I MODELLI GEOCENTRICI

In alcune civiltà antiche lo studio del cielo era giunto a notevoli risultati: i cinesi osservavano le stelle, la catalogavano e ne studiavano i movimenti già 4.000 anni prima di Cristo; i babilonesi, i caldei e gli egizi sapevano rilevare i diversi movimenti degli oggetti celesti annotandone i cicli.
Furono però i greci i primi che cercarono di rappresentare l’Universo attraverso modelli, coi quali si proponevano di spiegare l’ordine dei moti celesti. Essi pensavano che la volta celeste fosse una sfera trasparente, in moto perenne intorno alla Terra, in cui erano incastonate le stelle, semplici punti luminosi. Avevano osservato la presenza di alcuni astri che cambiavano posizione rispetto alle stelle fisse: a questi corpi fu anticamente dato il nome i pianeti. Anche il Sole e la Luna erano considerati pianeti.
Mentre le stelle si spostavano regolarmente da oriente ad occidente, i pianeti sembravano talvolta invertire la loro direzione per un breve periodo di tempo, per poi riprendere il loro moto verso ovest.
Eudosso di Cnido (408 ca.-335 a.C.) propose un modello geocentrico secondo cui i vari oggetti celesti erano incastonati su più sfere trasparenti, tutte con il centro sulla Terra.
Questo modello spiegava i moti relativi ai corpi celesti e le loro “irregolarità” ricorrendo a ben 27 sfere diverse. Ma ebbe fortuna, anche perché a esso si fece riferimento il filosofo Aristotele (384-322 a.C.) per elaborare la propria concezione fisica della natura.
Fu così che il concetto secondo il quale i pianeti sarebbero collocati in involucri sferici rimase generalmente accettato fino agli inizi del ‘600, nonostante avesse subito notevoli modifiche, quali:

· Sistema epiciclo-deferente, (ad opera di Ipparco, II sec a.C.): ciascun pianeta veniva messo in moto su di una circonferenza (epiciclo), il cui centro, a sua volta si muoveva un’altra circonferenza (deferente). Tale sistema fu poi ripreso con un’altra modifica:
· Sistema Tolemaico, (ad opera di Tolomeo, II sec a.C. che lo espose in un’opera monumentale chiamata Almagesto): il Sole, la Luna e i pianeti, collegati nelle rispettive sfere, si muovono su epicicli, deferenti o, e questa fu un’innovazione, su equanti, ossia circonferenze centrate sulla Terra, ma la cui velocità di rotazione è uniforme rispetto ad un punto spostato da essa.


LA RIVOLUZIONE COPERNICANA

Nel corso di tutto il Medioevo, le concezioni fisiche di Aristotele e il modello di Universo elaborato da Tolomeo furono costanti punti di riferimento.

A partire dalla seconda metà del ‘400, con l’avvio del Rinascimento, la cultura europea iniziò un profondo rinnovamento.
Un avvenimento rivoluzionario fu l’opera dell’astronomo polacco Nicolaus Copernico (1473-1543), che giunse alla conclusione che tali movimenti erano spiegabili con maggiore semplicità se si ipotizzava la Terra in rotazione attorno ad un proprio asse di rivoluzione, insieme agli altri pianeti, attorno al Sole, immobile al centro dell’universo. Il suo modello eliocentrico, più noto come sistema copernicano, manteneva però intatte le concezioni antiche sulla sfera celeste: le stelle erano tutte ad uguale distanza dal Sole; le orbite descritte dai vari corpi attorno al Sole erano perfettamente circolari.
Anche se proposta come semplice ipotesi matematica l’opera risultava in ogni caso rivoluzionaria poiché toglieva la Terra, e quindi l’uomo, dalla sua posizione privilegiata al centro dell’Universo. Fu quindi osteggiata e condannata sia dalla Chiesa cattolica, sia da quella protestante.

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