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La digestione

Nell’uomo l’apparato digerente è costituito da un tubo lungo una decina di metri, detto canale digerente, suddiviso in varie porzioni corrispondenti a organi diversi.

La fase orale

La bocca, o cavo orale, è la via d’ingresso del cibo nel corpo. Costituisce quindi la parte iniziale del canale digerente. Comunica con l’esterno attraverso un’apertura mobile delimitata dalle labbra, ed all’interno è tappezzata da una membrana stratiforme detta mucosa. Tale membrana riveste l’interno di tutti gli organi cavi comunicanti con l’esterno. All’interno della bocca si trovano diverse formazioni anatomiche con diversi ruoli.

  • La lingua è un organo muscolare estremamente sensibile, che favorisce la masticazione del cibo rimescolandolo e portandolo a contatto dei denti. Interviene nel meccanismo della deglutizione ed è la sede delle papille gustative, particolari formazioni nervose da cui dipende la percezione dei sapori. La lingua ha inoltre un compito determinante nell’articolazione e nella modulazione dei suoni vocali.

  • I denti sono gli organi deputati alla masticazione del cibo, che sono in grado di tagliare, strappare, macinare e triturare grazie alla loro varietà di forme. Nell’uomo adulto sono in tutto 32, suddivisi in due arcate poste una superiormente e l’altra inferiormente al cavo orale.

  • Il palato, la “volta” del cavo orale, è suddiviso in una porzione anteriore (palato duro) ed in una posteriore (palato molle), dov’è collocata un’appendice sporgente detta ugola. La muscolatura del palato molle collabora, come la lingua, ai fenomeni di fonazione e deglutizione. Il suo innalzamento durante la deglutizione chiude la parte alta della faringe impedendo l’aspirazione del cibo nelle cavità nasali. Ai lati del palato molle sono situate le tonsille palatine, che assieme alle tonsille linguale e faringea svolgono un’azione difensiva contro i microrganismi ingeriti con cibo e aria.

  • Le ghiandole salivari, situate al di sotto dell’orecchio (ghiandole parotidi) e sul fondo della cavità orale (ghiandole sottomandibolari e sottolinguali), secernono un liquido chiamato saliva, contenente enzimi digestivi che, uniti al lavoro dei denti, trasformano il cibo in bolo alimentare, preparandolo per la digestione.

Posteriormente al cavo orale si trova la faringe, un breve tubo, comune sia al canale digerente sia alle vie respiratorie, in cui scivola il bolo alimentare spinto dalla lingua. Nel tratto superiore della faringe sboccano le fosse nasali e le tube uditive, mentre nel tratto inferiore si apre la laringe, a cui è proibito l’accesso del cibo dalla chiusura di una cartilagine appiattita detta epiglottide.

Il cibo transita poi nell’esofago (un tubo di circa 25 cm) i cui rivestimenti di tessuto muscolare lo convogliano verso lo stomaco.

La fase gastrica

Il passaggio del bolo alimentare dall’esofago allo stomaco è regolato da un anello muscolare detto cardias, che funziona come una valvola.

Lo stomaco si presenta come una dilatazione a forma di sacco (di circa 30 cm) del tubo digerente. È internamente rivestito da mucosa e, come l’esofago, è dotato di strati muscolari, che determinano le contrazioni peristaltiche responsabili del rimescolamento del cibo.

Il cibo rimane all’interno dello stomaco alcune ore, e subisce un’ulteriore scomposizione chimica e meccanica che lo trasforma in chimo. Responsabile della scomposizione chimica del cibo è il succo gastrico, una soluzione acquosa prodotta da milioni di ghiandole situate nella mucosa dello stomaco, e composta da:

  • acido cloridrico, un acido molto forte che determina le condizioni ideali alla digestione delle proteina e, allo stesso tempo, rende lo stomaco inospitale per gli eventuali microrganismi penetrati con il cibo;

  • pepsina, una proteasi* che idrolizza le proteine ed è attiva solo in condizioni di acidità;

  • mucina, una sostanza viscosa che protegge le pareti dello stomaco dall’azione dell’acido cloridrico e della pepsina (un’eventuale carenza di mucina porta alla corrosione interna dello stomaco e quindi alla formazione di ulcerazioni);

  • gastrina, un ormone che stimola la produzione di acido cloridrico.

Il cibo trasformatosi in chimo lascia lo stomaco attraverso un secondo anello muscolare chiamato piloro, che ne impedisce poi il riflusso dall’intestino.

*Proteasi: insieme di enzimi che promuovono la scissione delle proteine.

La fase intestinale

L’intestino è il tratto del canale digerente in cui si completa la digestione delle macromolecole del cibo, e dove avviene l’assorbimento dei principi alimentari che passano nel circolo sanguigno per essere poi trasportati a tutti i tessuti dell’organismo.

Collocato nella cavità addominale, raggomitolato al di sotto del muscolo diaframma, l’intestino raggiunge la misura di circa 10 m nell’uomo adulto, ed è suddiviso in due porzioni dette intestino tenue e intestino crasso.

L’intestino tenue è specializzato sia nella digestione, sia nell’assorbimento del cibo, ed ha rapporti con altri organi implicati nella digestione come il pancreas e il fegato. È anatomicamente suddiviso in tre sezioni.

  • Il duodeno (circa 25 cm), a forma di ansa. Vi sboccano i condotti pancreatici, che riversano il succo digestivo prodotto dal pancreas, e il dotto coledoco, attraverso cui proviene la bile prodotta dal fegato. Tali succhi hanno pH basico per l’elevato contenuto di bicarbonato di sodio e neutralizzano l’acidità del chimo.

  • Il digiuno (circa 2-3 m). È così chiamato perché, nella dissezione anatomica dei cadaveri, appariva sempre vuoto.

  • L’ileo. Misura circa 4 m e forma numerose anse.

Nell’intestino tenue il chimo proveniente dallo stomaco viene attaccato da enzimi specifici di varia natura per l’assorbimento delle diverse sostanze alimentari (amilasi, proteasi, lipasi). Questi enzimi provengono in parte dal succo pancreatico e in parte dal succo enterico, prodotto da numerose ghiandole alloggiate nella mucosa dell’intestino. La bile, invece, svolge una funzione emulsionante: mantiene separate le sostanze grasse contenute nel chimo rendendole più vulnerabili agli enzimi digestivi.

Dal processo digestivo intestinale risultano molecole sufficientemente piccole da poter essere introdotte nei capillari e quindi nel sistema circolatorio. L’assorbimento avviene attraverso le pareti dell’intestino, che a tal scopo presenta internamente numerose pieghe dotate di sporgenze, dette villi intestinali, a loro volta provviste di microscopiche estroflessioni dette microvilli.

La maggior parte delle sostanze (aminoacidi, monosaccaridi, vitamine idrosolubili) viene assorbita direttamente dai vasi sanguigni dell’intestino. I grassi e le vitamine liposolubili, invece, transitano per il vaso linfatico ed entrano in circolo solo in un secondo tempo. L’acqua, sia ingerita con il cibo e le bevande, sia contenuta nei succhi digestivi e nella bile, viene riassorbita dall’intestino tenue, che insieme ai reni svolge un’importante funzione di controllo dell’omeostasi idrica (equilibrio idrico) nell’organismo umano.

L’intestino crasso è anch’esso suddiviso in tre sezioni anatomiche.

  • Il cieco è il tratto immediatamente successivo all’intestino tenue. Presenta lateralmente un diverticolo a fondo cieco detto appendice vermiforme.

  • Il colon, ascendente, trasverso e discendente, è posto a contorno dell’intestino tenue.

  • Il retto è l’ultimo tratto del canale digerente e comunica con l’esterno.

All’intestino crasso giungono i residui di cibo che l’organismo non è in grado di digerire, come le fibre di cellulosa. Esso provvede unicamente al riassorbimento dell’acqua e dei sali minerali contenuti nel materiale di scarto, concentrandolo nelle feci che vengono poi espulse attraverso l’intestino retto.

Nell’intestino crasso trovano ospitalità dei batteri simbionti utili, detti flora intestinale, che ostacolano l’annidamento di batteri nocivi e producono vitamine necessarie all’organismo umano.

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