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Risposta immunitaria

I linfociti T (linfociti che si differenziano nel timo) viaggiano nel sangue e nella linfa, attaccando le cellule infette da virus, ma agiscono anche contro funghi e protozoi. Sulla membrana dei linfociti T e B troviamo delle molecole proteiche dette recettori antigenici, capaci di legarsi ad un tipo specifico di antigene. Ongi cellula T o B possiede circa 100.000 recettori antigenici tutti uguali. Quando un linfocita T o B maturo, che si trova all'interno di un organo linfatico, entra in contato per la prima volta con un antigene si differenzia ulteriormente, attraverso una selezione clonale, producendo cellule effetrici (plasmacellule nel caso dei linfociti B) e cellule della memoria. I linfociti T sono in grado di rispondere solo agli antigeni presenti sulla superficie delle cellule del nostro corpo. Esse sono in grado di distinguere il self dal non-self grazie a delle glicoproteine codificate da una famiglia di geni nota come complesso maggiore di istocompatibilità (MHC). Tali glicoproteine possono essere di prima classe o di seconda classe. Quelle di prima classe sono presenti su tutte le cellule somatiche, quelle di seconda classe sono presenti sulle cellule del sistema immunitario. I linfociti T sono in grado di rispondere solo agli antigeni presenti sulle cellule del nostro corpo, e sono di 3 tipi: linfociti T hepler (o coadiuvanti), linfociti T killer (o citotossici) e linfociti T suppressor. Prendiamo una tipica cellula APC, cioè una cellula che porta l'antigene, un macrofago. Il macrofago ingerisce il microbo e lo frammenta in una serie di molecole estranee. In seguito le MHC di seconda classe del macrofago si legano con le molecole non-self (del microbo fagocitato) e lo esibiscono sulla membrana cellulare. I linfociti T helper si legano al complesso self/non-self esposto sulla membrana del macrofago (nel complesso il self è rappresentato dalla MHC, il non-self dal frammento di microbo), vengono attivati e hanno tre effetti fondamentali: il primo effetto consiste nello stimolare gli stessi linfociti T helper a svilupparsi e a dividersi, creando Linfociti T helper attivi e linfociti T helper della memoria. Il secondo effetto è quello di contribuire ad attivare i linfociti B, mentre il terzo consiste nel chiamare all'azione i linfociti T killer, che attraverso la produzione di sostanze come la perforina distrugge la cellula infetta. Secondo meccanismi non ancora noti i Linfociti T suppressor placano la risposta immunitaria ad infezione debellata.

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