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L’AIDS

La sigla AIDS sta per Acquired Immune Deficiency Syndrome, che significa sindrome da immunodeficienza acquisita, ma l’AIDS non è una malattia in sé, bensì lo stadio finale dell’infezione da HIV.
L’HIV invade preferibilmente i linfociti T helper, moltiplicandosi al loro interno.
Nelle prime fasi dell’infezione (stato iniziale), la proliferazione massiccia del virus determina una arapida diminuzione dei linfociti T helper del sangue.
Circa tre settimane dopo l’infezione molti soggetti presentano febbre, ingrossamento dei linfonodi, eritemi, dolori muscolari e al capo.
Questi malesseri si risolvono poco dopo, quando il sistema immunitario riesce ad avere un certo controllo del virus, e l’infezione può così rimanere per lunghi anni senza sintomi evidenti.
Durante tal periodo, la presenza del virus nell’organismo è evidenziata dalla produzione di una grande quantità di anticorpi specifici rivolti sia contro gli antigeni del pericapside, sia contro quelli del capside virali (stadio di portatore sano).

La loro comparsa (siero conversione) avviene circa sei-otto settimane dopo il contagio.
Nonostante l’attività del sistema immunitario, le difese dell’organismo riescono solo molto raramente a debellare il virus.
Si viene, infatti, a delineare un pericolosissimo circolo vizioso: i linfociti T citotossici distruggono i linfociti T helper infetti, ma la loro distruzione, se da un lato elimina le cellule infette, blocca anche la capacità di risposta del sistema immunitario.
Con il tempo il numero dei linfociti T helper si riduce sempre di più e quando il loro livello scende al di sotto delle 200 cellule per microlitro di sangue, le difese immunitarie dell’organismo sono talmente compromesse che insorge l’AIDS (stadio conclamato).

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