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La lobotomia

Il neurologo portoghese Antonio Egas Moniz (1874-1955) era già conosciuto all'inizio degli anni Trenta per aver affinato alcune tecniche che permettevano ai medici di visualizzare i vasi sanguigni nel cervello, usando tracciati radioattivi. Nel 1935, durante una conferenza internazionale di neurologia, assistette ad una relazione sui lobi frontali del cervello e sugli effetti della loro rimozione negli scimpanzé. Nonostante le smentite di Moniz, è ormai entrato nella storia scientifica l'aneddoto secondo cui proprio gli esperimenti sugli scimpanzé di cui si era parlato a quella conferenza abbiano ispirato lo scienziato nella formulazione dell'idea della lobotomia per il trattamento delle malattie mentali.
Secondo Moniz, alcune forme di malattie mentali erano causate da una sorta di anormale ammassamento delle cellule nervose, che causavano il blocco degli impulsi neuronali e le conseguenti manie e fissazioni del paziente. Non vi era alcuna evidenza empirica per la sua teoria, ma Moniz continuò in modo determinato i suoi esperimenti, ritenendo che se le fibre nervose che provocavano queste fissazioni morbose potevano essere distrutte, il paziente doveva migliorare. Nel novembre 1935, Moniz e i suoi assistenti svolsero i primi esperimenti chirurgici. Inizialmente effettuarono ripetute iniezioni di alcool nel lobo frontale attraverso fori trapanati nel cranio. Dopo i primi interventi, su sette pazienti, modificarono l'operazione, tagliando il lobo con un filo metallico; quindi non veniva rimosso niente, ma solamente interrotte le connessioni.

Nel 1936 Moniz pubblicò i risultati molto positivi delle sue prime 20 operazioni su pazienti che soffrivano di ansia, depressione e schizofrenia. La sua pubblicazione fu ben accolta e sembrò offrire evidenti benefici alla psicochirurgia. Per esempio, la prima paziente risultò essere meno agitata e meno paranoica di quanto fosse prima, sebbene fosse molto apatica e più spenta di quanto Moniz aveva sperato. Negli anni '30 le diagnosi delle gravi malattie mentali stavano migliorando sempre di più, ma non la reale conoscenza delle loro cause o come curarle. I dottori spesso tentavano qualsiasi tipo di trattamento per aiutare i loro pazienti, accettando e utilizzando trattamenti radicali come l'elettroshock e la lobotomia.
Negli Stati Uniti, il neurologo Walter Freeman applicò più volte la lobotomia e la promosse con grande fervore. Dopo un anno dalle pubblicazioni dei risultati di Moniz, aveva effettuato 20 lobotomie. Freeman e i suoi assistenti notarono che in tutti e venti i loro pazienti i sintomi di preoccupazione, apprensione, ansia, insonnia e tensione nervosa, venivano più o meno diminuiti dopo l'operazione. Fu osservato che anche disturbi quali disorientamento, confusione, fobie, allucinazioni, erano diminuiti o addirittura risolti in alcuni pazienti. D'altro canto notarono che i pazienti perdevano la spontaneità, e la loro personalità risultava modificata. Nel 1942 fu pubblicato anche un libro che ebbe grande influenza negli anni successivi, portando il numero delle lobotomie effettuate da 100, nel 1946, a 5.000, nel 1949. In quest'anno Moniz vinse il premio Nobel in fisiologia e medicina. La popolarità della lobotomia diminuì sempre più negli anni Cinquanta e oltre. Con l'osservazione, a lungo termine, dei pazienti lobotomizzati fu evidente che vi erano pesanti effetti collaterali. L'uso del nuovo farmaco Torazina, il primo tranquillante, ha drasticamente ridotto l'uso della lobotomia.

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