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L'omeopatia

L'omeopatia è una metodica terapeutica che si basa sulla legge di similitudine (similia similibus curentur). La nascita ufficiale dell'omeopatia è datata nel 1796, ma su fonti storiche troviamo tracce del principio di similitudine nella Bibbia, nei poemi omerici e in tutti gli scritti di medici dell'antichità classica.
Ippocrate costruì la sua medicina su due principi: "contraria contrariis curentur", e "similia similibus curentur", applicando il primo quando conosceva la causa del male e il secondo quando la ignorava. Nel corso della storia medica, troviamo un filo conduttore che attraverso Giambattista Elmonsio, Tommaso Campanella, Linneo porta fino a Samuele Hahnemann che giustamente sarà considerato il padre dell'Omeopatia moderna.
Hahnemann nacque in Sassonia nel 1755 e manifestò immediatamente una intelligenza e un'intuizione che lo portarono rapidamente a essere un medico di successo. Nel 1789 ebbe una vera e propria crisi di coscienza sulle possibilità terapeutiche dei rimedi che a quel tempo venivano applicati e decise di abbandonare la medicina tradizionale. Da quel giorno per vivere, grazie alla conoscenza di otto lingue, si mise a fare il traduttore. Nel 1780 mentre traduceva un famoso trattato di farmacologia, osservò che i sintomi della intossicazione da china nei laboratori erano molto simili a quelli della febbre malarica. Immediatamente volle provare su di se l'assunzione della china e verificò quello che aveva già notato. Provò allora se la somministrazione della china a pazienti con febbre malarica modificasse il quadro patologico. La sperimentazione confermò che questo quadro veniva addirittura risolto. Dalla prima osservazione in letteratura e da questa dimostrazione sperimentale prese forma la teoria dell'omeopatia.
Le sostanze farmacologicamente attive assunte da un soggetto sano provocano un quadro sintomatologico simile a quello delle malattie che esse sono in grado di curare se assunte da un soggetto ammalato. All'inizio Hahnemann somministrava dosi ponderabili (misurabili con un bilancino) di rimedi, e quindi induceva anche effetti tossici, che erano talvolta peggiori della malattia stessa. Iniziò allora a diminuire le dosi alternando passaggi di diluizione (decimali, centesimali) a passaggi di soccussione (agitava la soluzione). Somministrando ai soggetti sani uno stesso rimedio ma con diluizioni/dinamizzazioni diverse egli notò che comparivano delle variazioni del modo di agire e di sentire: tanto più bassa era la diluizione/dinamizzazione, tanto più i sintomi che evocava erano organici (del corpo), tanto più alta era la diluizione/dinamizzazione, tanto più i sintomi evocati riguardavano il comportamento e il modo di sentire del soggetto. Naturalmente queste teorie furono molto avversate dai medici contemporanei di Hahnemann e anche oggi per ignoranza molti medici gettano discredito sull'Omeopatia. Il primo grande problema di accettazione della omeopatia è stato causato dalla diluizione. Nel 1920 due scienziati dimostrarono la validità della regola biologica dell'effetto inverso di Arnolt/Schuls.
Tale regola afferma che stimoli deboli svegliano l'attività biologica, stimoli medi la promuovono, stimoli forti la frenano, stimoli fortissimi la paralizzano. Inoltre una sostanza può avere effetti nocivi se somministrata a dosi ponderali, e curativi in dosi minime. Senza saperlo questi due ricercatori avevano posto le basi per lo sviluppo razionale dell'efficacia dell'omeopatia.
Nel corpo umano nel corso di insulti flogistici acuti avviene esattamente ciò che è descritto dalla regola sopra enunciata. Infatti nelle primissime fasi della infiammazione, il surrene produce piccolissime dosi si cortisolo per "accendere" il processo flogistico, invece nelle fasi terminali lo stesso ormone prodotto in grande quantità ha lo scopo di sedare tutti i mediatori chimici dell'infiammazione per dare la possibilità ai macrofagi di ripulire dalle scorie residue il tessuto insultato. Nell'altro concetto che ha reso e rende difficile la cita all'Omeopatia è la difficoltà di spiegare come possa essere efficace il rimedio in una soluzione in cui rimangono solo poche o nessuna molecola del rimedio del soluto. Dalla chimica sappiamo che quando la diluizione di soluzione supera 10-23 (numero di Avocadro) in questa non di troverà nessuna molecola del soluto e quindi ciò che è residuo sarà solamente il solvente. La medicina ufficiale sostiene che tale solvente residuo non può essere altro che acqua.
Fino a oggi è stato difficile rispondere a questa obiezione, ma ora con lo studio dello spettro di risonanza magnetica nucleare si è potuto osservare che il solvente (acqua) da cui si era partiti ha un profilo completamente diverso rispetto alla soluzione attenuta da varie diluizioni/dinamizzazioni fino anche quando il numero delle molecole di soluto è inferiore al numero di Avocadro.
La spiegazione è data dal fatto che le molecole di una qualsiasi sostanza sono dei dipoli (+/-) e quindi le molecole di H2O si dispongono in base alla legge per la quale i poli opposti si attraggono, ma questa disposizione cambierà ad ogni passaggio di diluizione/dinamizzazione determinando quindi delle peculiarità elettro-organiche. La dinamizzazione (vera e peculiare intuizione di Hahnemann) determinerebbe una rottura delle corone di molecole di H2O con la "liberazione" di energia elettromagnetica del soluto, e un aumento dell'energia di movimento delle molecole della soluzione con aumento dell'entropia (tendenza al disordine dei sistemi). Quindi il comportamento delle soluzioni omeopatizzate è regolato dal primo e dal secondo principio della termodinamica. Il primo principio della termodinamica enuncia che l'energia in un sistema tende a non rimanere constante ma a disperdersi con un aumento del disordine complessivo del sistema, mentre il secondo dice che l'entropia nell'universo tende ad aumentare. Queste sono le spiegazioni chimico-fisiche del perché il rimedio omeopatico non è "acqua fresca". La spiegazione dell'efficacia dell'omeopatia è riposta tutta nel nostro sistema immunitario, che specialmente nelle malattie croniche è in stallo nella battaglia contro le noxe patogene. Il rimedio omeopatico, come abbiamo detto in precedenza, viene scelto in base ai criteri di similitudine tra i sintomi che questo induce in un uomo sano e quelli che il medico ha riscontrato nel malato che deve curare. Si ipotizzava quindi uno stimolo del sistema immunitario a reagire contro il rimedio omeopatico, e questa attivazione permetterebbe all'organismo di ricominciare a combattere nei confronti della noxa patogena. Recentemente Heine in Germania ha trovato il perché e il come i rimedi omeopatici tra D4 e D12 sono efficaci; questa reazione è stata definita "by stander reation": reazione immunologia di soccorso. L'organismo sente il rimedio omeopatico come una tossina, contro la quale deve reagire. La tossina viene processata (la processazione è il complesso delle reazioni che l'organismo mette in atto per presentare un antigene al sistema immunitario) dalla cellula M (multifood: multiripiegata); con questa cellula collaborano i linfociti T e B vergini (mai esposti a nessun antigene). Dopo una corretta processazione i linfociti vengono "caricati" con la tossina (rimedio omeopatico); da questo momento questi linfociti saranno in grado di riconoscere una tossina uguale a quella con cui sono stati coricati; e dato che i linfociti sono un peal unico potranno essere utilizzati in qualsiasi parte dell'organismo si presenti la loro tossina specifica. Tutte queste spiegazioni oggi possibili con i supporti tecnico-scientifici rendono ragione alle intuizioni empiriche di Hahnemann. Per finire, bisogna ricordare che con l'omeopatia moderna ha avuto un grosso impulso il costituzionalismo (studio delle costituzioni in funzione di una particolare reattività sia fisica che mentale), che la medicina ufficiale ha abbandonato da circa quarant'anni. Quello che comunque va sottolineato, e che rappresenta il fiore all'occhiello dell'omeopatia è la visione olistica del malato: non può ammalare il fegato o l'intestino senza che ciò comporti riflessi sul tutto, e d'altra parte non è detto che l'intestino e il fegato non siano malati per cause che la medicina ufficiale non ricerca neanche. Il corpo umano, essendo un sistema biologico, e quindi incredibilmente complesso, non può essere regolato dalle leggi della linearità, infatti esso deve essere considerato come un network a entrate e uscite multiple; ciò rende più difficile il compito del medico, ma allo stesso tempo più bello e affascinante, il tutto in funzione dell'aiuto che un essere umano può dare a un altro.

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