Cause dell'inquinamento delle acque marine

Inquinamento da immissione di idrocarburi
1. inquinamento operativo: è dovuto allo scarico, carico e alle operazioni di pulizia delle cisterne delle petroliere;
2. inquinamento accidentale: si ha con i frequenti incidenti alle petroliere, che versano nel mare tonnellate di petrolio causando la moria di varie specie vegetali e animali. In questo modo vengono colpiti i delicati equilibri della vita del mare, ma anche le attività antropiche, quali pesca e turismo. Inoltre, l’immissione di idrocarburi nelle acque entra a far parte della catena alimentare già a partire dal plancton e, successivamente, ciò si manifesta nei molluschi, nei pesci, e infine nell’uomo. Le conseguenze sono disastrose sotto diversi aspetti: si registra una riduzione della quantità di luce che penetra attraverso la superficie del mare e quindi una riduzione dell’attività foto sintetica del fitoplancton, e una diminuzione degli scambi gassosi fra mare e aria, dovuta allo strato di idrocarburi. L’eccessiva presenza di quest’ultimi, inoltre, attrae in modo esponenziale comunità batteriche. Nel caso del disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon sono stati attirati nel Golfo del Messico innumerevoli batteri “spazzini” (la tecnica di utilizzare batteri per depurare l’acqua contaminata si chiama “bioremedation”), in grado di nutrirsi degli scarti derivanti dal petrolio. Questa però è un’arma a doppio taglio, dal momento che i batteri menzionati appartengono alla famiglia dei Vibrio, tra cui vi sono molte specie responsabili della trasmissione di malattie come colera e tifo. Quello descritto è un disastro ambientale che non ha precedenti nella storia dell’umanità e ha compromesso inevitabilmente il turismo, la flora, la fauna locale e, indirettamente, l’uomo, per quanto riguarda malattie respiratorie e patologiche della pelle (a breve termine) e l’aumento dei timori (a lungo termine).

Secondo le statistiche, però, risulta che solo il 12% dell’inquinamento marino è imputabile ai trasporti marittimi, mentre il 44% delle sostanze inquinanti è apportato dalla terraferma e il 33% dall’aria.

Eutrofizzazione
Questo tipo di inquinamento è cagionato dal massiccio utilizzo di fertilizzanti nell’agricoltura e dei detersivi. Sia quest’ultimi sia erbicidi e pesticidi, contengono fosfati e nitrati che, trasportati dalle acque percolanti, raggiungono i bacini fluviali e i mari e qui contribuiscono ad accrescere le sostanze nutritive. Di conseguenza si assiste ad una proliferazione anormale di batteri che provoca a sua volta una netta diminuzione di ossigeno. In queste particolari condizioni, alcune alghe prendono il sopravvento sulle altre comunità di piante acquatiche, espandendosi a dismisura e coprendo tutta la superficie marina. Non penetrando più la luce, la maggior parte delle specie viventi non può più svolgere il processo di fotosintesi e muore. La decomposizione delle alghe provoca una rilevante riduzione di ossigeno, rendendo l’ambiente inadatto ad altre forme di vita. Ecco perché la sopravvivenza di gran parte degli organismi animali e vegetali nelle acque “affette” da eutrofizzazione è spesso inevitabilmente compromessa.

Inquinamento chimico
Deriva dai prodotti di scarto delle lavorazioni industriali, che possono rendere le acque molto tossiche ed entrare nella catena alimentare, danneggiando irrimediabilmente l’uomo, l’ultimo anello della catena. Nell’inquinamento chimico fanno parte inoltre i “POP”, inquinanti inorganici (di cui se ne conoscono almeno 4500), che non si decompongono e tendono ad accumularsi nei tessuti degli organismi viventi con effetti nefasti sul sistema immunitario, sul sistema nervoso e sul normale processo di crescita.

Inquinamento da attività minerarie
Deriva dalle attività di estrazione e dalle industrie di lavorazione dei metalli e può danneggiare la salute della flora e della fauna marina. In questi processi l’uomo ha un ruolo decisivo; per esempio, a livello mondiale, la quantità di mercurio rilasciato nell’ambiente è quattro volte quella dovuta ai processi naturali. Esempio eclatante è quello della baia di Minamata, nella regione sud-occidentale del Giappone, tra il 1949 e il 1965, dove avvennero 900 decessi e numerosi casi di disturbi neurologici, paralisi e nascite di neonati con gravi malformazioni, tutti effetti attribuibili allo scaricamento in mare, nel corso di una ventina d’anni, di 400 tonnellate di mercurio.

Contaminazione radioattiva
Di grande pericolo per le specie viventi vi sono inoltre le scorie radioattive. Anche il normale funzionamento delle centrali nucleari ha una ricaduta per quanto riguarda l’inquinamento dei mari, ma la situazione più grave è legata ai due impianti di riprocessamento delle scorie radioattive che si trovano in Francia a La Hague, e in Inghilterra a Sellafield. Gli scarichi di questi due impianti hanno contaminato le zone marine limitrofe e anche alcuni tratti di costa in Norvegia e Groenlandia.

Inquinamento acustico
Si verifica soprattutto negli oceani, dove si trovano impianti per l’estrazione degli idrocarburi; in questi luoghi le onde trasmesse dai sonar sono un pericolo costante per la fauna marina.

Registrati via email