Le forze che modificano la superficie terrestre

Il paesaggio della Terra è molto vario ed è il risultato di due grandi forze naturali: le forze interne dette endogene, e le forze esterne dette esogene.
Le forze endogene dipendono dalle condizioni dell’interno del pianeta e sono legate all’azione di vulcani e terremoti; le seconde, invece, dipende dall’energia che la Terra riceve dal Sole e si manifestano con l’azione del vento, calore, e acqua.

Forze esogene:
Il vento modifica il paesaggio in 2 modi: da un lato corrode la roccia, dall’altro trasporta e deposita i frammenti che ha creato, creando accumuli di materiale.
Le regioni della Terra più esposte a questi tipi di azione del vento sono quelle con scarsa vegetazione perché in questo modo il vento non deve superare nessuna barriera.
L’erosione delle rocce è dovuta dall’azione meccanica dei granelli di sabbia e polvere che trasporta il vento: proiettati sulle rocce le incidono e col passar del tempo le corrodono.

La maggior parte dei depositi creati dal vento, depositi eolici, si trovano nelle zone costiere e nei deserti dove danno origine a distese sabbiose o a dune.

Nelle zone deserte o aride l’escursione termica giornaliera produce notevoli effetti sulla struttura della roccia: di giorno lo strato più superficiale si riscalda e quindi si dilata, con il buio di contrae; questo alternarsi di dilatazioni e contrazioni sgretola la roccia che progressivamente si trasforma in sabbia. Se l’escursione termica è elevata la roccia si spacca.
In montagna e in zone fredde l’attività erosiva viene svolta dal gelo: l’acqua penetra nelle fessure della roccia e quando la temperatura arriva sotto gli zero gradi, l’acqua su congela e si dilata, allargando le fessure su cui si è incanalata sino a spaccarle.

L’acqua ha un potere di erosione e di trasporto maggiore di quella del vento. Essa agisce sulle rocce in tre modi: come acqua libera, acque dilavanti, come acqua incanalata negli alvei, o come ghiaccio.

La prima azione delle acqua dilavanti è quella di trascinare e accumulare i detriti
rocciosi. Sui terreni impermeabili e teneri, si scavano profondi solchi detti calanchi. Queste acqua esercitano un’azione erosiva di tipo chimico sulle rocce calcaree, costituite di carbonato di calcio. L’anidride carbonica presente nell’acqua trasforma il carbonato in bicarbonato di calcio, solute e asportabile e quindi queste rocce vengono incise dall’acqua che può dare origine a sistemi di grotte e canali sotterranei. Questo fenomeno è chiamato carsismo.

Torrenti e fiumi trascinano ciottoli, ghiaia e sabbia che sgretolano le rocce su cui scorrono. I corsi d’acqua all’inizio scavano valli profonde e trascinano molto detriti. Quando la pendenza del loro corso diminuisce iniziano a depositarsi detriti: così i fiumi formano le pianure.
Anche i ghiacciai esercitano un’azione erosiva meccanica e una di trasporto: muovendosi lentamente verso valle, mentre scendono grattano il fondo così asportano molti detriti che si depositano e si accumulano formando degli ammassi detto morene.

Forze endogene:
I vulcani sono spaccature della crosta terrestre attraverso cui sale in superficie il materiale incandescente: il magma.
Quest’ultimo è roccia fusa proveniente dalle profondità del pianeta e quando emerge perde i gas che conteneva in partenza e da origine alla lava.
I vulcani sono costruiti in tre parti: il serbatoio magmatico, dove si accumula il magma; il camino, è il condotto che permette al magma di salire; il cratere cioè l’apertura del camino in superficie.
Quello che viene comunemente chiamato vulcano è l’edificio vulcanico che si è creato con l’accumulo di materiali emessi durante le eruzioni.

Durante un eruzione vengono in superficie materiali diversi: lava, cenere, lapilli e nubi di gas. I vulcani alternano periodi di attività con periodi di inattività detti quiescenza caratterizzati da emissioni di gas.
Per dar via a un eruzione bisogna innanzitutto che si formi il magma. Il magma è la fusione della roccia e questo avviene a decine di chilometri sotto terra a una temperatura tra i 700 e 1400 C°. Se il magma che si forma è più leggero delle rocce circostanti tende a salire e durate questa risalita si può accumulare nel serbatoio magmatico dove può rimanere per lunghi periodi. Ma se nel serbatoio la pressione aumenta il magma viene spinto fuori: così ha inizio un eruzione.

Esistono fenomeni sismici che sono collegati a quelli vulcanici (terremoti vulcanici) che sono provocati dal magma in risalita e vengono chiamati tremori.
I sismi più comuni, invece, sono i terremoti tettonici e non sono una conseguenza dell’attività vulcanica ma dallo spostamento delle enormi massa rocciose che compongono la superficie terrestre; infatti la crosta terrestre è suddivisa in enormi pezzi che si toccano lungo fratture chiamate faglie. Il primo a capirlo fu Harry Red.

Le rocce sottoposte a una forte pressione si deformano accumulando una grande quantità di energia elastica, finché si spezzano.Dopo i bordi della frattura entrano in oscillazione liberando energia che dà luogo a onde sismiche (vibrazioni che provocano un rapido e improvviso scuotimento del suolo, il terremoto).

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