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L'elettricità

Più di duemila anni fa, gli antichi greci rilevarono una particolare proprietà dell’ambra: strofinata con un panno di lana era in grado di attirare pezzetti di carta, fili di stoffa e pagliuzze leggere.
Poiché in greco ambra si dice elektron, questo fenomeno è detto elettrizzazione e dall’ambra deriva la parola elettricità.
L’elettricità è una proprietà fondamentale che si manifesta con fenomeni d’attrazione o repulsione tra corpi dotati di carica elettrica.
Tutti i fenomeni elettrici si spiegano in base al fatto che la materia è costituita da particelle cariche: gli atomi, infatti, che di per sé sono elettricamente neutri, sono comunque composti da particelle dotate di carica elettrica: i protoni, positivi, localizzati nel nucleo insieme ai neutroni (neutri), e gli elettroni, negativi, in orbita intorno a essi. Normalmente, ogni atomo contiene un numero uguale di protoni e d’elettroni; ogni qualvolta viene meno quest’equilibrio, si manifestano i fenomeni elettrici.
Le cariche elettriche hanno un’influenza sullo spazio circostante all’interno del quale esercitano una forza d’attrazione verso cariche di segno opposto e di repulsione verso cariche dello stesso segno. Lo spazio all’interno del quale una carica elettrica esercita la sua azione è detto campo elettrico e le direzioni lungo le quali viene esercitata questa forza sono dette linee di forza.
Ogni materiale ha un comportamento specifico nei confronti dell’elettricità. Ci sono materiali, come i metalli, che si lasciano attraversare con facilità dalla corrente elettrica e perciò sono chiamati conduttori e ci sono gli isolanti cioè i materiali, come il vetro, che impediscono il passaggio della corrente elettrica.
L’elettricità è dovuta alla presenza di cariche elettriche, che si producono quando gli elettroni si trasferiscono da un corpo (neutro) a un altro: il corpo che ha acquistato elettroni assume carica elettrica negativa, quello che ha ceduto elettroni assume carica elettrica positiva.
Nei conduttori le cariche elettriche sono sempre in movimento e si propagano lungo tutto il conduttore. Questo movimento di cariche elettriche lungo un conduttore è detto corrente elettrica.
La corrente elettrica scorre in un circuito elettrico, formato da un generatore di corrente, un conduttore e un utilizzatore di corrente. Il generatore ha il compito di consentire il continuo passaggio della corrente elettrica lungo il filo conduttore. Per evidenziare il passaggio della corrente s’inserisce un utilizzatore, in pratica una lampadina; se passa la corrente la lampadina si accende. A questi elementi viene aggiunto un interruttore che può permettere o interrompere il passaggio della corrente elettrica.
La corrente elettrica viene definita da tre grandezze principali: intensità, differenza di potenziale (tensione) e resistenza.
L’intensità è la quantità di cariche elettriche che attraversano il conduttore in una frazione di tempo.
La differenza di potenziale, o tensione, è il dislivello (differenza) di cariche elettriche che c’è tra due estremi di un filo conduttore.
La resistenza di un conduttore rappresenta la sua capacità di opporsi al passaggio della corrente elettrica. Questa grandezza dipende dal tipo di materiale, dalla lunghezza e dalla sezione del conduttore.
Queste tre grandezze sono legate tra loro dalla prima legge di Ohm: “L’intensità della corrente elettrica che passa in un conduttore è direttamente proporzionale alla differenza di potenziale e inversamente proporzionale alla resistenza: I = V: R”
La seconda legge di Ohm afferma che: “ la resistenza di un filo conduttore è direttamente proporzionale alla sua lunghezza e inversamente proporzionale alla sua sezione: R = l : s”.

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