L’EPATITE B

DEFINIZIONE:L’epatite B è di tipo virale e tende a cronicizzare e a dare complicanze, essa è provocata dal virus (HBV) appartenente al genere degli Hepadna-virus; chiamata anche epatite da siero per via della sua trasmissibilità oltre che per contagio sessuale, anche per via ematica.
EZIOLOGIA: L’HBV (nella sua forma a virione completo si chiama particella di Dane) è un virus a DNA, costituito da un nucleo capside a simmetria icosaedrica che contiene il materiale genetico virale e una DNA polimerasi che costituisce l’antigene proteico del “core” virale (l’HBcAg). Il nucleo capside è poi contenuto in un involucro proteico esterno che costituisce un secondo antigene virale di tipo eterogeneo, l’HBsAg, capace di dare origine a 4 sottotipo antigenici. Vi sono poi altri due antigeni virali: l’HBeAg e l’antigene delta, importanti nella determinazione diagnostica della malattia. L’ HBV è in grado di rimanere stabile anche per 8 mesi a temperatura ambiente, resiste ad un trattamento per 15’ a 100°C, ed occorre una concentrazione di cloro con un trattamento di 30’ per inattivarlo. Presenta un particolare orientamento per gli epatociti umani. In genere penetra per via parenterale, e raggiunge il fegato, dove inizia una massiva riproduzione. Successivamente i virioni completi verranno rilasciati dall’epatocita attraverso il reticolo endoplasmatico. La cellula epatica esprime sulla membrana antigeni virali. I virioni rilasciati successivamente alla lisi cellulare citotossica possono essere neutralizzati da anticorpi specifici ed eliminati. L’HBV può dare però anche origine al ciclo virale integrativo, nel quale il DNA del virus si inserisce nel patrimonio genetico dell’epatocita umano, diventando parte integrante dei cromosomi. La risposta immune dell’organismo produce diversi anticorpi specifici diretti contro i diversi antigeni virali che sono:

• Anti-HBc : anticorpi diretti contro l’antigene HBcAg, si originano precocemente e sono presenti nell’infezione in atto, in forma acuta. Rivelano che il ciclo virale è in atto e che il paziente è infettivo, ma non hanno capacità protettiva.
• Anti-HBs : diretti contro l’antigene HBsAg, sono una classe eterogenea di anticorpi protettivi, compaiono solo dopo la guarigione del paziente. È in grado di offrire protezione nei confronti dei 4 diversi sottotipi dell’antigene HBsAg.
• Anti –Hbe: diretti contro l’antigene HBeAg, compaiono dopo la definitiva scomparsa dell’antigiene e indicano l’avvenuta guarigione. Possono persistere per anni.
EPIDEMIOLOGIA:L’uomo , sia come malato che portatore è l’unica sorgente importante di infezione. Nei paesi più industrializzati la fascia più colpita va dai 20 ai 40 anni. La modalità di trasmissione più frequente è attraverso il sangue o emoderivati infetti. Attività o pratiche mediche come trasfusioni, interventi chirurgici od odontoiatrici, agopuntura, tatuaggi, trapianti d’organo e tessuti, ecc. pongono a rischio sia i pazienti che gli operatori sanitari. Per quanto riguarda le abitudini di vita, l’uso di siringhe infette è certamente la causa della frequenza di malati tra i tossicodipendenti. L’HBV è risultato poi presente in tutti i liquidi biologici e le secrezioni, come la saliva, lo sperma, il sangue mestruale, i secreti vaginali e cervicali, le urine, ecc. ciò comporta che un’altra diffusa via di trasmissione sia il rapporto sessuale, tra cui negli omosessuali. È poi possibile la trasmissione transplacentare, se la gestante si ammala nei primi tre mesi di gravidanza, ed anche perinatale poiché il virus è stato ritrovato nel colostro e nel latte materno. Si sospetta poi, anche se non è dimostrato la trasmissione per contagio oro-fecale. La suscettibilità al virus risulta maggiore nei giovani e nei maschi. L’HBV può dare una forma inapparente nei bambini. Nei soggetti malati, il sangue risulta infettante nelle fasi precoci di incubazione e lo è sino alla completa guarigione. Per questo, i conviventi con gli individui malati o portatori sono soggetti al rischio di contagio, in particolare tra partner. I portatori cronici(solitamente HBsAg, HBeAg e anti-HBc positivi) sono infettanti per molti anni. Il soggetto spesso cronicizza in seguito ad un infezione contratta in età giovanile che risultava inapparente, o se presenta debolezza del sistema immunitario.
QUADRO CLINICO:Dopo un’incubazione variabile da 45 a 160 giorni, i sintomi compaiono in modo molto simile all’epatite A, anche se di solito l’insorgenza è più subdola e non si osserva la febbre. Ne consegue però un ittero che persiste per tempi più lunghi, causando un’iperpigmentazione delle urine e ipopigmentazione delle feci. Vi è poi un notevole aumento dell’attività, nel siero del paziente, delle transaminasi epatiche. È stata dimostrata una correlazione positiva tra l’HBV e l’alcolismo per quanto riguarda il rischio di evoluzione della malattia in carcinoma epato-cellulare in seguito a cirrosi post-epatitica alcolica. Le forme tumorali che si riscontrano sono l’apatocarcinoma e il colangiocarcinoma.
ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI:Si misura l’aumento dell’attività delle transaminasi epatiche, testimonianza della necrosi epatica in atto e sulla ricerca, nel siero del paziente , di marker antigienici e anticorpali specifici utilizzando metodiche di laboratorio .
PROFILASSI:la conoscenza dei meccanismi di trasmissione della malattia consente di fondare la prevenzione sull’informazione igienico-sanitaria. La denuncia obbligatoria nei casi di malattia consente l’isolamento del malato, la disinfezione dell’ambiente, del materiale e degli oggetti contaminati da secrezioni o sangue infetti. Nei paesi industrializzati si fa uno screening di tutti i donatori di sangue e si controlla la sterilità dei materiali di uso sanitario. Sono poi possibili interventi di profilassi specifica come l’inoculazione di IgG umane ad alto titolo di anti-HBs, utilizzata solo in caso di soggetti che si sono accidentalmente esposti al contagio o nel caso di neonati da madre infetta. In questi casi viene anche fatta la vaccinazione. Vaccino assolutamente sicuro ed efficace, somministrato obbligatoriamente ai nuovi nati nel primo anno di vita e consigliata negli adulti a rischio poiché conviventi di persone portatrici o per ragioni legate alla professione. Altri casi in cui si suggerisce la vaccinazione sono: gli omosessuali, i tossicodipendenti, emodializzati, emofilici, ecc.
TERAPIA:Recentemente, sono stati ottenuti risultati di guarigione in soggetti affetti dalla forma cronica, utilizzando una terapia sull’uso dell’interferone umano; inducono l’attivazione di ribonucleasi capaci di idrolizzare gli RNA virale e di inibire la sintesi proteica cellulare ostacolando la liberazione di capsidi. Sono inoltre possibili trattamenti sintomatici basati sulla somministrazione di emoderivati per contrastare la ridotta sintesi delle proteine sieriche, sull’uso di farmaci tesi a contrastare i sintomi della malattia e sui regimi dietetici con un attenta valutazione dell’apporto proteico e di Sali minerali. È stato effettuato con esiti a volte favorevoli, anche il trapianto di fegato.
EPATITE C
DEFINIZIONE:Forma del tutto simile a quella di tipo B, ma è causata da un agente eziologico diverso, l’HCV, ed ha una tendenza a cronicizzare e a evolversi in cirrosi e carcinoma epatico.
EZIOLOGIA:L’HCV, appartenente al genere Flavivirus, recentemente isolato dal fegato di pazienti. Le vie in cui penetra nell’organismo sembrano le stesse dell’HBV. Ha uno tropismo per gli epatociti, causando danni comparabili a quelli provocati dall’epatite B.
EPIDEMIOLOGIA: causa nell’uomo una forma di epatite ubiquitaria, trasmessa per via parenterale, attraverso trasfusioni di sangue infetto, ma anche con le modalità dell’HBV. Ha una lunga incubazione che va da sue settimane ai 6 mesi. Nel 25-50% si può originare la forma cronica, la cui evoluzione sarà poi con estrema probabilità la cirrosi, mentre un decimo di queste patologie proseguiranno dando epatocarcinoma.

ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI:viene applicata una tecnica di biologia molecolare, la PCR, che consente un amplificazione del genoma virale fino alla dimostrazione della presenza del virus nel soggetto, anche nel caso in cui l’HCV si integri nel patrimonio genetico umano sotto forma di pro genoma virale. Applicazione necessaria se si vuole sottoporre a screening con assoluta sicurezza i possibili portatori del virus in forma cronica, seguendo poi l’evoluzione della malattia e la risposta alla terapia.

QUADRO CLINICO, PROFILASSI E TERAPIA SONO RIFERIBILI A QUELLI DELL’EPATITE B
Poiché non è ancora disponibile un vaccino efficace nei confronti dell’HCV, bisogna fare attenzione al controllo del sangue e degli emoderivati.

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