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Anche l’universo mostra la sua storia attraverso le galassie, i corpi celesti e le particelle che lo compongono. E proprio qui entrano in gioco regioni che raccontano in qualche modo la storia dello spazio, che come si sa secondo la teoria del Big Bang, sarebbe nato da un’immane esplosione che generò la materia, lo spazio, il tempo e tutte quelle forze che regolano l’universo attuale; esistono, infatti, regioni del cosmo in cui è presente la radiazione cosmica di fondo, scoperta nel 1964 da Penzias e Wilson, ovvero quell’insieme di onde radio provenienti da varie direzioni del cielo, dovute alla presenza di resti di radiazione fossile del Big Bang, oppure la percentuale di idrogeno ed elio, in aree in cui non vi sono reazioni termonucleari di stelle, in cui quest’ultimo deve essersi formato con la conseguente formazione dell’universo primordiale, e infine abbiamo il moto di recessione delle galassie, poiché il nostro universo è continuamente in espansione come ci spiegano anche la legge di Hubble e il cosiddetto effetto RED-SHIFT. Proprio per questi suoi grandi misteri e per la sua straordinaria immensità, l’universo è stato fin dai tempi antichi oggetto di moltissimi studi da parte di illustre figure come quella di Ipparco Di Nicea (o Di Rodi), Aristotele, Galileo, Newton, Einstein e molti altri.

Oggi l’obbiettivo degli scienziati è quello di rispondere a tutte quelle domande riguardanti l’inizio, ma soprattutto la fine del nostro universo. Spicca in particolare il pensiero del famoso scienziato inglese Stephen Hawking, il quale sostiene, seppur non spiegando approfonditamente il perché, che l’universo si sia creato dal nulla come una semplice conseguenza delle leggi fisiche; e proprio queste sue posizioni, soprattutto atee, stanno facendo molto discutere, così come il suo saggio "Una breve storia del tempo", dove lui introduce l’evoluzione delle nostre conoscenze sul cosmo. Il nostro viaggio inizia dallo sviluppo dei concetti di “spazio” e “tempo”, considerati inizialmente assoluti da Newton e resi poi relativi da Einstein, dimostrando quindi che il nostro universo non è statico come si credeva, ma si espande e questo fa sorgere il problema della forza di gravità se riuscirà un giorno a vincere quella del Big Bang facendolo ricollassare dando vita al Big Crunch, o se si giungerà a un punto di equilibrio o ancora se il nostro universo si espanderà per sempre, fino al decadimento della materia.
Inoltre Hawking aggiunge anche la possibilità che l’universo sia finito nel tempo e nello spazio, ma allo stesso tempo esso è senza confini e privo di singolarità che compensa l’esistenza di forme di vita extraterrestri, a cui lo stesso astrofisico dà immensa fiducia ma nello stesso tempo mette in guardia dicendo: «Il contatto con la vita aliena potrebbe essere disastroso per la razza umana»; Il motivo? Gli alieni potrebbero tentare di sfruttare la nostra Terra per le sue risorse, infatti lo scienziato paragona la situazione con quella della scoperta dell'America nel 1492: «Quando Colombo sbarcò in America, le cose non sono più andate così bene per gli indigeni». Insomma Hawking vede quindi gli alieni come una specie di nomadi che, dopo aver esaurito tutte le risorse del loro pianeta, andrebbero a caccia di altri pianeti da sfruttare. E infine Hawking conclude con la sua famosa teoria dei buchi neri, basata sulla relatività di Einstein, in cui appunto quando la materia collassa in seguito ad un’evoluzione stellare, si forma un punto la cui la forza gravitazionale impedisce la fuga di ogni corpo o particella luminosa.

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