di vita. Poi la superficie terrestre iniziò a raffreddarsi favorendo quindi la condensazione dell’acqua contenuta nell’atmosfera, provocando piogge per migliaia di anni. Si formarono così gli oceani che ricoprono i 3/4 della superficie terreste. Poi attraverso l’orogenesi si formarono le catene montuose, le pianure e i deserti.

I primi organismi viventi nacquero nell’acqua, si trattava dunque, di organismi unicellulari, dopo però si ebbero forme di vita sempre più complesse. Alcuni di questi esseri, gli anfibi, si adattarono a vivere anche dove l’acqua si era ritirata, mentre l’ossigeno, presente sull’atmosfera, permise lo sviluppo della vegetazione. Successivamente comparvero le prime specie di mammiferi, tra cui vi erano i primati, ai quali appartiene anche la scimmia.
A partire da 1,8 milioni di anni fa, nell’era neozoica , la Terra fu interessata da importanti cambiamenti climatici e ambientali. Nel corso di un milione di anni vi furono 4 grandi glaciazioni, periodi caratterizzati dall’espansione dei ghiacciai e da una diminuzione della temperatura. Le conseguenze di questi cambiamenti ambientali furono le migrazioni degli animali.
Lo studio dell’evoluzione umana
L’uomo non discende dalla scimmia. Ma si ipotizza l’esistenza di un antenato comune a scimmie e uomini e di un momento in cui, mentre alcuni individui svilupparono quei caratteri che contraddistinguono l’uomo, altri si evolsero in scimmie. A questi primati, a metà strada tra la scimmia e l’uomo è stato dato il nome di ominidi.
Il processo che dai primati ha portato alla comparsa della specie umana, che è iniziato tra 7 e 5 milioni di anni fa, si chiama ominazione. I resti dei più antichi ominidi, gli Australopitheci, provengono dall’Africa centro-orientale e meridionale. Questi erano esemplari di piccola taglia, con arti anteriori ridotti e arti posteriori che assolvevano una funzione di sostegno. Il primo elemento che differenziò i primati e gli ominidi fu l’acquisizione della posizione eretta; che permetteva un controllo più ampio del territorio e una migliore difesa dagli attacchi degli animali.
Il primo vero “uomo” fu l’Homo Habilis, comparso circa due milioni e mezzo di anni fa. Si cibava di carne (frutto delle prime attività di caccia) e di vegetali ed era in grado di usare le mani per fabbricare oggetti in pietra; quindi da questo si deduce che aveva capacità intellettuali maggiori dell’Australopithecus. Intorno a 1,8 milioni di anni fa comparve l’Homo erectus, detto così perché in grado di mantenere la posizione eretta. Conosceva il fuoco, che non sapeva accendere ma sapeva controllare e sfruttare per riscaldarsi, difendersi dagli animali e forse anche per cuocere il cibo. Si sviluppò in Africa, ma presto si diffuse in altre zone.
Circa 300 000 anni fa comparve in Africa l’Homo sapiens arcaico. Egli imparò ad accendere il fuoco; iniziò ad usare le pelli degli animali per vestirsi, a costruire capanne, cominciò a fare uso del linguaggio e ad esso vengono attribuiti anche i primi resti di sepolture.
Circa 130 000 anni fa comparve in Germania l’Homo di Neandertal.
L’ultima tappa dell’evoluzione umana è rappresentata dall’Homo sapiens sapiens o Uomo di Cro-Magnon, l’uomo “moderno”. Comparve in Francia circa 40 000 anni fa, ma presto si diffuse in tutte le aree geografiche. A lui dobbiamo le prime forme di arte, quali incisioni, dipinti e statuine.

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