I Vicerè

I Vicerè è un del 2007 diretto da Roberto Faenza.
Tratto dal romanzo di Federico De Roberto, il film parla delle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia.

La trama del film si articola in tre parti.

La prima parte narra le vicende del 1853 e si apre con il funerale della Principessa Teresa, madre di Giacomo e nonna di Consalvo e di Teresa.
Alla sua morte, la principessa lascia leredità a metà tra il primogenito Giacomo e il terzogenito Rimondo; Giacomo medita così la vendetta e la troverà quando il piccolo figlio Consalvo scopre che vede protagonisti suo zio Raimondo tradisce sua moglie con un membro della famiglia.
Giacomo odia il figlio primogenito, tanto da mandarlo nel monastero in cui c’era già il cugino Giovannino.

Nel frattempo a Catania la situazione sociale e politica inizia a vacillare, perché Giuseppe Mazzini e i suoi seguaci vogliono organizzare un ennesimo progetto per unificare l'Italia.

La seconda parte narra il 1860 e il 1861, anni dell’unificazione Italiana.
Consalvo e Giovannino ormai sono divenuti maggiorenni al monastero e, il girono in cui Garibaldi con i Mille entra a Catania, i due ragazzi vengono “liberati” dal monastero e tornano a casa. A qui risale la frase proclamata da Giacomo: “Adesso che è fatta l'Italia dobbiamo farci gli affari nostri!”
Nel frattempo la mamma di Consalvo si ammala di colera e muore e Consalvo, ritenendo che la colpa sia del padre Giacomo, divenuto estremamente superstizioso e miscredente nei confronti della scienza moderna, maledice la sua famiglia e medita di scappare. Tuttavia l'affetto della sorella Teresa gli fa cambiare idea sulla fuga e decide quindi di divertirsi per la città con Giovannino, respirando il nuovo clima dell'Italia unita.
Mentre la madre di Consalvo era sul letto di morte, Giacomo si innamora dell cugina che la presenta ai due figli come la loro nuova madre.
Durante le feste paesane per l’unione dell’Italia, Consalvo si innamora della bella popolana Concetta, che violenta in preda ad un attacco d'ira; qualche giorno dopo viene infatti raggiunto in stato di ubriachezza dai fratelli di Concetta che lo feriscono gravemente, non uccidendolo però.
Intanto Teresa si innamora del cugino secondogenito Giovannino, non sapendo però che suo padre vuol farla sposare con il cugino primogenito.

La terza parte narra le vicende dal 1872 al 1918.

Ormai vecchio, il Principe Giacomo incomincia ad ammalarsi a causa di un enorme bolla che gli affligge la testa.
Consalvo ha intanto effettuato un lungo viaggio a Roma per acquisire formazione e per laurearsi e neanche questo lo ha cambiato. Tuttavia è riuscito ad ottenere degli appoggi da parte dello zio Gaspare per entrare in parlamento, riuscendoci.
Le nozze di Teresa e del primogenito di Donna Isabella si stanno quasi per celebrare, sebbene nessuno dei due giovani lo voglia. Giovannino è pieno di rabbia e, non riuscendo a reggere alla situazione, si suicida sparandosi in bocca sotto gli occhi di Consalvo.
Con la morte del padre Giacomo e il passaggio di tutti i beni di famiglia a Consalvo e all'anziana prozia Ferdinanda, il nuovo Principe Uzeda si trasferisce a Roma e diventa capo del Movimento Liberale. Nel 1918, terminata la Prima Guerra Mondiale, Consalvo sale con grande lode di tutti al gradino di Deputato di Montecitorio, pensando che però anche lui, come il padre, avrebbe dovuto pensare solo al potere e ai proprio beni di famiglia. In questa scena, Consalvo afferma che lui vuole un partito che protegga laici, chiesa e tradizioni; urla poi al popolo; “Viva il re, viva la rivoluzione, viva sua santità.”.

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