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Il termine "ecosistema" è stato proposto per la prima volta da Roy Clapham nel 1930 per indicare la combinazione delle componenti fisiche e biologiche di un ambiente. Arthur George Tansley nel 1935 ha elaborato la definizione oggi comunemente accettata. Un ecosistema è formato da due parti:

- il biotopo, dal greco bios («vita») e pos («luogo»), è costituito dall'insieme di tutti i fattori fisici (luce, temperatura, composizione del mezzo inteso come insieme delle sostanze in cui è immerso l'organismo) che caratterizzano l'ecosistema;
- la biocenosi, dal greco bios («vita») e koinbs («comune»), è costituita dal complesso di tutti i fattori biologici, ossia gli organismi, viventi dell'ecosistema.

La combinazione di questi due fattori e dei loro reciproci rapporti tende in natura a raggiungere un equilibrio stabile, che è alla base del mantenimento della diversità biologica, o biodiversità. Un ecosistema è un sistema aperto, perché dipende da una fonte energetica esterna (la luce solare) e tende a raggiungere il climax, cioè un equilibrio stabile nel tempo.

Lo scopo dello studio di un ecosistema è comprendere le relazioni tra gli organismi e l'ambiente, che sono alla base dell'unità della natura studio egli ecosistemi deve mirare anche a comprendere le loro funzioni e i loro componenti. Ogni unità di studio che si può definire ecosistema può avere dimensioni diversissime: un lago o uno stagno, un bosco o un vaso di fiori su un balcone.

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