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Una nuova teoria sulla deriva dei continenti

Una prima svolta in questo campo di studi si ebbe nel 1960 per opera del geologo statunitense Harry Hess; che riprese una teoria elaborata circa quarant'anni prima dal geologo inglese Arthur Holmes; uno dei pochi sostenitori delle idee di Wegener. Secondo Holmes, le rocce semi-fuse dell'astenosfera dovevano comportarsi come l'acqua di una pentola sul fuoco: il liquido calco a contatto con la fonte di calore sale verso l'alto; mentre quello raffreddatosi in superficie ridiscende lateralmente.
L'idea di Holmes si rivelo' troppo avveniristica per i suoi tempi e non fu presa in considerazione nemmeno da Wegener. Toccherà dunque a Hess riconsiderarla; spiegando che i continenti non hanno avuto (e non hanno tuttora) parte attiva nel loro spostamento, ma sono semplici "zattere" trascinate da moti convettivi nel mantello, a loro volta causati dalla distribuzione non omogenea del calore endogeno. L'idea di Hess, oggi nota come teoria dell'espansione dei fondi oceanici, fu elaborata ai tempi della scoperta delle dorsali oceaniche, ovvero dei sistemi di fratture e rilievi sottomarini che si estendono in tutti gli oceani.

Secondo Hess, lungo una dorsale oceanica, il magma in risalita dal mantello genera continuamente nuova crosta oceanica che, saldandosi sui fianchi della dorsale, ne provoca il reciproco allontanamento. Questa ipotesi troverà conferma e costituirà parte integrante della più ampia teoria della tettonica delle placche.

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