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L'evoluzione

Introduzione
Nel sec. XVII per avere nei campi manodopera quasi gratuita iniziava la tratta degli schiavi negri africani verso le Americhe. Gli schiavisti, per giustificare il loro ignobile commercio, sostenevano l'inferiorità della razza nera rispetto alla bianca e pertanto si arrogavano il diritto di poter trattare i neri come animali.
Il concetto di differenza e d'inferiorità di alcune razze umane ha accompagnato l'uomo in tutto il corso della sua storia e spesso studiosi e filosofi hanno formalizzato con il loro pensiero quest'idea.
Nella seconda metà del XIX sec. il diplomatico francese, J.A. Gabineau, pubblicò un saggio sull'ineguaglianza delle razze umane nel quale sosteneva che gli "Ariani", da lui considerati erroneamente una razza, erano i soli individui "puri" e, pertanto, superiori a tutti gli altri. La teoria di Gabineau fu il presunto fondamento scientifico su cui la dittatura nazionalsocialista si basò per lo sterminio degli Ebrei.

Oggi, alla luce dei moderni studi di genetica, queste teorie sono state completamente sconfessate e soprattutto si è messo in evidenza la completa mancanza di un fondamento scientifico. La cultura scientifica moderna tende, anzi, alla rivalutazione dell'importanza delle biodiversità.
La stesso neodarwinismo ha dimostrato che ciascuna razza umana è il risultato di una selezione naturale sotto Io stimolo dell'ambiente in cui ciascun individuo ha vissuto ed interagito.
Per spiegare quanto affermato esaminiamo alcuni esempi:
1. Osservando le caratteristiche fenotipiche di un nero dell'Africa evidenziamo immediatamente che questo colore della pelle lo protegge dalle forti radiazioni solari e che le gambe lunghe e snelle gli consentono una corsa veloce. Pertanto è molto facile immaginare che i primi abitanti di questo continente avessero le caratteristiche più adatte per sfuggire ai predatori della savana.
2. Gli eschimesi hanno un corpo tozzo, perché vivendo buona parte dell'anno a temperature molto basse, devono disperdere la minor quantità di calore corporeo. Ciò avviene solo se la superficie corporea è ridotta.
3. l nordeuropei hanno una carnagione molto chiara, giacché vivono in una parte del continente dove la presenza del sole è ridotta per buona parte dell'anno. I raggi solari favoriscono la sintesi della vitamina D a livello dell'epidermide e una carnagione chiara è meno schermata dai raggi solari.

Teorie sull'origine delle specie prima di Darwin
Il problema della diversità degli esseri viventi nel corso delle ere geologiche non si pose fino al sec. XVIII, quando un'intensa attività scientifica portò alla luce numerosi reperti fossili di animali che al momento attuale non esistevano più. Fino allora il mondo scientifico era fortemente influenzato dal pensiero aristotelico che con la sua concezione fissista facilitava l'interpretazione letterale dei testi biblici.

Aristotele (384 -322 a.C.), grande filosofo greco, fu il primo grande biologo della storia e sosteneva la fissità degli organismi viventi. Egli affermava che gli esseri viventi potevano essere disposti in una scala gerarchica, la scala della natura, nella quale egli poneva gli organismi più semplici nello scalino più basso e l'uomo in quello più alto. Tutti gli altri esseri viventi avevano posizioni intermedie in base alla loro graduale complessità.
Fino al tardo '800 molti biologi sostenevano ancora la teoria aristotelica con la sola differenza, in accordo con gli insegnamenti del Vecchio Testamento, che tutti gli esseri viventi erano il prodotto di una creazione divina (teoria creazionista).
L'idea di base di tale teoria, cui nulla si poteva opporre, era che ogni forma vivente avesse iniziato la sua esistenza con le attuali caratteristiche. Ciò spiegava in modo convincente l'incredibile adattamento di ogni forma di vita al proprio ambiente.
Il più acceso sostenitore di una creazione divina all'origine degli esseri viventi fu Carlo Linneo (1707 — 1778), grande naturalista svedese, cui si deve l'attuale sistema di nomenclatura e classificazione degli esseri viventi basato sulle somiglianze morfologiche.

Le teorie evolutive
L'idea che gli esseri viventi potessero evolversi nel tempo è molto antica, gli studiosi la fanno risalire al filosofo greco Anassimandro (610-546 a.C.) che sviluppò una teoria evoluzionistica simile alla concezione moderna. Tuttavia il pensiero di questo filosofo era sconosciuto ai biologi del XVIII e XIX sec.

Nel XVIII sec., per spiegare la straordinaria varietà di esseri del mondo attuale, Leclerc de Buffon (1707-1788) fu tra i primi a suggerire che le specie potessero aver subito dei cambiamenti nel corso del tempo. Egli ipotizzò che, oltre alle numerose creature prodotte per creazione divina all'inizio del mondo, "ci fossero famiglie meno numerose concepite dalla Natura e prodotte dal Tempo". Buffon sosteneva che questi organismi originassero da un processo degenerativo del capostipite ideale; per esempio dal felino ideale creato dall'Essere Supremo a causa di successive degenerazioni i suoi discendenti si erano snaturati in una certa varietà di forme che comprendeva leoni, giaguari, gatti domestici..
Tra la fine del XVIII sec. e l'inizio del XIX sec. uno studio più scientifico dei reperti fossili, fino allora considerati solo stranezze delle natura, smentì la teoria della fissità e dell'immobilità degli esseri viventi. Questi reperti, che divenivano sempre più numerosi per le continue scoperte, testimoniavano la presenza nelle epoche remote di esseri viventi completamente diversi dagli attuali e ormai estinti.
Lo stesso Georges Cuvier (1769-1832), studioso di paleontologia dei vertebrati, dovette riconoscere il fatto che molte specie erano ormai estinte e soppiantate da altre. Per salvare la validità della teoria fissista egli allora postulò la teoria delle Grandi Catastrofi, secondo la quale le varie specie si erano estinte a causa di grandi cataclismi naturali e non (la più recente risultava essere il Diluvio Universale). Ogni volta dopo ogni disastro l'Essere supremo ricreava nuove specie andando a colmare così i vuoti lasciati dagli estinti perfezionando ogni volta le caratteristiche delle diverse specie. Secondo un suo seguace, l'americano Agassiz, vi erano state circa 50 - 30 catastrofi seguite da altrettante distinte creazioni.
Il primo scienziato ad elaborare una teoria evoluzionistica più convincente fu J. Lamarck (1744-1829). I suoi studi sulle diverse forme di vita lo portarono a pensare che ciascuna specie derivasse da un'altra precedente meno complessa.
In altri termini le forme più complesse sarebbero derivate da forme più semplici mediante un processo evolutivo di adattamento all'ambiente in cui esse interagivano. La sua ipotesi si basava su due principi fondamentali:
- L'ereditarietà dei caratteri acquisiti;
- La regressione o lo sviluppo degli organi degli animali a seguito del disuso o dell'uso degli stessi.
Secondo tale illustre scienziato ogni essere vivente nell'interazione con il mondo chimico - fisico e biologico cercava di adattare se stesso all'ambiente in modo da trarne il profitto maggiore, per tale motivo si sarebbero sviluppati sempre più quegli organi che più si addicevano ai suoi bisogni. Tale mutamento nel corso delle generazioni successive si sarebbe manifestato non più per reazione all'ambiente ma perché la trasformazione sarebbe diventata ereditaria.
Secondo lo studioso la giraffa probabilmente a causa del frequente allungamento del collo per raggiungere il cibo sui rami più alti aveva irrobustito e allungato quest'organo. Questo carattere acquisito veniva conservato e trasmesso attraverso le generazioni successive. Tale ipotesi nel corso degli anni fu smentita sperimentalmente, perché alcuni studiosi del problema notarono che i figli di topolini ai quali era stata tagliata la coda artificialmente nascevano normali. Ciò smentiva il principio dell'ereditarietà dei caratteri acquisiti. Anche se la teoria di Lamarck oggi è stata completamente superata, a questo scienziato si riconosce il merito di essere stato il primo a formulare un'ipotesi più convincente circa la variabilità e l'evoluzione delle specie.

Darwin e l'evoluzione - Il neodarwinismo
Charles Darwin le cui idee fondamentali sui problemi dell'evoluzione sono ancora oggi del tutto valide, naque in Inghilterra e molto giovane si imbarcò su un brigantino, il Beagle, che per motivi commerciali doveva circumnavigare il mondo. Durante tutto questo lungo viaggio egli raccolse e catalogò molte specie animali e vegetali annotando le somiglianze e le differenze tra le specie. L'esperienza più interessante per Darwin fu l'osservazione degli animali e delle piante che popolavano un piccolo arcipelago di isole, le Galapagos che si trovano nell'Oceano Pacifico a 950 km dalla costa dell'Ecuador.
Non molto tempo dopo il suo ritorno in Inghilterra Darwin elaborò, pubblicandola sul suo libro Origine delle specie, la sua teoria evolutiva basata sul fondamentale principio della selezione naturale. Questo processo per lo studioso era analogo al tipo tipo di selezione (artificiale) praticata dagli allevatori di bestiame che sceglievano gli esemplari da far riprodurre in base alle loro caratteristiche più utili.
Secondo Darwin le variazioni, presenti in ogni popolazione naturale, tra gli individui di una specie erano dovute al caso e non prodotte nè dall'ambiente nè da forze creatrici.
In sé tali variazioni non avevano uno scopo definito, ma potevano essere più o meno utili a un organismo per la sua sopravvivenza.
Pertanto una variazione che dava un vantaggio rispetto ad un ambiente, rendeva più probabile la sopravvivenza di un individuo rispetto ai propri simili e lo rendeva più idoneo a creare una progenie.
Riproponendo l'esempio dello studioso Lamark, un esemplare con il collo leggermente più lungo poteva nascere in una popolazione di giraffe e questi era avvantaggiato rispetto agli altri per quanto riguardava la possibilità di procurarsi il cibo. Ciò dava all'animale maggiore probabilità di sopravvivenza quindi maggiori possibilità di lasciare più discendenti rispetto a un animale con il collo corto. Nel corso delle generazioni le giraffe a collo lungo avevano un vantaggio selettivo rispetto alle altre e perciò con ll tempo esse ebbero il sopravvento su quelle a collo corto.
Tale teoria sconvolse i pensatoti dell'epoca perché chiedeva di accettare l'idea che gli uomini non erano fondamentalmente diversi dagli altri organismi animali, né per origine nè per il loro ruolo nel mondo naturale, opponendosi alla sua centralità nel creato. Solo lo sviluppo scientifico del XX sec. e gli studi della neonata genetica, hanno permesso di dare un supporto scientifico all'ipotesi darwiniana. Infatti la scoperta dei geni come i responsabili dell'ereditarietà e il meccanismo della mutazione genetica come fattore all'origine della variabilità genetica hanno determinato il completo successo dell'ipotesi evoluzionista formulata da Darwin e rielaborata alla luce delle scoperte scientifiche nel nostro secolo.

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