Metropolis di Fritz Lang


Metropolis è una vera e propria sinfonia visiva. La fantasia architettonica e pittorica di Lang si esprime ai massimi livelli. Si tratta di un film espressionista, nel quale rinveniamo gli elementi tipici di questa avanguardia declinati nel particolare stile Lang. A livello tematico è tipica dell’Espressionismo la critica spietata nei confronti della società attuale e dei suoi eventuali sviluppi futuri: sono messi in evidenza i meccanismi di sfruttamento della società capitalista, la reificazione dei lavoratori, il cieco potere delle macchine che prevalgono sugli uomini, la speranza in una salvezza futura che assume contorni utopici e quasi religiosi. A livello formale la dimensione espressionista permea tutto il film; si possono notare, in particolare, la scenografia con architetture potentemente visionarie (in parte dipinte), le scene di massa, in cui gli attori si muovono come robot, la recitazione fortemente teatrale degli interpreti e una fotografia inquietante, basata su primi piani, potentemente grottesca e deformante specie per alcuni personaggi (in particolare Rosveg e la falsa Maria). Il film venne realizzato con una spesa di sette milioni di marchi cifra enorme, nel 1927 e vennero utilizzati 25.000 uomini, 11.000 donne e 250 bambini. Anche nel caso di Metropolis il negativo originale è andato perduto, e sono state realizzate varie versioni a partire dagli spezzoni originali. Nel 1984 il musicista Giorgio Moroder ne ha prodotto una di 80’ che monta il fotogrammi a un ritmo più veloce dell’originale e li sfuma in vari colori. Essa è accompagnata da una colonna sonora di musica rock con canzoni, fra gli altri, di Freddy Mercury e di Pat Benatar.
Fritz Lang formatosi studiando architettura e pittura nella Vienna di inizio secolo e segnato dalla traumatica esperienza di soldato nella Prima guerra mondiale, muove i suoi primi passi nel mondo del cinema come montatore della casa cinematografica tedesca Decca. Passa poi alla regia, realizzando fra il 1921 e il 1933 film di successo vicini all’Espressionismo quali Destino, Metropolis, I Nibelunghi, M, il mostro di Dusseldorf. All’avvento del nazismo sceglie l’esilio, prima in Francia e poi negli Stati Uniti, nonostante il regime gli abbia offerto la carica di dirigente nell’industria cinematografica nazista. Nella sua produzione cinematografica, attraverso un gusto per l’inquadratura espressionista e per la creazione di grandi scenari architettonicamente strutturati, compare una visione del mondo lucidamente pessimista, critica nei confronti della civiltà industriale e colma di pietà per la sorte spesso ingiusta dei singoli individui.
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