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Evoluzione dell'uomo (2)

Riassunto di antropologia sull'evoluzione della specie umana

E io lo dico a Skuola.net
l'evoluzione
Lo studio scientifico dell'evoluzione umana comprende lo sviluppo del genere Homo, ma riguarda solitamente lo studio di altri ominidi quali, ad esempio Australopithecus. Gli uomini moderni appartengono alla specie Homo sapiens, di cui l'unica sottospecie attualmente presente sul pianeta è Homo sapiens sapiens; Homo sapiens idaltu (tradotto approssimativamente come "uomo saggio maggiore"), l'altra sottospecie nota, è estinto[1]. Dal punto di vista anatomico, gli uomini moderni appaiono in testimonianze fossili risalenti a 130000 anni fa in Africa.[2][3] I parenti più stretti ancora viventi di Homo sapiens sono le due specie di scimpanzé: il Bonobo (Pan paniscus) e lo Scimpanzé comune (Pan troglodytes). Le due specie sono ugualmente vicine (condividono lo stesso antenato comune), la differenza principale tra essi è l'organizzazione sociale: matriarcale per il Bonobo e patriarcale per lo Scimpanzé comune.[4] Il sequenziamento completo del genoma ha portato alla conclusione che "dopo 6.5 milioni di anni di evoluzione separata, le differenze tra bonobo/scimpanzé ed umani sono soltanto dieci volte maggiori di quelle esistenti tra due persone qualsiasi e dieci volte minori di quelle esistenti tra ratti e topi". Infatti, il 98.4% della sequenza di DNA è identica tra le due specie di scimpanzé e gli uomini.[4][5][6][7] È stato stimato che la linea umana si sia distaccata da quella degli scimpanzé circa cinque milioni di anni fa, e da quella dei gorilla circa otto milioni di anni fa. Tuttavia, un cranio ominide rinvenuto in Ciad nel 2001, classificato come Sahelanthropus tchadensis, risale approssimativamente a sette milioni di anni fa, la qual cosa potrebbe indicare una divergenza precedente.[8] I genetisti Lynn Jorde e Henry Harpending dell'università dello Utah hanno suggerito che la variazione del DNA umano è piccolissima se comparata con quella di altre specie, e che durante il Tardo Pleistocene, la popolazione umana fosse ridotta a un piccolo numero di coppie genitoriali - non superiori alle 10000 e forse intorno alle 1000 - con la conseguenza di un pool genico residuo molto ristretto. Sono state formulate varie spiegazioni per questo ipotetico collo di bottiglia, tra cui la più famosa Teoria della catastrofe di Toba. L'evoluzione umana è caratterizzata da un certo numero di importanti tendenze fisiologiche, incluse l'espansione della cavità cerebrale e del cervello stesso, che arriva ad un volume tipico di 1400 cm³, oltre il doppio di quello di uno scimpanzé o gorilla. Il ritmo di crescita postnatale del cervello umano differisce da quello delle altre scimmie antropomorfe (eterocronia), permettendo un lungo periodo di apprendimento sociale e l'acquisizione del linguaggio nei giovani umani. Gli antropologi fisici sostengono che la riorganizzazione della struttura del cervello sia più importante della stessa espansione cerebrale. Altri significanti cambiamenti evolutivi includono una riduzione dei denti canini, lo sviluppo della locomozione bipedale, e la discesa della laringe e dell'osso ioide che permise il linguaggio. Come siano collegate queste tendenze e quale sia il loro ruolo nell'evoluzione di una complessa organizzazione sociale e della cultura rimangono questioni ancora dibattute.[9][10]
Popolamento del pianeta Esistono due teorie principali sulle origini dell'uomo contemporaneo. Esse riguardano il rapporto tra gli uomini moderni e gli altri ominidi. L'ipotesi dell'origine unica, o "fuori dall'Africa", propone che gli uomini moderni si siano evoluti in Africa e che siano poi migrati all'esterno sostituendo quegli ominidi che erano in altre parti del mondo. L'ipotesi multiregionale, invece, propone che gli uomini moderni si siano evoluti, almeno in parte, da popolazioni di ominidi indipendenti.[11] I dati molecolari condotti mediante marcatori non ricombinanti, come il DNA mitocondriale, sostengono la prima delle due ipotesi summenzionate. L'analisi filo-geografica ha infatti mostrato che il popolamento da parte dell'uomo moderno dei continenti è proceduto ad ondate successive partendo dal continente Africa. I dati paleo-antropologici testimoniano che in principio emerse una popolazione isolata nel sud dell'Africa costituita da individui piuttosto gracili rispetto ai tipi prevalenti di Homo heidelbergensis ed Homo neanderthalensis diffusi circa centomila anni fa. Gli individui originari della umanità odierna costituirono una popolazione ancestrale da cui derivò l'attuale tipo etnico Koishan. Avevano una scatola cranica enorme la pelle scoperta da peli un apparato masticatorio ridotto e un linguaggio molto evoluto, dal che si deduce che avevano un dieta che escludeva cibi duri come carne e fibre dure vegetali; erano dunque una popolazione dedita alla raccolta di cibi molto particolari come frutti, miele, uova, molluschi, pesce e non praticava la caccia. Erano uomini di piccola statura con corpo gracile dalla pelle scura glabra, in origine adattati per vivere presso ambienti acquatici e zone di foresta in zone tropicali. Da questo nucleo originario derivarono tre ramificazioni che dettero origine una al tipo koishan l'altra al tipo dei pigmei africano e il terzo tipo da cui derivarono tutte le altre tipi etnici umani. Dal terzo tipo derivò inizialmente la popolazione australoide che si diffuse partendo dall'Africa orientale circa 60mila anni fa, colonizzando tutta la zona tropicale fino al continente Australiano, una popolazione dalla pelle scura che non utilizzava abbigliamento per difendersi dal freddo e che si diffuse seguendo le coste dei mari in cerca di molluschi. La seconda ondata è quella del tipo dell'Uomo di Cromagnon, partita dal medio-oriente circa 40mila anni fa che colonizzò il continente Europa, questa popolazione era di alta statura aveva la carnagione più chiara era dedita alla caccia di grande selvaggina ed utilizzava una sofisticata tecnologia della pietra ed usava pellicce per coprirsi. La terza ondata circa 25 mila anni fa, partì sempre dal medio oriente e si spinse attraverso l'Asia centrale fin in America settentrionale, di essa resta la popolazione Ainu del Giappone come esempio puro, da questa popolazione più diffusa derivarono tutti i tipi etnici successivi. La comparsa degli uomini grandi cacciatori determinò l'estinzione di molte specie animali alla fine del pleistocene tra cui anche la scomparsa di tutte le altre specie di Homo sapiens. Circa a 12mila anni fa risale la comparsa del tipo paleomongolico che si diffuse dall'Asia centrale fino a colonizzare tutto il continente America. Circa a 7 mila anni fa risalgono le diffusioni dei tipi etnici mediterranei che dal medio oriente si diffusero in Europa e India, ed il tipo neomongolico che si diffuse in Asia orientale, questi ultimi tipi umani sono dediti alle attività economiche dell'agricoltura e allevamento. Infine vi sono le grandi diffusioni umane dei periodi storici che specie negli ultimi secoli ha portato alla grande diffusione del tipo europoide, come tipo ibrido tra i tipi Cro Magnon e mediterraneo e neo-mongolide, che attraverso la colonizzazione ha dato origine ad altre popolazioni ibride in tutti i continenti, un processo che continua oggigiorno e tende ad una completa ibridazione di tutti i tipi umani.
Progresso L'agricoltura è stata una tappa fondamentale per la civilizzazione dell'uomo A differenza delle altre specie di Homo, l'uomo moderno è caratterizzato dal suo modello culturale connesso strettamente alla società a cui appartiene. In questo senso l'animale uomo può essere considerato qualcosa di diverso sia dagli altri mammiferi sociali, sia anche da organizzazioni più complesse di individui interspecifici come gli insetti sociali.[12] Dalla sua comparsa sulla terra fino ad oggi, culture e società umane continuamente subito mutamenti, in un lento e progressivo sviluppo che ha portato ad una evoluzione culturale dell'essere umano, chiamata progresso. Nel corso della storia le varie società si sono sviluppate, portando avanti una complessità sempre crescente, con il crescere delle conoscenze, delle varie culture e delle popolazioni. Crisi economiche, scoperte, rivoluzioni scientifiche o politiche hanno spesso segnato i passaggi di questa evoluzione. Il progresso della civiltà umana ha portato al prolungamento della speranza di vita, al miglioramento delle condizioni sanitarie, al riconoscimento di diritti dell'uomo, alla maggior conoscenza delle risorse naturali e al miglioramento della qualità di vita generale, anche se a tutt'oggi in molte parti del mondo queste evoluzioni sono avvenute solo in parte o non sono ancora potute avvenire.
Habitat e popolazione Anticamente le comunità umane erano necessariamente vicine a fonti di acqua dolce e, in base alle abitudini, ad altre risorse naturali, come terre fertili e pascoli per l'allevamento, o spazi per la caccia. Comunque, gli umani hanno una grande capacità di modificare il loro habitat in vario modo, con l'irrigazione, le costruzioni, i trasporti, i beni manifatturieri e, con lo sviluppo dei trasporti in larga scala, la vicinanza a queste risorse non è più necessaria, tanto che l'assenza di queste non è più causa di carestia. La tecnologia ha permesso agli uomini di colonizzare tutti i continenti e di adattarsi ad ogni tipo di clima. Negli ultimi decenni, l'uomo ha anche esplorato l'Antartide, parte dei fondali oceanici e lo spazio, anche se l'adattamento a lungo termine a questi ambienti non è ancora possibile. Con una popolazione di oltre 6 miliardi, gli umani sono i più numerosi tra i mammiferi. La maggior parte (61%) vive in Asia. La restante parte vive maggiormente in America (14%), Africa (13%) e in Europa (12%), con lo 0.5% in Oceania. L'abitazione in sistemi ecologici chiusi in ambienti poco vivibili, come l'Antartide o lo spazio, è costoso, spesso limitato nel tempo e ristretto solo ad operazioni scientifiche, militari o industriali. La vita nello spazio è stata veramente sporadica: tra il 1969 e il 1972 due uomini esplorarono la Luna. E fino al 2007, nessun altro corpo celeste è stato mai calpestato da un essere umano, nonostante sia stato continuamente presente nello spazio grazie alla Stazione Spaziale Internazionale. Dal 1800 al 2000 la popolazione umana è cresciuta da uno a sei miliardi di individui. Nel 2004 circa 2,5 miliardi su 6,3 miliardi di persone (39,7%) vivevano in aree urbane, e ci si aspetta che questa percentuale aumenterà nel corso del XXI secolo. I problemi legati alla vita in città includono varie forme di inquinamento e crimine,[13] specialmente nei quartieri più poveri e degradati. I benefici legati alla vita urbana includono l'aumento dell'alfabetizzazione e della conoscenza. Gli uomini, tuttavia, hanno compromesso negativamente l'ambiente naturale. Si è ipotizzato che nel passato la caccia senza limiti da parte dell'uomo ha contribuito all'estinzione di alcune specie; poiché gli uomini non sono generalmente prede, essi sono stati collocati all'ultimo posto della catena alimentare.[14] Recentemente, con lo sviluppo dell'inquinamento, gli uomini sono considerati i maggiori responsabili del cambiamento globale del clima.[15] Si pensa che di questo passo l'uomo causerà l'estinzione di metà delle specie viventi entro il secolo.[16][17]
Anatomia e Genetica Il corpo umano presenta diverse caratteristiche che variano in maniera continua da individuo a individuo. Le dimensioni del corpo, ad esempio, sono in gran parte determinate dai geni, ma sono anche influenzate in maniera significativa da fattori ambientali come la dieta e l'esercizio fisico. L'altezza media di un essere umano adulto varia da 1,5 a 1,9 metri, cambiando significativamente da luogo a luogo. [18][19] Gli umani sono capaci di un completo movimento bipede, lasciando così le braccia libere di manipolare oggetti attraverso le mani, caratterizzate dal pollice opponibile. Poiché la fisiologia umana non si è del tutto adattata al bipedismo, la regione pelvica e la colonna vertebrale tendono a logorarsi con l'età, creando difficoltà locomotorie nella vecchiaia. Inoltre, gli esseri umani, fatta eccezione per testa, gambe e zona pubica, appaiono relativamente privi di pelo se comparati ad altri primati. In realtà, un uomo medio possiede un numero maggiore di peli rispetto ad un normale scimpanzé. La maggiore differenza è che i peli degli uomini sono più corti, più sottili e più chiari di quelli di un generico scimpanzé, e ciò li rende difficili da distinguere.[20] La tonalità dei peli e della pelle umane è determinata dalla presenza di pigmenti chiamati melanine. Le tonalità possono variare da un marrone molto scuro a un rosa molto chiaro, mentre il colore dei capelli varia dal biondo al castano, dal rosso al più comune nero.[21] Molti ricercatori ritengono che il colore scuro della pelle sia un adattamento evolutosi come protezione dai raggi ultravioletti del sole, essendone la melanina un efficace bloccante.[22] La colorazione della pelle degli uomini contemporanei è distribuita geograficamente, ed è generalmente correlata con il livello di radiazione ultravioletta, che aumenta avvicinandosi all'equatore. La pelle umana ha anche la capacità di abbronzarsi, ossia di aumentare la quantità di melanina, diventando più scura e maggiormente protetta dai raggi UV.[23][24] Il tempo necessario al riposo è compreso fra le sei e le otto ore al giorno per un adulto e da nove a dieci per un bambino; le persone più anziane di solito dormono da sei a sette ore al giorno. Nella società moderna, però, si sperimentano casi di carenza di riposo; questa mancanza può portare effetti negativi. Una restrizione delle ore per un adulto da otto a quattro porta cambiamenti nella fisiologia e nello stato mentale, inclusi fatica, aggressività, e spossatezza. Quella umana è una specie eucariota. Ogni cellula diploide contiene 23 coppie di cromosomi, ricevuti da entrambi i genitori. Di questi, 22 paia sono autosomi, e un paio sono cromosomi sessuali. Secondo le stime gli umani hanno circa 20 o 25 mila geni. Così come per gli altri mammiferi, le femmine hanno i cromosomi sessuali uguali (XX) e i maschi hanno cromosomi sessuali differenti (XY). Il cromosoma X è pù largo e porta più geni del cromosoma Y: ciò significa che eventuali malattie del cromosoma X si manifestano più facilmente negli uomini.
Le popolazioni umane Gli umani sono stati in passato suddivisi in razze sulla base sia dei caratteri ereditari che dei tratti biologici, con particolare riferimento al colore della pelle ed ai tratti somatici. Queste categorizzazioni, al di là delle utilizzazioni per fini razzisti, sono spesso utili per l'individuazione di particolari malattie maggiormente riscontrabili in alcune popolazioni come, ad esempio, l'anemia falciforme[25].Oggi la maggior parte degli scienziati rifiuta decisamente la validità delle razze umane dal punto di vista biologico [26], preferendo una suddivisione in popolazioni con la condivisione di alcuni caratteri biologici oppure etnie o popoli unificati dalla condivisione di specificità culturali. Studi genetici hanno dimostrato che nel continente africano si ha la maggiore diversificazione genetica degli esseri umani. [27] Comunque, rispetto ad altri animali, le sequenze genetiche umane sono molto omogenee. È stato scoperto che la maggior parte delle variazioni genetiche tra le tre grandi popolazioni umane (europei, asiatici e africani) sono solo il 5 o il 15% della variazione totale necessaria per poter parlare di razze. [28] Tuttavia, il dibattito resta aperto e vivace.[29][30]
Ciclo di vita Il ciclo di vita umano è simile a quello degli altri mammiferi placentati. Una cellula uovo è fecondata all'interno del corpo della femmina da uno spermatozoo attraverso un atto sessuale, o attraverso la recente tecnologia della fecondazione in vitro utilizzata in alcuni casi. La cellula uovo fecondata, chiamata zigote, si riproduce moltiplicandosi all'interno dell'utero femminile, diventando un embrione, che in circa nove mesi di gestazione diventa un feto. Dopo questo periodo, il feto completamente sviluppato viene espulso dal corpo della femmina e comincia la sua vita indipendente. A questo punto la legge riconosce e tutela il bambino come una persona e un cittadino. Rispetto alle altre specie, il parto umano può costituire un pericolo. Travagli dolorosi che possono durare più di ventiquattr'ore non sono rari, e possono risultare dannosi, o addirittura mortali, per il figlio o per la madre. Questo a causa della relativamente ampia circonferenza della testa del feto (per ospitare il cervello) e per la relativamente stretta cavità pelvica (a causa della natura bipede dell'uomo).[31][32] L'aumento dei parti di successo è dovuto allo sviluppo delle tecniche mediche. Nei paesi industrializzati i neonati pesano circa 3 o 4 chilogrammi, e sono lunghi circa 50 o 60 centimetri. [33] Comunque, un peso eccessivamente basso alla nascita in regioni in via di sviluppo non è raro e contribuisce ad alzare il livello di mortalità infantile in queste regioni.[34] Sin dalla nascita, gli umani crescono per qualche anno sviluppandosi sessualmente all'età di circa 12 o 15 anni. Le giovani femmine continuano a crescere fino a 18 anni, i maschi sino al 21° anno di età. Esistono enormi differenze nell'aspettativa di vita da un paese all'altro. La parte del mondo sviluppata sta velocemente diventando più anziana, con una età media di 40 anni (Monaco addirittura 45,1), mentre nel terzo mondo l'età media si aggira intorno ai 15 - 20 anni (in Uganda 14,8). L'aspettativa di vita in Hong Kong è di 84,8 anni per le femmine e 78,9 per i maschi, mentre in Swaziland, soprattutto per l'AIDS, è di 31,3 anni per entrambi i sessi.[35] Mentre un europeo su cinque ha almeno 60 anni di età, solo un africano su venti ha più di 60 anni.[36]Il numero degli ultracentenari nel mondo è stimato a 210mila nel 2002.[37] Una sola persona, Jeanne Calment, è nota per aver raggiunto i 122 anni di età; persone più longeve, tuttavia, sono state segnalate, ma non sono state mai documentate. Nel mondo in media ci sono 81 uomini di almeno sessant'anni ogni 100 donne della stessa fascia d'età, e, per i più anziani, il rapporto diventa di 53 a 100. Le questioni filosofiche riguardo la vita dopo la morte sono oggetto di numerosi dibattiti. Le cerimonie funebri sono caratteristiche delle società umane, spesso ispirate dalla speranza di una vita dopo la morte o dell'immortalità.
Dieta Inizialmente l'Homo sapiens impiegava la caccia e la raccolta quali fonti primarie di cibo, alternando alla carne anche cibi spontanei vegetali come frutta, radici, tuberi, e funghi. Si pensa che gli umani abbiano usato il fuoco per preparare e cucinare cibo prima di consumarlo sin dal tempo della distinzione dalla specie Homo erectus (vedi Paleodieta). Un certo numero di persone continua tuttora a consumare cibi non cotti; altri si astengono dal consumo di carne per diversi motivi, quali la religione, l'etica o motivi di salute. Gli esseri umani sono capaci di consumare sia vegetali che carne. Tuttavia, è ancora dibattuto il problema se gli umani siano in realtà più erbivori[38] o carnivori[39]. L'apparato digerente umano non è completamente adattato a mangiare carne né vegetali, portando di fatto a classificare l'uomo come onnivoro. La dieta umana dipende molto dalla cultura di ogni popolazione, ed ha prodotto lo sviluppo di una vera e propria scienza alimentare. In genere, gli uomini possono sopravvivere da due a otto settimane senza cibo, a seconda del grasso depositato nel corpo. La sopravvivenza senz'acqua è invece limitata a tre o quattro giorni. La carenza di cibo resta tuttavia un serio problema, con circa 300000 morti per fame ogni anno.[40] In realtà esiste anche il problema contrario alla fame, l'obesità, che nei paesi industrializzati cresce in maniera quasi epidemica, portando problemi di salute e aumentando la mortalità. Circa diecimila anni fa, l'uomo ha sviluppato l'agricoltura,[41] che ha sostanzialmente rivoluzionato il tipo di cibo che l'uomo assume. Ciò ha contribuito allo sviluppo di popolazioni, città e, a causa dell'aumento della densità abitativa, a una maggiore diffusione delle malattie infettive. Il tipo di cibo che si consuma e il modo in cui si prepara varia da cultura a cultura e nel corso del tempo.
Psicologia Il cervello umano è il centro del sistema nervoso centrale, nonché del sistema nervoso periferico dell'uomo. Il cervello controlla le attività "inferiori" autonome, o involontarie, quali la respirazione e la digestione. Il cervello controlla anche quelle attività coscienti e "superiori", quali il pensiero, il ragionamento e l'astrazione.[42] Questi processi cognitivi costituiscono la mente e, assieme alle loro conseguenze comportamentali, sono studiati nel campo della psicologia. Il cervello umano è generalmente considerato più abile in queste attività "superiori", e più intelligente in generale, di ogni altra specie. Mentre gli altri animali sono capaci di creare strutture e di usare semplici strumenti - principalmente come risultato dell'istinto e dell'apprendimento attraverso l'imitazione - la tecnologia umana è estremamente più complessa, in costante evoluzione e miglioramento col passare del tempo. Persino i più antichi strumenti e strutture umani sono molto più avanzati di quelli creati da ogni altro animale.[43]
Coscienza e pensiero L'abilità umana di pensare in maniera astratta è unica nel regno animale. Gli umani sono una delle sei specie (oltre a scimpanzé, orango, delfini, colombe e elefanti[44]) che hanno superato il "test dello specchio", che prova se una specie animale riconosce il suo riflesso come immagine di sé stesso. Il test viene fallito dall'uomo se provato su individui al di sotto dei due anni.[45]Gli esseri umani possiedono coscienza di sé, degli altri e del proprio ambiente. La capacità della mente di creare e immaginare al di là di ogni esperienza è ancora materia di dibattito. Il filosofo Daniel Dennet, per esempio, sostiene che la mente non è altro che un insieme di dati, come se fosse un computer con diversi "programmi" che lavorano in parallelo.[46]La natura del pensiero è al centro delle ricerche della psicologia. La psicologia cognitiva (o Cognitivismo) studia appunto la cognizione, ossia i processi mentali che sottendono la conoscenza, evidenziando il comportamento per comprendere il funzionamento del cervello umano. La percezione, l'apprendimento, la risoluzione dei problemi, la memoria, l'attenzione, il linguaggio e le emozioni hanno aree di ricerca ben definite.Il Cognitivismo compara il funzionamento del cervello umano a quello di un elaboratore, in cui i processi del pensiero sono conseguenti ad input esterni, dettati dall'esperienza: il metodo di ricerca adottato per questa disciplina è quello della psicologia sperimentale, e si basa su un metodo scientifico di derivazione positivista. Tecniche e modelli della psicologia conoscitiva sono applicati estesamente e formano il puntello di teorie psicologiche in molte aree sia di ricerca che di psicologia applicata. Ampiamente concentrata sullo sviluppo della mente umana nel corso della vita dell'uomo, la psicologia dello sviluppo cerca di capire come le persone arrivino a percepire, capire ed agire nel mondo e come questi processi cambino con l'avanzare dell'età. Il cambiamento può concentrarsi su uno sviluppo intellettuale, conoscitivo, neurale, sociale o morale dell'individuo. Alcuni filosofi dividono la coscienza in "fenomeni della coscienza", che costituiscono un'esperienza in sé, ed "accesso alla coscienza", che è la funzione con la quale i processi mentali si applicano al mondo sensibile, o meglio: di come i dati di quella realtà impattino sula condizione mentale umana.[47] Se, infatti, i fenomeni di coscienza rappresentano lo stato di coscienza dell'individuo, l'accesso alla coscienza è il procedimento con il quale si diventa coscienti di qualcosa che è in relazione con concetti astratti. Varie forme di accesso alla coscienza includono la consapevolezza, la coscienza di sé, il flusso di coscienza, la fenomenologia e l'intenzionalità. Il concetto di fenomeno della coscienza, nella storia moderna e secondo taluni, è strettamente correlato a quello di qualia. La psicologia sociale rappresenta un punto di contatto e collaborazione tra la sociologia e la psicologia, in quanto entrambe le discipline studiano natura e cause dell'interazione tra gli uomini: uno dei punti focali della disciplina è l'attenzione su come l'individuo consideri l'altro da sé e di come si relazioni con e ad esso. Il comportamento e processi mentali, umano e non-umano possono essere descritti sia attraverso il cognitivismo animale che l'etologia, la psicologia evolutiva (o dello sviluppo), e la psicologia comparata L'ecologia umana è una disciplina anche accademica, branca dell'ecologia, che studia come l'uomo e la società interagiscano sia con l'ambiente naturale che con quello sociale.
Linguaggio La capacità che gli umani hanno di trasferire concetti, idee e nozioni attraverso la parola o la scrittura non si trova in alcun'altra specie. La facoltà di parlare è una caratteristica chiave dell'umanità. Il linguaggio è il fulcro della comunicazione tra esseri umani, tanto da essere fondamentale per l'identità di nazioni, culture e gruppi etnici.L'invenzione della scrittura intorno al quarto millennio a.C. ha permesso la conservazione del linguaggio su oggetti materiali, ed ha segnato una tappa fondamentale della evoluzione culturale (vedi Preistoria). La scienza della linguistica descrive la struttura dl linguaggio e le relazioni fra le varie lingue. Ci sono circa 6mila differenti lingue e dialetti correntemente in uso, e molte altre migliaia sono considerate estinte.
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