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Personaggi:
Eduardo – scultore
Vittorio – pittore
mela secca – possidente
Carmela – portiera
Giulia – 20anni materiale:

la scena rappresenta una misera stanza di soffitta adattata a studio di pittura e scultura. a destra in prima quinta una porta. in fondo al centro il bagno, in un vano a stipo a muro, con due battenti aperti in modo da rendere bene visibile la tazza del gabinetto con la sua vaschetta e catenella. a sinistra, sempre in fondo, una vasta finestra che sporge su di un terrazzino. sotto una branda. un cavalletto da pittore ed uno sgabello a destra della scena. tre sedie, un lavandino ed un comodino sono tutta la mobilia della stanza. la scena è in ombra, poiché un largo e vecchio tappeto copre per intero la finestra priva di battenti, attenuando così la forte luce esterna di una bella giornata estiva. al levarsi del sipario eduardo e vittorio sono coricati e se la dormono saporitamente, mentre internamente il campanello dell’ingresso suona ripetutamente.

Eduardo: (svegliandosi) chi è? (il campanello non suona più ed eduardo si rimette a dormire, ma il campanello riprende a suonare) chi è?
vittorio: (svegliandosi bruscamente) cosa c’è?
eduardo: bussano!…
vittorio: a quest’ora? (sbadiglia) chi potrà essere?
eduardo: qualche creditore certamente! vai ad aprire!…
vittorio: e perché non ci vai tu? (il campanello suona)
eduardo: ti prego, non ho voglia di alzarmi…
vittorio: ma scusa, potrebbe essere qualche persona che cerca te!
eduardo: come potrebbe essere qualche persona che cerca te, invece… e poi ho tanto bisogno di stendermi un poco…
vittorio: (di malavoglia) sia fatta la volontà di dio. (scende dalla branda, è in mutande, infila in fretta i pantaloni, le pantofole ed esce verso destra ritornando seguito da carmela, la portiera, e va di nuovo a mettersi in branda).
carmela: era ora!
eduardo: cosa vuoi carmela?
carmela: sapete, stavo per telefonare in questura… credevo che vi eravate suicidati!
vittorio: è soddisfacente ricevere un augurio di buon mattino.
eduardo: hai bussato molto?
carmela: tanto da temere qualche disgrazia.
vittorio: ma, cara mia, non è questa l’ora di venire a disturbare.
carmela: non è questa l’ora? ma sapete che mezzogiorno è passato da un pezzo?
vittorio: possibile? (va alla finestra, alza il tappeto e guarda fuori) perbacco… è vero… l’orologio della chiesa segna un quarto all’una… (si alza, infila i pantaloni e poi le scarpe)
eduardo: (a carmela) insomma cosa vuoi?

carmela: un giovane ha portato questo foglio per voi, e siccome mi ha detto che si trattava di cosa seria, ho voluto portarvelo io stessa.
vittorio: (prendendo il foglio ma senza leggerlo) non c’è che dire, sei una portiera modello.
carmela: bontà vostra! buona giornata. (fa per andare, poi torna) a proposito, il padrone di casa, ieri sera, mi disse di ricordarvi che ancora non gli avete pagato il mensile.
vittorio: ma cosa crede che vogliamo scappare? potrebbe invece mantenere le promesse. quando discutemmo il contratto di affitto disse che avrebbe pensato per gli accomodi necessari. ti sembra questo un locale decente?
carmela: non so proprio cosa dirvi.
vittorio: del resto di che si lamenta? è solamente un mese di fitto che gli dobbiamo.
carmela: ma voi soltanto da un mese siete qui.
eduardo: e non credo che ci staremo di più. ti sembra questo uno studio di pittura e scultura? bella figura con i clienti… sai che volendo potremmo fare causa al padrone di casa?
vittorio: e gliela faremo… sai!
carmela: come volete! comandate niente?
vittorio: il caffè lo hai preso?
carmela: si capisce, questa mattina alle sei. adesso è tutto pronto per la colazione.
vittorio: cosa mangiate?
carmela: pasta e fagioli e baccalà alla marinara!
vittorio: (sospirando) eh! pasta e fagioli… e baccalà. eduardo? te la ricordi la pasta con i fagioli? si cucina sempre assieme al baccalà. come “cavallerie” e “pagliacci”. come lo stai cucinando il baccalà?
carmela: l’ho detto: alla marinara! ne ho comprato un chilo per me e mio marito. ho scelto la parte più polposa. l’ho fatto a pezzi, li ho messi in una teglia: un po’ di prezzemolo, aglio, olio, origano, pomodori ed adesso sta cuocendo a fuoco lento. quando sarà cotto, io da una parte, mio marito dall’altra, assieme al gatto – anche lui deve vivere – ce lo mangiamo in grazia di dio.
vittorio: brava. vai pure.
carmela: permettete. (esce)
eduardo: (a vittorio che legge il foglio) chi è?…
vittorio: (mettendosi il foglio in tasca) un invito…
eduardo: a venezia?…
vittorio: no…
eduardo: a san remo?…
vittorio: in questura! il padrone del ristorante è ricorso in questura! disperazione maledetta! ecco cosa significa essere soli al mondo…
eduardo: soli e disgraziati!
vittorio: faccio la prima colazione. (va al lavandino e beve un po’ acqua, ma accusa subito un dolore al ventre)
eduardo: cos’hai?
vittorio: l’acqua ha trovato il vuoto.
eduardo: non bere.
vittorio: alzati che occorre fare un po’ di pulizia… sono due giorni che non si esce di casa. (va al lavandino a lavarsi, si asciuga e poi butta per terra l’acqua della bacinella ed apre la finestra)
eduardo: cosa fai?
vittorio: bisogna alzarsi.
eduardo: per andare dove?…
vittorio: non fosse altro che per prendere almeno un poco d’aria (prende la scopa e si mette a spazzare sollevando polvere)
eduardo: fai piano!…
vittorio: ho bagnato il pavimento. (con la scopa trascina la spazzatura sotto la branda)
eduardo: non sarà mica diventato un deposito d’immondizie questa branda? la vuoi smettere?
vittorio: dove vuoi che la metta? poi si toglierà. per il momento…
eduardo: santo dio che vita. ho una bocca amara come il fiele e non poter prendere una goccia di caffè! hai almeno un mozzicone?
vittorio: non ho niente.
eduardo: tre giorni che non si fuma…
vittorio: … e non si mangia… si beve solamente! fra le altre cose sei testardo… alzati… andremo… al caffè… vedremo li se troviamo un amico.
eduardo: al caffè non voglio andarci. (si alza, va al lavandino, si lava e durante la scena si veste)
vittorio: perché? (mette in ordine la branda)
eduardo: perché non voglio incontrarmi con la desantis.
vittorio: vuoi spezzare il dolce idillio?
eduardo: per adesso. in seguito forse… c’è troppa differenza fra noi… essa è una signora… io… un pover’uomo! poi, siccome mi chiese di voler visitare il mio studio, non vorrei essere costretto a doverle mostrare questa stalla!
vittorio: voglio credere che tu sia stato tanto furbo da non darle l’indirizzo. io le dissi, tempo fa, che il mio studio di pittura era in stile moresco.
eduardo: le dissi che non potevo farle visitare lo studio, perché stava in rinnovazione… (campanello interno a destra)
vittorio: gli uscieri!
eduardo: io non ci sono: vai ad aprire.
vittorio: e se cercano te?
eduardo: se cercano me, non ci sono… se cercano te, arrangiati… ciao. (entra nel cesso e vi si chiude dentro)
vittorio: che tipo! (esce per la destra e rientra poco dopo seguito da malasecca) avanti, prego…
malasecca: (in abito nero ha in mano un panierino) è questo lo studio di pittura e scultura?
vittorio: sicuro!
malasecca: parlo con lo scultore eduardo morelli?…
vittorio: no, voi parlate con il pittore vittorio floscio.
malasecca: (presentandosi) nicola malasecca, possidente!
vittorio: ben lieto! (porgendogli una sedia) accomodatevi! (prende il cappello che malasecca gli porge, vorrebbe poggiarlo da qualche parte, ma fa un giro su se stesso e rimette il cappello nelle mani di malasecca)
malasecca: grazie. (poggia il cappello altrove e prende una sedia per sedere ma, prima di sedersi, la spolvera soffiandovi sopra)
vittorio: sedete pure, è pulita.
malasecca: sapete? qualche microbo.
vittotio: non ve ne sono qui. che mangerebbero?
malasecca: (sedendo) grazie. io però, desidero parlare con lo scultore eduardo morelli… è in casa?
vittorio: (sincero) dipende…
malasecca: … da cosa?
vittorio: (confuso)… dipende… se è in casa, entrando dall’altro ingresso dello studio… perché abbiamo anche un’entrata principale del parco… o se sia entrato da questa… (indica la porta a destra) io veramente non so… lo studio è tanto grande… questa è la stanzetta del nostro servo… (indicando lo stipo) di là poi c’è il corridoio dal quale si accede nei grandi saloni… di posa.
malasecca: la portiera mi ha detto che morelli è in casa…
vittorio: potrò assicurarmene. voi cosa desiderate?
malasecca: voglio mettermi d’accordo con lui per un lavoro che dovrebbe farmi.
vittorio: un’ordinazione, allora? ah? (si agita perché non riesce più a chiudere la bocca, infine la chiude)
malasecca: cos’era?
vittorio: è da parecchio che le mascelle non si articolano. occupati come siamo a lavorare sempre, non parliamo e non mangiamo. dicevo: è un’ordinazione?
malasecca: sicuro!
vittorio: la sala di posa è così lontana… andrò a chiamarlo… attendete, vi prego. (entra nello stipo ed esce poco dopo seguito da eduardo e tutti e due non si accorgono di essere tutti impolverati) questo signore vorrebbe parlare con te. (eduardo è tanto debole che non riesce a stare i piedi, vittorio, allora, lo puntella con la scopa alle spalle mentre prende una sedia , l’avvicina alle gambe di eduardo, toglie la scopa ed eduardo siede subito pesantemente)
vittorio: (sedendo anche lui su di una sedia senza fondo) prego, sediamo.
eduardo: buongiorno… comodo… prego…
malasecca: grazie. (osservandoli) ma siete tutti impolverati!
eduardo: oh… grazie… ero di là a mettere in ordine alcuni sacchi di gesso con persone di servizio! (si spolverano sollevando dagli abiti molta polvere) dunque… di che si tratta?
malasecca: ecco… però non vorrei essere importuno… questa è ora di colazione… avete già fatto colazione? altrimenti posso ritornare…
eduardo: no, no! potete rimanere, perché noi non dobbiamo fare colazione…
malasecca: avete già fatto colazione?
vittorio: eh!… da tanto, tanto tempo.
malasecca: allora posso parlarvi con comodità! dovete sapere, che dopo una lunga e penosa malattia… la mia povera beatrice, venti giorni fa… è morta! (si commuove quasi a piangere)
eduardo: coraggio!
vittorio: rassegnatevi! cercate di raggiungerla al più presto.
malasecca: povera la mia beatrice… (piange) un angelo di moglie… l’esempio della bontà… (porta la mano sullo stomaco come a volerlo comprimere) ahi!… ahi!…
eduardo: cos’è?
vittorio: vi sentite male?
malasecca: io sono sofferente di stomaco… il dolore, poi, della morte di beatrice, maggiormente ha influito sulla malattia, quando mi commuovo provo delle sofferenze atroci! (c.s.) ahi! ahi! (cade sfinito su se stesso)
vittorio: eduardo, se muore ce lo mangiamo.
malasecca: ah!
eduardo: ci spaventate…
malasecca: niente spaventi! c’è il rimedio! siccome si tratta di cattiva digestione, non assimili il cibo, il medico mi ha ordinato di mangiare poco e spesso… anzi spessissimo. difatti basta che io mangi una piccola cosa… e il dolore cessa come per incanto.
eduardo: mi dispiace che non abbiamo niente da offrirvi.
malasecca: non occorre… sono provvisto del necessario. (apre il panierino dal quale prende un piccolo tovagliolo, se lo spiega sulle gambe e sempre dal panierino prende una forchettina poi una scodellina nella quale vi saranno piccoli pasticcetti e ne mangia due sotto gli sguardi affamati di e eduardo e vittorio) ecco… si calma… (dal panierino prende una piccola bottiglia di marsala e ne beve due o tre sorsi)
vittorio: (indicando i pasticcini) cosa sono?
malasecca: crocchette di pollo… me le cucina appositamente la mia cuoca…
vittorio: che buon profumo!… (si alza e come per mettere anche lui qualcosa nello stomaco va a bere un po’ d’acqua dal boccale che è sul comodino accanto alla branda e poi torna)
malasecca: sono fatti in casa dalla mia cuoca… (rimettendosi dal dolore) mi sento meglio!…
eduardo: bravo! (anche lui si alza, va a bere, poi ritorna a sedere)
malasecca: è passato! (ripone tutto nel panierino e lo richiude)
vittorio: meno male.
malasecca: stavamo dicendo allora: io vi darò una fotografia della mia povera beatrice e voi, da quel valente artista che siete, ne ritrarrete una statuetta in marmo.
eduardo: bene, bene!
malasecca: quanto mi può costare? io non bado a spese.
vittorio: secondo il lavoro. può costare anche molto. la volete mobile?
malasecca: mobile?
vittorio: si, che gira gli occhi e muove la testa!
malasecca: no, no. mi farebbe impressione. desidero un mezzo busto rigido.
eduardo: ma si: rigido.
vittorio: normale, insomma.
eduardo: la volete in marmo?
malasecca: sicuro… e non più grande di così… (indica l’altezza con le mani)
eduardo: ventimila lire.
malasecca: accetto.
vittorio: accettate?
malasecca: si.
vittorio: (con gioia) eduardo! accetta lui!
eduardo: bene… occorre un anticipo.
malasecca: di quanto?
vittorio: trentamila!
malasecca: come? costa ventimila e chiedete trentamila…
eduardo: no, no. si è sbagliato. un anticipo di diecimila.
malasecca: immediatamente! (cerca in tasca il portafogli) santo iddio!
eduardo: che c’è?
malasecca: ho dimenticato a casa il portafogli con il denaro e la fotografia! cervello da pulcino!
eduardo: potete ritornare? io sarò in casa ad aspettarvi.
malasecca: non mi è possibile. adesso debbo recarmi dal dottore, poi alle quattro devo partire per roma per affari urgenti…
eduardo: possiamo fare così: il mio amico scende con voi, vi accompagna dal dottore, poi a casa voi gli date l’anticipo, la fotografia… e quando ritornate da roma, troverete il lavoro ultimato.
malasecca: non è possibile… dovendo partire per roma, la casa è chiusa e la serva è andata via… per fortuna ho già il biglietto ferroviario…
eduardo: e affrontate un viaggio senza denaro?
malasecca: a roma ho mio fratello… ne dovremo riparlare al mio ritorno da roma...
eduardo: quando tornate da roma?
malasecca: tra dieci giorni.
eduardo: non ci trovate più!
malasecca: partite?
vittorio: forse per sempre! andiamo all’estero!
malasecca: che peccato, che peccato! (porta una mano allo stomaco) vedete? alla minima contrarietà… lo stomaco ne risente…(lamentandosi) ahi!… ahi!… (fa per aprire il panierino)
eduardo: vi prego signor malasecca… andate perché abbiamo da lavorare…
vittorio: andate a mangiare altrove e buon appetito!
malasecca: vado… vado, e mille scuse… ci vediamo al ritorno…
vittorio: se ci trovate! (lo accompagna ad uscire per la destra e poi ritorna) sia fatta la volontà di dio! quello viene a mangiare proprio qui!
eduardo: a rischio di farci morire per contrazioni intestinali…
vittorio: (deciso) eduardo, qui occorre assolutamente trovare qualche cosa di commestibile… è impossibile tollerare oltre… siamo al terzo giorno di digiuno forzato… non vorremo fare lo sciopero della fame! io mi sento svenire…
eduardo: cosa posso farci? solo il sacrificio di uno di noi due varrà a sfamare quello che resta… (guarda vittorio con intenzione come se volesse farne un solo boccone)
vittorio: sei impazzito?… (campanello interno) vai ad aprire…
eduardo: va’ tu… non ho forza di muovermi…
vittorio: aveva ben ragione il conte ugolino. (esce a destra e subito torna) è la signora desantis… ho guardato dal buco della serratura!…
eduardo: come mai? (campanello) aspetta… mettiamo prima un po’ d’ordine…
vittorio: come avrà avuto l’indirizzo? (alla svelta mettono in ordine la stanza)
eduardo: non saprei!… (campanello) (gridando) ecco… vengo subito…(ed esce per la destra ritornando poi con giulia) accomodatevi pure signorina… come mai qui?…
vittorio: (è andato a sedere presso la finestra fingendo di dare gli ultimi ritocchi ad una vecchia tela malamente poggiata su di un cavalletto mezzo sgangherato)
giulia: vi meraviglia? semplicissimo: passando per caso, ho visto al portone una targhetta col vostro nome e sono salita. (ironicamente) finalmente vi si vede, signor morelli… (scorgendo vittorio) vittorio?…
vittorio: (alzandosi) signorina! (nell’alzarsi inciampa e cade trascinandosi dietro il cavalletto con quadro e facendo cadere tutto ciò che si trova davanti a se) scusi.
giulia: (avvicinandoglisi) prego… lavorate pure… (guardando il quadro) cos’è?
vittorio: un quadro da restaurare.
giulia: (ad eduardo) e voi morelli… perché non vi si vede più? (lascia su di una sedia un cartoccio legato)
eduardo: ho avuto tanto lavoro… e papà il barone?
giulia: è a letto…
eduardo: a letto?
giulia: niente di grave, una leggere indisposizione, la solita indisposizione: mangia troppo: troppo.
eduardo: (ridendo) mangia troppo?
giulia: e come… contro il volere dei medici… ormai ha un’età…
eduardo: è un buongustaio papà…
giulia: quando poi si ammala, diventa capriccioso come un bambino! ma parliamo di noi…
eduardo: già, parliamo di noi… non avrei mai immaginato…
giulia: (interrompendolo)… che sarei stata io a venirvi a trovare? dimenticate troppo presto gli amici… vero?
eduardo: sono stato tanto occupato…
giulia: e così, io sono venuta per visitare finalmente il vostro famoso studio: dov’è?
eduardo: qui!
giulia: (meravigliata) qui?
eduardo: (notando la meraviglia di giulia)… poi… là. (indica lo stipo a muro che sta chiuso)
giulia: (si alza e fa per dirigersi verso lo stipo) posso andare?
vittorio: (subito sbarrandole il passo) no… questa è la porta che da nel corridoio… dal quale si accede nelle sale di posa… ma siccome siamo in rinnovazione è tutto ingombro di sacchi, modelli, cavalletti, arnesi…
giulia: e dove lavorate?
eduardo: qui!
giulia: qui? e non mi fate vedere qualche vostro capolavoro? voi sapete che adoro la scultura…
eduardo: sono spiacente, ma non ho niente da mostrarvi, perché proprio stamani ho consegnato le mie ultime tre opere.
giulia: tre statue?
eduardo: già!
giulia: e come le avete chiamate?
vittorio: la fame, la peste e la carestia!
eduardo: già… sicuro… tre nudi di donna che vogliono rappresentare: la fame, la peste e la carestia.
giulia: spero vi siano riuscite bene.
eduardo: benissimo…
vittorio: specialmente quella che rappresenta la fame.
giulia: bene! caro morelli, ho un’oretta disponibile… e sono pronta per il bozzetto che mi prometteste… (posando) vi piace così?
eduardo: cosa?
giulia: la posa per il bozzetto…
eduardo: sicuro… benissimo… ma…
giulia: io non pretendo un capolavoro… un bozzetto così.. senza importanza… per avere un vostro ricordo…
eduardo: già… ma…
giulia: (indispettita) non sento ragioni! se oggi non mi fate il bozzetto… me la prenderò a male.
eduardo: signorina giulia… perché? vi assicuro che per oggi non è possibile. non ho un pezzetto di creta, di plastilina, un…
giulia: quante bugie…
eduardo: guardate voi stessa in tutto lo studio… cercate… vedrete che non troverete un’oncia di creta.
giulia: (si alza) bene! voglio proprio vedere. (va verso lo stipo)
eduardo: (fermandola) no! non entrate là… il passaggio è ingombro di tanta roba…
giulia: non importa…
eduardo: vi prego… aspettate. vittorio? (con intenzione) vai di là… vedi un po’ se hanno messo tutto in ordine… e se le modelle sono andate via… (a giulia) ho di là due allievi che studiano… e non è lecito entrare all’improvviso… (a vittorio) vai… se ancora non è tutto in ordine e se gli allievi sono ancora con le modelle… me lo farai sapere.
vittorio: ho capito! permesso signorina. ora vado a vedere se la signorina può entrare. se non può entrare verrò ad avvisarvi. se non dovessi tornare… venitemi a trovare. (apre cautamente lo stipo e vi si chiude dentro)
giulia: (ritornando a sedere dispiaciuta) non immaginavo proprio che avreste trovate tante scuse per farmi un piccolo bozzetto…
eduardo: vi sbagliate…
giulia: fate silenzio. non vi sembra brutto rifiutarvi di modellare un bozzetto della mia testa, piuttosto carina, sorridente… tutta per voi…
eduardo: è vero, ma io posso assicurarvi…
giulia: (indispettita) chissà che nascondete nella sala di posa… qualche cosa che io non posso vedere… qualche donna… voglio vedere!…
eduardo: vi prego…
giulia: (si alza e si avvicina allo stipo) voglio veder, vi dico. (apre lo stipo e vi si scorgerà vittorio seduto sul cesso)
eduardo: (dopo pausa e con dolore) siete contenta adesso?
giulia: (meravigliata) non capisco… m’avevate detto…
eduardo: (umiliato) v’avevo detto che… ecco, guardate, girate, osservate: questo è il mio studio… cercate la creta, la plastilina, non ve n’è… non ve n’è… neanche l’ombra, perché se pure l’ombra ve ne fosse stata, m’avreste trovato lavorando… ma non ve n’è… e non ve n’è sarà, perché son povero… e povero lo sono perché sono onesto… onesto!
giulia: (mortificata) ma io…
eduardo: (umiliato ma con tono deciso) vi prego, non domandatemi più niente… perdonate tutto quello che ho detto e cerchiamo invece di non vederci più… avrei vergogna di voi. è questa la vita che si affaccia a coloro che vengono a scoprire il mistero di chi ama l’arte vera: tormento, miseria, fame!
vittorio: fame, si, fame!
eduardo: vedete, non ho il coraggio di guardarvi negli occhi… e quasi sono pentito d’avervi aperto tutto me stesso… vi prego signorina giulia… lasciatemi solo.
giulia: (ancora più mortificata) signor morelli…
eduardo: lasciatemi signorina giulia… e comprendetemi. lasciateci soli!…
giulia: (c.s.) vado!… vado!… (esce per la destra mentre eduardo e vittorio restano muti e mortificati. lunga pausa)
eduardo: (a vittorio) imbecille… farti trovare in quella posizione!…
vittorio: come volevi che mi facessi trovare?
eduardo: potevi venire fuori un momento prima…
vittorio: volevo… non ne ho avuto la forza! (pausa durante la quale vittorio scorge su di una sedia in cartoccetto che giulia ha lasciato, lo apre e scorgendovi dentro dei cioccolatini con gioia ne mangia in fretta parecchi e poi rivolgendosi ad eduardo) eduardo?
eduardo: cosa vuoi?
vittorio: la signorina giulia ha dimenticato qui un pacchetto di cioccolatini… ne vuoi?
eduardo: (prontamente) me lo domandi? dai a me!
vittorio: calma… dividiamo da buoni compagni. (divide con eduardo i cioccolatini che mangeranno in fretta con avidità) come sono buoni!
carmela: (entrando dalla destra) scusate… la porta stava aperta…
eduardo: cosa cerchi?
carmela: quella signorina che da poco è andata via da qui… ha dimenticato un pacchetto di cioccolatini… mi ha pregato di venirli a prendere, perché li ha comprati per il padre… sono cioccolatini purgativi! (eduardo e vittorio restano senza fiato guardandosi esterrefatti mente… cala la tela)

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