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Il cinema negli anni trenta

La commedia americana
Con gli anni Trenta il cinema sonoro (esordito nel 1927 con Il cantante di jazz) si affermò completamente. Sono di questo decennio le commedie di Frank Capra che girò nel 1933 Accadde una notte, con Clark Gable e Claudette Colbert, dove il regista raccontava l'America nel tentativo di uscire dalla depressione economica; fu proprio questo film che consacrò Gable a ideale maschile del pubblico americano e che conquistò cinque Oscar. Ma anche nei successivi film gli attori che recitarono nei suoi film sono quelli che diventeranno i grandi attori del cinema americano: Gary Cooper in E' arrivata la felicità del 1936 e James Stewart in Mr Smith va a Washington del 1939. Cary Grant, un altro dei grandi attori dell'epoca, recitò con Mae Wast in Non sono un angelo del 1933. Negli stessi anni uscirono i film musicali con Fred Astaire e Ginger Rogers, Cappello a cilindro (1935), Follie d'inverno (1936). I due attori, sempre impegnati nella parte di ballerini, divennero celebri per questi film in cui si susseguivano, più o meno ben accostati con la trama, sketch musicali e danzati. Nel 1937 fu proiettato Biancaneve e i sette nani, il primo lungometraggio animato della storia del cinema per la cui realizzazione furono necessari tre anni e il lavoro di più di trenta animatori. Durante gli anni Trenta Orson Welles, che si affermerà come regista cinematografico negli anni Quaranta, aveva già diretto spettacoli teatrali – fece scalpore, nel 1938, un Macbeth ambientato ad Haiti con attori tutti afroamericani – e si era fatto conoscere in tutta l'America con La guerra dei mondi di H.G. Wells che egli riadattò per la radio diramandolo come se si trattasse di un vero e proprio pezzo di cronaca. Occasione in cui diffuse il panico in milioni di ascoltatori che credettero fosse davvero iniziata l'invasione della terra da parte dei marziani.

L'“attrice bambina” fenomeno del cinema americano degli anni Trenta, fu Shirley Temple che interpretò nel 1935 Riccioli d'oro, in cui un'orfanella adottata da un ricco industriale gli combina un matrimonio e gli risolve gli affari. Sono del 1939 anche altri due immortali capolavori del cinema americano: Via col vento (1939), in cui recitano Clark Gable e Vivien Leigh, e Il mago di Oz, film con mille interpreti, e quattromila costumi, tratto dai libri per l'infanzia di L. Frank Baum.

Lo sperimentalismo francese
Il cinema francese degli anni tra le due guerre fu caratterizzato dalla mancanza di un'industria cinematografica ben strutturata come invece avevano non solo gli Stati Uniti ma anche l'Italia e l'Inghilterra. L'assenza di un sistema di produzione compatto e organizzato fece sì che i registi operassero in un clima di estrema flessibilità e sperimentazione.

Si ebbero infatti sperimentazioni in chiave surrealista e impressionista che costituirono la base delle successive tendenze del cinema d'autore francese. Salvator Dalì e Buñuel girarono in questi anni L'âge d'or e Un chien andalou che scandalizzarono pur diventando la premessa dei successivi lungometraggi nel corso degli anni Trenta firmati da Jean Vigo, Pierre Prévert e René Clair (Sotto i tetti di Parigi, 1930, e A me la libertà, 1931).
Una seconda scuola cinematografica francese che si sviluppò nel corso degli anni Trenta fu quella del realismo poetico francese con film quali, Pépé le Mokò (1936) di Julien Duvivier, Il porto delle nebbie (1938) e Alba Tragica (1939) di Marcel Carné. Jean Renoir raccontò di personaggi marginalizzati, di amori idealizzati, di nostalgie e descrisse situazioni agrodolci nei suoi primi film (La Cagna,1931, Boudu salvato dalle acque, 1932, La scampagnata, 1936) per passare poi a film di genere politico-sociale quali La grande Illusione (1937) e La regola del gioco (1939), in cui metteva in luce il conflitto sociale tra classi e il declino dell'aristocrazia.
Tre registi si dedicarono invece al cinema leggero e alla commedia di intrattenimento: Marcel Pagnol, Max Ophüls, Sacha Guitry, provenivano dal teatro e applicavano le norme dell'arte teatrale nella produzione di lungometraggi. In particolare Pagnol diede vita ad una vera e propria troupe e attori stabili che recitavano costantemente nei suoi film.

Il cinema in Italia e Germania
In tutt'altra direzione rispetto alla libertà del cinema francese si mosse la produzione cinematografica in Italia e Germania, dove i regimi totalitari avevano ben compreso le potenzialità di propaganda del cinema sfruttandole a proprio vantaggio.

In Italia venne creato l'Istituito Luce che si occupò prevalentemente della confezione dei cinegiornali volti a encomiare il regime e le sue politiche economiche e sociali.
Anche alcuni film propagandistici vennero prodotti dall'Istituto – Camicia Nera, 1932, di Gioacchino Forzano, o Vecchia Guardia, 1933, di Alessandro Blasetti – ma i temi prescelti si orientarono generalmente sul passato remoto (1860 di Alessandro Blasetti e Scipione l'Africano di Carmine Gallone) nell'intento di porre le basi del nazionalismo attraverso la celebrazione del passato glorioso della nazione.
Si ebbe comunque, anche durante gli anni del fascismo, una produzione di film di evasione nei quali si narravano storie d'amore, personaggi agiati e fortunati impegnati in storie di amore romantico. Esponenti di questo genere di produzione cinematografica, che venne definito "cinema dei telefoni bianchi", furono Goffredo Alessandrini con La segretaria privata (1931) e Mario Camerini con T'amerò sempre (1933).
Ma anche Vittorio De Sica, che cominciava allora sia come attore che come autore e che nell'immediato dopoguerra sarà uno dei massimi rappresentanti della corrente neorealista, produsse commediole brillanti e romantiche come Gli uomini, che mascalzoni! e Il Signor Max (quest'ultimo di Mario Camerini con Vittorio de Sica).
In Germania il controllo totalitario della produzione cinematografica fu realizzato in maniera sotterranea poiché vennero acquistate, segretamente, una grande quantità di azioni delle case di produzioni di maggiori dimensioni e i film che vennero prodotti furono quasi esclusivamente di stampo propagandistico di matrice razzista e nazionalista e di scadente qualità. In siffatto panorama un'eccezione fu costituita da Leni Riefensthal, che, pur in maniera controversa, realizzò capolavori cinematografici quali Olympia e Il trionfo della Libertà.

Il realismo socialista
In Unione Sovietica l'industria cinematografica, che era stata nazionalizzata nel 1919, produsse principalmente opere ascrivibili al cosiddetto "realismo socialista", definizione che era nata, fondando un principio estetico, nel 1934, al Congresso degli scrittori sovietici. Basandosi su indicazioni ufficiali fornite dagli stipulatori dei piani quinquennali1.6.1, vennero prodotti film che celebravano la rivoluzione e che enfatizzavano e sottolineavano la necessità della guerra civile. I film, dall'intento chiaramente didascalico, presentavano personaggi che permettessero una immediata identificazione delle masse come accade, per esempio, in Ciapaiev,(1934) di Sergeij e Georgij Vasil'ev – che divenne il modello a cui attingevano gli altri registi sovietici anche grazie al successo tra il pubblico – nel quale un ufficiale bolscevico impara a subordinare le proprie esigenze a quelle del popolo.
Fu Ejzenstejn, anche durante gli anni Trenta, a rappresentare il miglior cinema sovietico. Nei suoi nuovi film (Aleksandr Nevskij e Ivan il terribile), egli applicò alle sue consuete ricerche sul montaggio le innovazioni delle avanguardie cinematografiche e le norme dell'espressionismo sulle geometrie spaziali.
Ivan Il terribile nasceva come primo di tre film sullo zar Ivan e, se con quest'opera egli si aggiudicò il premio Stalin del 1946, meno fortuna ebbe il successivo, La congiura dei Boiardi, che non trovò il favore del governo stalinista.

Da quel momento Ejzenstejn decise di non terminare il progetto della trilogia, di abbandonare il cinema e di concentrarsi, invece, sulla teoria del montaggio.

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