Darwin e il positivismo

Il positivismo fu un movimento filosofico culturale che nacque nei primi dell’ 800 in Francia e che si distinse nella seconda metà del secolo,principalmente per il suo atteggiamento particolarmente fiducioso nei confronti del progresso scientifico. Figura che meglio rappresenta quest’epoca è lo scienziato Charles Darwin, il quale con le sue teorie evoluzionistiche sull’essere vivente, ampiamente illustrate ne “l’origine della specie”, rivoluzionò del tutto il sapere scientifico. Darwin sosteneva l’idea che una essere vivente potesse evolversi, ossia accumulare una serie di cambiamenti genetici, in seguito al mutamento delle condizioni ambientali in cui viveva, tali da permettergli la sopravvivenza; per cui la natura nel suo corso attuava una sorta “selezione naturale” che solo i meglio adattati all’ambiente riuscivano a passare. Oltre a tener conto dell’ambiente però bisognava contare anche degli altri esseri viventi che tendono moltiplicarsi secondo una progressione geometrica. Si sfocia così in una lotta per la sopravvivenza in cui solo i meglio adattati all’ambiente riescono a sopravvivere. Si riscontrò poi che come per gli animali, anche per i popoli si attuava questo meccanismo: tali razze tendevano a prevalere sulle altre perché dotate di caratteristiche superiori. Questa penetrazione della dottrina scientifica in ambito sociale prende il norme di “darwinismo sociale” e fu anche impropriamente utilizzata per giustificare le discriminazioni razziste e classiste.

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